Il Museo Archeologico Nazionale di Aquileia ospita fino al 31 gennaio 2016 importanti reperti del Museo Nazionale del Bardo colpito lo scorso 18 marzo dall’attacco terrorista fondamentalista e, con la mostra “Il Bardo ad Aquileia”, le opere del museo tunisino dialogano con i manufatti aquilesi non solo a sottolineare i legami e i collegamenti che caratterizzavano il Nord Africa e l’Alto Adriatico in età romana, nell’ambito di una circolazione di culture e religioni che abbracciava l’intero bacino del Mediterraneo, ma anche a testimonianza di quanti si oppongono a questa nuova terribile iconoclastia che tenta di negare alla radice il l’incontro interculturale e interreligioso.

La città di Aquileia (fertile testimonianza di una felice convivenza che si realizzò tra romani, giudei, greci, alessandrini), iscritta dal 1998 all’Heritage List dell’Unesco, rappresenta per la sua storia, il luogo adatto ad affermare la validità universale di un’idea di convivenza e di dialogo e per avviare un confronto a più voci sull’importanza della difesa del patrimonio culturale come baluardo contro l’oscurantismo e la barbarie.
Come scrive nella prefazione al catalogo, edito da Allemandi, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: «L’esposizione ad Aquileia è un gesto di amicizia e la affermazione, convinta e forte, che solo attraverso la riproposizione dei valori della cultura e della storia comune, sarà possibile sconfiggere la cieca violenza e la barbarie di chi vorrebbe proporre infondati scontri di civiltà. Sono lieto che la mostra si realizzi in mesi così importanti e delicati per la ricerca di soluzioni ai grandi problemi aperti del Mediterraneo e sono d’altra parte certo che essa varrà a vivificare i legami profondi che ispirano l’amicizia e la stima tra Tunisia e Italia ed il ruolo equilibrato e fautore di moderazione che i due Paesi svolgono nell’area».

Il Presidente della Repubblica Tunisina Béji Caïd Essebsi, rileva «Questo male del secolo chiamato terrorismo non ha patria. E’ solo una conseguenza della mondializzazione, nonché una delle sue più abiette espressioni. Di fronte al terrorismo, tutti i popoli, a Nord come a Sud, devono restare uniti. Dobbiamo essere uniti nel proteggere il nostro patrimonio comune e rendere il nostro mare Mediterraneo un anello di congiunzione e non un confine».

Come sottolineato da Debora Serracchiani, Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia «Aquileia, patrimonio dell’umanità, è una delle nostre perle. Questa mostra e il collegamento con il Bardo di Tunisi attualizzano quei concetti di convivenza, di dialogo, di rispetto interculturale di cui la città fu portatrice in passato, e intendono ribadire con forza il loro valore universale di fronte alle tendenze distruttrici del fondamentalismo.»

Antonio Zanardi Landi, presidente della Fondazione Aquileia, prosegue «Riteniamo sia oggi utile e doveroso valorizzare queste testimonianze importantissime alla luce di quello che accade intorno a noi da qui l’idea della mostra che si inserisce in un ciclo più esteso denominato Archeologia ferita con il quale la Fondazione Aquileia, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia e il Polo Museale del Friuli Venezia Giulia, intende portare in successione e con cadenza semestrale ad Aquileia opere d’arte significative provenienti da musei e siti colpiti dai tragici attacchi del terrorismo fondamentalista».

Il direttore del Museo di Tunisi, Moncef Ben Moussa, ha scritto: «Le otto opere ammirate dai visitatori del Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, un luogo ricco di cultura e testimone dello stesso universo, della stessa radice, i medesimi valori del Museo del Bardo, per dissolvere distanze e barriere. Gli abitanti di Aquileia, e non solo loro, vedranno qualcosa di se stessi, della loro storia e cultura, in una sorta di invito a scoprire se stessi nella storia dell’altro».

L’esposizione intende rappresentare dunque uno spaccato dell’arte e dell’alto artigianato delle province africane in età romana tra il I e il III secolo attraverso il mosaico della dea Cerere ritrovato a Uthina, due mosaici di “lottatori nudi in presa” provenienti dal tepidarium delle terme di Gigthis, la testa dell’imperatore Lucio Vero da Dougga, la statua del dio Giove da Oued R’mel, la stele funeraria di Marcus Licinius Fidelis, un soldato originario di Lione, in Gallia, che fu sepolto ad Ammaedara, e due ceramiche ritrovate nelle necropoli di El Aouja, una brocca decorata a rilievo e un contenitore cilindrico con rappresentazioni di dei e satiri.
L’obiettivo è quello di mantenere alta l’attenzione e la sensibilità verso il tema della distruzione di monumenti di eccezionale valore, eredità delle grandi civiltà del passato – e quindi della volontà di cancellazione della memoria della storia universale dell’Uomo.
Didascalie immagini
- Testa dell’Imperatore Lucio Vero Da Thugga (Dougga) II secolo d.C.
0,54m x 1,32m
(Photo © gianluca baronchelli) - Statua del Dio Giove Da Oued R’mel II secolo d.C.
1,26m x 0,55m
(Photo © gianluca baronchelli) - La Dea Cerere. Da Uthina (Oudhna) II secolo d.C.
1, 25m x 0, 68m
(Photo © gianluca baronchelli) - Stele di Marco Lucio Fidelis Da Ammaedara (Haïdra) I secolo d.C.
1,14m x 0,50m x 0,15m
(Photo © gianluca baronchelli) - Brocca ovoidale Da El Aouja. Secondo quarto-metà III secolo d.C.
0,15m x 0,09 – 0,05
(Photo © gianluca baronchelli) - Bottiglia cilindrica Da El Aouja III secolo d.C.
0,25m x 0,075 – 0,052
(Photo © gianluca baronchelli)
In copertina:
Un particolare orientato di: Brocca ovoidale Da El Aouja. Secondo quarto-metà III secolo d.C.
0,15m x 0,09 – 0,05
(Photo © gianluca baronchelli)
Il Bardo ad Aquileia
SCHEDE OPERE
a cura di Cristiano Tiussi
TESTA DI LUCIO VERO
Un capolavoro della statuaria romana è il ritratto di Lucio Vero, che resse l’Impero assieme al
fratello adottivo Marco Aurelio tra il 161 e il 169 d.C. Proveniente dal teatro di Dougga (Thugga), la
testa è più grande del naturale. Il ritratto colpisce per il sapiente contrasto tra le superfici levigate
del volto e il chiaroscuro della chioma riccioluta e della folta barba, che presentano tracce del
colore originario. Un atto d’omaggio della comunità di Thugga all’imperatore che si distinse nelle
campagne contro i Parti e contro le tribù germaniche dei Marcomanni e Quadi. Secondo le fonti
antiche, proprio di ritorno dal fronte settentrionale, Lucio Vero trovò la morte all’inizio del 169
d.C. sulla strada che collegava Aquileia ad Altino.
STATUA DI GIOVE
Da Oued R’mel proviene questa bella statua di Giove, di dimensioni inferiori al naturale. Nudo e
in posizione stante, Giove sorregge con il braccio sinistro un corno dell’abbondanza (cornucopia),
simbolo di fecondità e fertilità, che nel mito è connesso con l’infanzia del dio (il corno apparteneva
alla capra Amaltea, nutrice del piccolo Giove). Il braccio destro è spezzato, ma in origine era
piegato e sollevato verso l’alto a reggere qualche attributo.
L’identificazione del dio è assicurata dall’aquila dalle ali spiegate, che, con ardito effetto
prospettico, fu scolpita sul sostegno a forma di tronco, dietro la gamba di Giove. La statua fu
realizzata nell’avanzato II secolo d.C.
STELE FUNERARIA DEL CAVALIERE MARCO LICINIO FEDELE
La semplice stele, tipica della produzione funeraria della Tunisia, apparteneva ad un cavaliere
originario di Lugdunum (Lione), Marco Licinio Fedele, che morì a 32 anni dopo aver servito
addirittura per 16 anni nella III Legione Augusta. Questa legione era di stanza ad Ammaedara
(Haïdra), dove il cavaliere fu sepolto, a partire dal secondo quarto del I secolo d.C. e fino al 75 d.C.
Il defunto è raffigurato in forme semplici e lineari, quasi primitive, nella parte alta del monumento,
entro una nicchia. In posizione frontale, egli trattiene per le redini due cavalli, inseparabili
compagni della vita militare, bardati da cerimonia.
CERAMICHE
I due esemplari esposti, rinvenuti nella necropoli di El Aouja, nella Tunisia centrale, rappresentano
una fiorentissima produzione artigianale di ceramica da mensa, la cosiddetta terra sigillata
africana, così chiamata per la presenza di decorazioni figurate a rilievo (sigilla). Il colore aranciorosso
della ceramica deriva dalla tecnica di cottura, che avveniva in ambiente ricco di ossigeno. A
partire dal II secolo d.C., l’Africa invase con i suoi prodotti tutto il bacino Mediterraneo, segnando
spesso un netto predominio su altre produzioni, inclusa l’Italia e Aquileia. Il primo recipiente è
una bottiglia cilindrica, che può considerarsi una sorta di summa mitologica antica: le figure a
rilievo rappresentano Apollo con la cetra seduto su un altare, Sun ileno barbato, due Satiri e una
baccante, Mercurio con la borsa e il caduceo, una scena erotica sormontata da due spighe, Marte
appoggiato ad una lancia, due Amorini affrontati a un elmo corinzio, un Satiro che tiene un tirso, Sileno, Vittoria, Venere e baccante. Alla base del collo, tra le due anse, si trova un’iscrizione che si
riferisce alla bottega che l’aveva prodotta (EX OFFICINA (N) ABIGI). La seconda è una brocca,
dalla rara forma assai moderna, al cui centro vi sono una conchiglia, una corona e un cartiglio a
coda di rondine con l’acclamazione di vittoria (TAVRISCI NIKA), riferita ad una delle associazioni
(i Taurisci appunto) che organizzavano gli spettacoli nell’anfiteatro. Dall’altro lato sono
rappresentati una ghirlanda e un leone in corsa. I due esemplari sono riferibili a produzioni di
pieno III secolo d.C.
MOSAICI
Nell’ambito dell’esposizione, ampio risalto è attributo ai mosaici provenienti dai centri romani
della Tunisia, le cui straordinaria collezione costituisce il fulcro del percorso espositivo del Museo
del Bardo. I tre esemplari provenienti dai siti di Uthina (Oudhna) e di Gightis (Henchir Bou Ghrara,
nel sud della Tunisia) costituiscono un campione altamente rappresentativo della eccezionale
qualità raggiunta dai mosaicisti dell’Africa Proconsolare nel corso dell’età imperiale. La ricchezza e
la varietà delle decorazioni policrome che ne hanno determinato la fama dall’antichità sino ai
giorni nostri condividono con i pavimenti di Aquileia un immaginario basato sulla celebrazione di
motivi e concetti largamente condivisi su scala mediterranea.
La raffigurazione della dea Cerere, così simile, con i suoi ricchi fasci di spighe, a tante
personificazioni dell’Estate presenti nei mosaici di Aquileia, fa allusione a quella ricchezza della
natura cui dovevano la loro fortuna i numerosi centri tunisini affacciati sulle sponde del
Mediterraneo. Le immagini dei lottatori di Gightis rimandano, con le loro acrobazie, all’ambito
tipicamente romano delle terme, ampiamente rappresentato negli esemplari del Museo di Aquileia
Orario: da martedì a domenica: dalle 8.30 alle 19.30
Ulteriori info e dettagli
Dove e quando
- Fino al: – 31 January, 2016
- Sito web