Fiore claudio giovannesi 1Daphne è un’adolescente irrequieta, vive d’espedienti senza fissa dimora, e dopo l’ennesima rapina di un cellulare è raggiunta da agenti di polizia sul terrazzo di una palazzina, nella luce di un tramonto che è quello della sua libertà: al secondo arresto, si aprono per lei le porte di un istituto di prigionia minorile.
Sola e senza nessuno a farle visita, il padre è in libertà vigilata, la ragazza mal si adatta alle costrizioni di un luogo in cui anche le più piccole esigenze primarie, come l’acqua di una doccia o la luce accesa prima del sonno, sono interrotte da una gestione altrui.
L’ennesima zuffa, una visita medica e nel corridoio dell’infermeria l’incontro con Josh, detenuto nella sezione maschile – anche lui per rapina – che compie diciott’anni proprio il giorno di quel primo scambio; sguardi, parole rubate a distanza, biglietti clandestini, desiderio di un contatto proibito.
Due vite innocenti segnate dal degrado in cui sono cresciute si cercano, un sentimento cresce pian piano incapace di essere contenuto tra le sbarre, perché alla gioventù puoi togliere la libertà ma non la spinta naturale verso la forza vitale dell’amore.
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Fiore è il nuovo film di Claudio Giovannesi che torna a raccontare l’adolescenza a quattro anni da Alì ha gli occhi azzurri, la poesia del primo amore in un contesto detentivo, in cui l’ottusità della burocrazia non contempla tra gli strumenti per una riabilitazione sociale la nascita di un sentimento.
Frutto di un laboratorio di scrittura cinematografica all’interno del carcere minorile di Roma, l’Istituto Penale per Minori di Casal del Marmo, la sceneggiatura si nutre di materia vivente grazie alle storie reali che i giovani ospiti della struttura hanno voluto condividere con il regista e i suoi co-sceneggiatori, Filippo Gravino e Antonella Lattanzi, in un’opera di finzione che confina col documentario.
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Girato quasi interamente nel carcere minorile dell’Aquila, evacuato e ristrutturato dopo il terremoto ma ancora vuoto e inutilizzato, Fiore si avvale prevalentemente di attori non professionisti facendo tesoro della lezione cara al Neorealismo per cui ogni interprete porta in dote la verità del suo vissuto.
Non solo giovani adolescenti, reclusi o in regime di messa alla prova, sono stati coinvolti nel progetto a interpretare quelle storie di detenzione che in fondo gli appartengono, è il caso del protagonista maschile Josciua Algeri, ma anche di veri agenti di polizia carceraria prestati a ricostruire le dinamiche che regolano la vita in prigionia.
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In uno spazio strutturalmente sospeso tra criminalità e società civile, la realtà della prigionia minorile risponde a meccanismi lontani dalla morale di Stato che di essa mantiene solo tracce esteriori, come la partecipazione obbligatoria alla messa della domenica; il carcere diventa negazione di ogni sentimento d’amore e ottusa privazione di sani slanci vitali, proibiti perché non codificabili, che sarebbero incentivo a un recupero sociale.
L’intero racconto è affrontato dal punto di vista della protagonista, l’esordiente Daphne Scoccia incontrata per caso dal regista nel locale in cui faceva la cameriera, che pur non avendo esperienze detentive alle spalle ha portato al personaggio la carica di una forte adesione emotiva.
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Presentato con successo alla Quinzaine des réalisateurs del Festival di Cannes, Fiore si è fatto notare nonostante la prestigiosa concorrenza; si avvale della splendida fotografia del veterano Daniele Ciprì e di una colonna sonora preziosa e mai invadente, che sa dare valore narrativo anche al silenzio, firmata dal regista stesso Claudio Giovannesi con Andrea Moscianese.
Valerio Mastrandrea interpreta il padre inadeguato di Daphne ma figura anche tra i produttori associati, sempre disponibile a sostenere concretamente la qualità di una precisa idea di Cinema, come già aveva fatto intervenendo per ultimare la lavorazione del bellissimo Non essere cattivo, opera postuma di Claudio Caligari.
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Fiore è il racconto di un percorso punteggiato da piccole incursioni oniriche struggenti, con l’inconscio che va a riempire gli spazi vuoti di un bisogno d’amore inarrestabile, la cronaca di un sentimento puro e vitale che pretende di sbocciare oltre il controllo di gendarmi e a dispetto di ogni restrizione.

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. Daphne Scoccia la protagonista ribelle & reclusa
  3. Josciua Algeri è Josh / Parole & un bacio strappati alla sorveglianza
  4. Rabbia & solitudine / La notte di San Silvestro
  5. Valerio Mastrandrea è Ascanio il padre di Daphne, Laura Vasiliu la sua nuova compagna Stefania
  6. Il regista Claudio Giovannesi / Altri frammenti di ricerca d’amore
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    (© 2016 Pupkin Production)

In copertina:
Daphne, fragile guerriero in lotta con la vita (© 2016 Pupkin Production)

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Fiore
  • Regia: Claudio Giovannesi
  • Con: Daphne Scoccia, Josciua Algeri, Laura Vasiliu, Aniello Arena, Gessica Giulianielli, Klea Marku, Francesca Riso, Valerio Mastrandrea, Andrea Albenzi, Flavio Gabriele Asan, Thalita Bibiana Bartoli Moura, Claudio Burgio, Valentina Caliano, Sabrina Carapacchi, Floriana Carlucci, Alessandro Conversi, Gaetano Di Gennaro, Martina Falchi, Maria Dolores Gaitán Sánchez, Marco Garufi Bozza, Ida Hrustic, Merima Hrustic, Rahman Hrustic, Jordan Insolia, Tatiana Lepore, Jodie Lombardi, Greta Manuzi, Enoch Marrella, Giordana Morandini, Vicky Quondamatteo, Stefano Rabatti, Ascenza Sacchetti, Daniele Sardiello, Nermina Sejdovic, Roberta Tocco, Iole Tomei, Simone Urbinati, Alessandra Varano
  • Soggetto: Claudio Giovannesi, Filippo Gravino
  • Sceneggiatura: Claudio Giovannesi, Filippo Gravino, Antonella Lattanzi
  • Fotografia: Daniele Ciprì
  • Musica: Claudio Giovannesi, Andrea Moscianese
  • Montaggio: Giuseppe Trepiccione
  • Scenografia: Daniele Frabetti
  • Costumi: Olivia Bellini
  • Produzione: Rita Rognoni e Beppe Caschetto in associazione con Valerio Mastrandrea e Gianni Zanasi  per Pupkin Production e IBC Movie con Rai Cinema
  • Genere: Drammatico
  • Origine: Italia, 2016
  • Durata: 110’ minuti