A cinquecento anni dalla scomparsa di questo grande umanista, Venezia ricorda con una mostra bella, elegante e ricca, Aldo Manuzio, colui che ha cambiato il modo di intendere l’arte della stampa e la sua importanza. Ma non solo. Un vero umanista, in senso albertiano, la sua cultura spazia dai classici greci e latini fino alle opere letterarie scritte dai suoi contemporanei, con un grande amore per le opere d’arte, insieme al desiderio di diffondere le opere classiche il più possibile, inventando quello che sarà il pubblico dei libri. Questa mostra delle Accademie di Venezia, curata da Guido Beltramini, Davide Gasparotto, Giulio Manieri Elia, è un omaggio al più famoso stampatore della storia dell’editoria ed un viaggio fra splendide opere d’arte prodotte nella sua Venezia: dipinti, sculture, incisioni, oreficerie che ritornano in città dai musei americani ed europei dove oggi sono conservate. E’ una mostra attuale, che ci permette infatti di riflettere su come il libro cambiò il mondo, e su come e perché questo cambiamento avvenne a Venezia, città cosmopolita e tradizionalmente porta fra oriente e occidente, in questo caso vero e proprio ponte fra cultura greca e umanesimo italiano.

Maestro di grammatica nativo di Bassiano, piccolo borgo nel Lazio, nasce nel 1449 e compie studi umanistici a Roma e poi si trasferisce a Ferrara, allievo del Guarini e che gli impartirà lezioni di greco.

In questo ambiente Manuzio sviluppò una straordinaria fiducia in un sapere enciclopedico fondato sulla tradizione classica e la fede cristiana. Ne derivò un’intensa passione per ogni aspetto del linguaggio, inteso come mezzo di espressione delle capacità razionali dell’uomo, caratterizzandone profondamente l’opera di letterato ed editore. Nel 1480 è a Carpi, con l’incarico di tutore dei principi Alberto e Lionello Pio, probabilmente su indicazione di Giovanni Pico della Mirandola, zio dei due principi, che doveva averlo conosciuto a Ferrara. Giunge a Venezia fra il 1489 e il 1490, dopo i quarant’anni, trovando finalmente l’ambiente nel quale esprimere il meglio di sé. 
L’incontro di Aldo Manuzio con la Serenissima è stato un evento clamoroso: senza l’intelligenza inventiva dell’uno l’editoria veneziana non avrebbe mai conquistato con tanta rapidità e autorevolezza il suo primato europeo, ma in nessun altro luogo del mondo il suo progetto sarebbe cresciuto tanto in fretta e avrebbe trovato le strade e le carovane già pronte per diffondersi ovunque senza ostacoli o resistenze. È possibile che l’interesse nei riguardi della stampa sia maturato progressivamente dal proposito di estendere la sua attività educativa e dall’insoddisfazione per la qualità dei testi e dei libri su cui fare affidamento. Risale al 1494 la nascita della stamperia aldina.
La prima opera fu la grammatica greca Erotemata di Costantino Lascaris, stampata tra febbraio e marzo 1495. Nel novembre 1495 seguì il primo tomo delle opere di Aristotele, che sarebbero state completate nel 1498 in cinque volumi in folio: un’opera ambiziosa incredibile per l’epoca. Poi passa ai grammatici, ai poeti, agli oratori, agli storici e a tutti quegli autori che avrebbero potuto contribuire alla ripresa degli studi e delle lettere. L’esplosione dell’Umanesimo. In questi anni Manuzio si giovò dei rapporti stretti con il patriziato veneziano colto e fu molto legato al grande diarista Marino Sanuto, proprietario di una delle più cospicue biblioteche del tempo, ed ebbe tra i suoi principali consiglieri Bernardo e Pietro Bembo. In questa prima fase escono solo due opere in lingua volgare. La prima fu la celeberrima e misteriosa Hypnerotomachia Poliphili del 1499, sulla cui attribuzione al domenicano Francesco Colonna si continua a dibattere.

L’Hypnerotomachia Poliphili, è l’opera più celebre e raffinata stampata da Aldo Manuzio , una vera e propria summa del pensiero greco e latino e della tradizione letteraria trecentesca (Petrarca, Boccaccio), riletti attraverso una miscela linguistica dal sapore erudito e stravagante. Continui vi appaiono i riferimenti alla vita e al costume degli antichi, ispirati dalla passione antiquaria e dalla mentalità umanistica dell’autore. È considerata uno dei capolavori tipografici di tutti i tempi. Particolari sono il volgare dell’opera, rivestito di un’aura di classicità latineggiante e, soprattutto, la veste editoriale, che combina in modo sorprendente per tutte le 234 carte in folio testo e immagini. Le illustrazioni, ricavate da 172 incisioni su legno realizzate da un artista rimasto ignoto, che studi recenti spingono a collocare negli ambienti del miniaturista padovano Benedetto Bordon, sono piene di simbologie e di accenti erotici che lo rendono ancor più moderno. L’esperienza grafica maturata portò l’anno successivo all’edizione delle Epistole di santa Caterina da Siena, in cui la parte illustrativa ha altrettanta importanza e nella quale per la prima volta Manuzio sperimenta, sia pure per le sole parole “Jesu dolce Jesu amore”, il carattere corsivo, una sua invenzione. Ma non la sola. Il 23 marzo 1501 Manuzio chiede al Collegio dei savi un privilegio decennale per tutelare un nuovo carattere latino di cui aveva disposto l’incisione per avviare la stampa dei classici latini. Il nuovo carattere latino corsivo si ispirava alle forme manoscritte in uso nelle cancellerie italiane del secondo Quattrocento e si proponeva di assicurare alle stampe l’eleganza e la bellezza del manoscritto umanistico. In combinazione con il nuovo formato in 8°, finì con qualificare l’attività del Manuzio. E poi l’incredibile: mette in commercio nuove edizioni portatili (definite nel catalogo del 1503 “libelli portatiles in formam enchiridii”) volte non tanto ad abbassare i prezzi e a diffondere il libro popolare, quanto a favorire un uso diverso del libro, meno legato allo spazio dello studio, in direzione piuttosto di un ampliamento del pubblico, non solo quindi costituito da letterati di professione, favorendo così nuove pratiche di lettura.

Merito di Manuzio non fu peraltro quello di avere utilizzato per primo il formato in 8°, già in uso da tempo per la stampa di testi religiosi e devozionali, quanto di averlo destinato alla produzione dei classici. Anche l’eliminazione dei commenti serviva a non distogliere i lettori dalla concentrazione sul testo, evitando inoltre condizionamenti. Il risultato sono edizioni caratterizzate da un’impeccabile cura filologica e da un design di impareggiabile eleganza, un’operazione che fu coronata da grande successo, e non solo presso il pubblico degli studiosi. I “classici tascabili” inventati da Aldo Manuzio divennero un oggetto ricercato e alla moda, sia nel sofisticato mondo delle corti italiane che in tutta l’Europa colta e cosmopolita. Un vero status symbol del Cinquecento! Ne sono chiara prova le composizioni e gli atteggiamenti che caratterizzano molti ritratti dell’epoca, come si può ammirare fra i capolavori esposti in mostra.

Quindi, in parallelo, possiamo leggere nell’arte del suo tempo a Venezia la comparsa di temi e motivi assolutamente nuovi che prendono linfa dai testi riscoperti della classicità greca e latina. Come i libri di Aldo entrano nelle case dell’aristocrazia e dell’emergente borghesia mercantile veneziana, così nuove forme d’arte – il dipinto da stanza di carattere mitologico e il ritratto individuale – insieme a nuove forme di collezionismo (le sculture, le gemme, le monete antiche), entrano prepotentemente nella vita e nelle case dei veneziani.

Allo stesso modo lo sguardo sulla natura ha in sé una vocazione di trasformazione proprio nella città più artificiale del mondo, Venezia, costruita sull’acqua e nei territori che vedranno una terra aspra divenire la fertile campagna delle ville venete. Bellissime sono le opere che ci rappresentano Venezia in ogni più minuto dettaglio, o gli stupendi dipinti di interni minuziosamente descritti nei mobili e negli accessori.

Non va dimenticato che insieme ai classici greci e latini, il catalogo di Aldo si arricchisce anche di alcune scelte edizioni di “classici” in volgare. Rivoluzionarie, per la portata del successo editoriale e per la cura filologica dei testi, a cura di Pietro Bembo, le edizioni di Petrarca del 1501 e delle “Terze Rime” (la Divina Commedia) di Dante del 1502. L’amicizia e la collaborazione con Bembo condurranno alla celebre princeps degli Asolani (1505), uno dei capolavori della nuova letteratura in volgare, accompagnata in alcuni esemplari dalla dedica alla duchessa di Ferrara Lucrezia Borgia, amante di Bembo.

La nuova visione dell’interiorità e dei sentimenti che si coglie nei versi di Petrarca e nei protagonisti degli Asolani si riflette anche nei ritratti di nobili e nobildonne veneziane, intrisi di sottile e malinconica poesia, che Giorgione e poi altri cominceranno a dipingere dai primissimi anni del Cinquecento.

Un’importante sezione del percorso espositivo è dedicata all’intenso rapporto che legò Aldo alla cultura del nord d’Europa e a Erasmo da Rotterdam. Il filosofo olandese fu ospite della famiglia di Manuzio per quasi un anno; oltre ad apprezzare la cura delle edizioni aldine, riteneva che fosse di importanza fondamentale, per la circolazione e trasmissione del suo pensiero in tutta Europa, che i suoi lavori fossero stampati proprio da Manuzio. A lui si devono le parole bellissime che ci raccontano questo incredibile precursore che fu Manuzio: Aldo ha intenzione di costruire una biblioteca la quale non abbia altro confine che il mondo stesso
Didascalie immagini
- Giorgione, La Tempesta, Venezia, Gallerie dell’Accademia
- Vittore Carpaccio, Sant’Orsola e i pellegrini incontrano papa Ciriaco a Roma, Venezia, Gallerie dell’Accademia
- Quinto Orazio Flacco, Opera, copiato da Bartolomeo Sanvito, Cambridge, The Provost and Fellows of Eton College
- Francesco Colonna, Hypnerotomachia Poliphili, Venezia, Aldo Manuzio per Leonardo Crasso, XII, 1499, 20, Windsor, The Provost and Fellows of Eton College
- Lorenzo Lotto, Ritratto di Laura da Pola, Milano, Pinacoteca di Brera
- Parmigianino, Ritratto d’uomo con petrarchino, Montecarlo, collezione privata
- Tullio Lombardo, Doppio ritratto, Venezia, Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro
- Veduta di Venezia a volo d’uccello, Anonimo intagliatore, da Jacopo de’ Barbari, Venezia, Museo Correr
- Vincenzo Catena, San Girolamo nello studio, Londra, The National Gallery
- Bartolomeo Veneto, Ritratto di donna, Francoforte, Stadel Museum
In copertina:
8- Veduta di Venezia a volo d’uccello, Anonimo intagliatore, da Jacopo de’ Barbari, Venezia, Museo Correr
[particolare]
PROROGATA AL 31 LUGLIO 2016
Dove e quando
Evento: Aldo Manuzio, il Rinascimento di Venezia
- Fino al: – 31 July, 2016
- Sito web