Che l’Eros – accanto al denaro – sia il motore generatore del mondo è cosa risaputa e certa; lo è per noi così come lo era sicuramente per Beaumarchais quando scrisse il secondo episodio della sua trilogia sivigliana. Lo era anche, di certo, per Lorenzo da Ponte e per Wolfgang Amadeus Mozart quando decisero di trasportare in musica il folle giorno delle nozze di Figaro e Susanna. Lo è evidentemente anche per Lorenzo Regazzo che lo sfrutta come perno attorno al quale ruota tutta la propria idea registica in questo allestimento vicentino.
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Dopo il Così fan tutte e il Don Giovanni, Regazzo torna infatti a Vicenza risalendo la trilogia dapontiana fino a Le nozze di Figaro per questa XXV edizione delle Settimane Musicali del Teatro Olimpico, conclusasi il 15 giugno.
A vegliare sugli indaffarati personaggi di questo capolavoro mozartiano troviamo infatti una statua eroica e androgina, metà uomo e metà donna interpretata da Domenico Frascati, che nel finale 2 teatro olimpico vicenza-foto luigi de frenzaindicherà la via da seguire: scegliersi uomini ingenui e manipolabili e donne furbe e intriganti.
La maturità registica di Regazzo – visibilmente migliorata rispetto al discutibile allestimento dell’edizione passata del festival – regala al pubblico momenti di grande ilarità che restituiscono quel pendolo fra comicità e riflessione illuministico-borghese così tipica del teatro di Mozart.
Strepitosa a tal proposito Giovanna Donadini che torna a vestire i panni di Marcellina; attrice camaleontica e di una professionalità sottile e sofisticata non si risparmia nel subissare un Don Bartolo – interpretato da uno spassosissimo Antonio De Gobbi – malinconico nel ricordo del figlio perduto.
Altrettanto divertenti Filippo Pina Castiglioni che, dotato di un timbro leggero così tipicamente tardo-settecentesco, fa ridere il pubblico con il suo Don Basilio ed Elvis Fanton, un balbuziente Don Curzio che entra in scena come uno scolaretto spaventato. Certo i fili pendenti non mancano purtroppo neanche in questa regia: l’ouverture vede Regazzo tirare la pietra di una presunta bisessualità del Conte – interessato più a Figaro che a Susanna – e poi ritirare la mano nel resto dell’allestimento che non vede – fortunatamente – nessuno sviluppo di questa idea.
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Stessa cosa avviene per la fissazione di Marcellina per il mondo dei social network e dell’”eterna giovinezza” a tutti i costi. Del tutto misteriosi restano poi i cammei di Regazzo stesso e della scenografa Carla Conti Guglia impegnati a spargere fiori e foglie. In compenso la Conti Guglia è autrice di una scenografia essenziale e pratica, assolutamente funzionale, che si modifica sotto gli occhi del pubblico. Questi cambi di scena a vista, obbligati dalla struttura stessa del teatro, potevano però essere forse integrati meglio da Regazzo nell’azione scenica evitando alcuni tempi morti o forzosi ingressi dei servi di scena.
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Fortunatamente la bravura degli interpreti basta a distrarre da questi sentieri aperti e non percorsi. Marco Bussi presta la bella voce baritonale ad un Conte sessualmente potentissimo, gagà e impenitente, la cui impunità nei confronti della povera moglie si manifesta nella colorazione blu della barba. Altrettanto strepitosa Patrizia Biccirè – subentrata all’infortunata Silvia Dalla Benetta nel ruolo della Contessa – che commuove all’apertura di un secondo atto ambientato in una colorata stanza dei tardi anni Sessanta. Ottima performance anche per le giovanissime Carolina Lippo (Susanna) e Margherita Rotondi (Cherubino), voci potenti e speziate, bellissima sorpresa per me che ho avuto il piacere di ascoltarle per la prima volta.
Un buon debutto nel ruolo di Figaro per Daniele Caputo, che pure non mancherà di perfezionare alcune mancanze.
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Appena meno frizzante degli anni passati la direzione di Giovanni Battista Rigon che si riconferma comunque grande interprete della musica di Mozart. Il brio della sua bacchetta – al quale attenta in alcuni momenti l’esuberanza dei legni – restituisce quello stile “un peau spermatique” così tipico di questa commedia, come Beaumarchais stesso scrive in una lettera alla propria amante parlando del suo capolavoro.
Altrettanto brillante la direzione della Petite Messe Solennelle di Rossini, spumeggianti in particolare i finali del Gloria e del Credo in questa messa di discendenza napoletana, contemporaneamente cammeo da salotto e pezzo sacro vero e proprio. Fra i giovani interpreti, studenti del conservatorio di Vicenza, spicca il contralto Valeria Girardello; il suo timbro caldo ammalia in questa esecuzione profondamente compenetrata dell’Agnus Dei.
Un complessivo successo, dunque, per questa edizione delle Settimane Musicali in una città come Vicenza, così ricca di storia e patrimonio artistico.

Didascalie immagini

  1. Le nozze di Figaro, regia di Lorenzo Regazzo (© foto Luigi De Frenza)
  2. Le nozze di Figaro, regia di Lorenzo Regazzo (© foto Luigi De Frenza)
  3. Le nozze di Figaro, regia di Lorenzo Regazzo (© foto Luigi De Frenza)
  4. Teatro Olimpico, Vicenza, XXV Settimane Musicali 2016 (© foto Luigi De Frenza)
  5. Teatro Olimpico, Vicenza, XXV Settimane Musicali 2016 (© foto Luigi De Frenza)

In copertina:
Teatro Olimpico, Vicenza, XXV Settimane Musicali 2016
[particolare]
(© foto Luigi De Frenza)

Le nozze di Figaro

Musica di Wolfgang Amadé Mozart
Libretto di Lorenzo da Ponte

Personaggi e interpreti
Conte Marco Bussi
Contessa Patrizia Biccirè
Susanna Carolina Lippo
Figaro Daniele Caputo
Cherubino Margherita Rotondi
Marcellina Giovanna Donadini
Bartolo Antonio De Gobbi
Antonio Claudio Zancopè
Basilio Filippo Pina Castiglioni
Curzio Elvis Fanton
Barbarina Francesca Cholevas

Giovanni Battista Rigon maestro concertatore e direttore
Lorenzo Regazzo regia
Carla Conti Guglia scene
Riccardo Longo costumi
Claudio Cervelli lighting design
Elisabetta Mascitelli coreografie
Diana Cazacu trucco e parrucco
Maria Selene Farinelli assistente alla regia
Federica Sartor Assistente scene e costumi
Andjela Bizimoska,  Marco Ferrari, maestri collaboratori

Domenico Frascati figurante

Orchestra di Padova e del Veneto
I polifonici vicentini coro
Pierluigi Comparin maestro del coro
Stefano Gibellato maestro al cembalo

Dove e quando