AnnibaleQui a Firenze, culla del Rinascimento, l’archeologia fatica, come ha sempre faticato, a trovare luci della ribalta. Per​ molti di​ ​noi la parola archeologia si associa immediatamente al Museo di piazza Santissima Annunziata e al sorriso​ di Giuseppina Carlotta Cianferoni alla quale, oltre straordinaria competenza e semplicità di comunicazione, va ​riconosciuto anche il merito di averci insegnato, con il ​trascorrere dei lustri, ​ad appassionarsi a reperti che, spesso, empatici non lo sono proprio. La dott.ssa Ciaferoni è stata capace di inventarsene sempre una nuova per ribadire “il nostro prezioso patrimonio archeologico, non solo deve essere conservato e tutelato, ma può essere anche ‘vissuto’ riproducendo emozioni antiche che coinvolgono in modo nuovo il visitatore.”
Così, dieci anni fa, in occasione dei Quaranta anni dall’alluvione che devastò la città, all’allora direttore del Museo Archeologico, venne l’idea di far parlare​ alcuni reperti ​mediante nuove e innovative forme di comunicazione e fruizione dei beni archeologici. Nacque “Archeologia Narrante” in importanti siti archeologici della Toscana, ​sempre a ingresso libero, dove grandi artisti hanno offerto e convolto ​gli spettatori rivisitando il teatro classico. Il pubblico,​ guidato dall’arte della narrazione teatrale, ha avuto modo di ri-vivere antichi reperti ​ascoltandoli ​attraverso una formula di “viaggi-teatrali” e letture​.
'Archeologia narrante' (logo)
Il Cortile dei Fiorentini  – piccolo e suggestivo spazio abbracciato dal Palazzo della Crocetta e diviso da via Laura da un alto muro giallo – costudisce i resti degli scavi della Firenze romana condotti nei decenni finali dell’Ottocento, riarrangiati in una suggestiva disposizione per edicole e tempietti.
Cortile dei Fiorentini all'interno del Museo Archeologico di Firenze
Sempre per il ciclo ‘Archeologia Narrante’, alcune sere fa, con il calare delle ombre, è stato proprio il Cortile dei Fiorentini a diventare il suggestivo palco e scena teatrale per la raprresentazione del monologo “Addio Nuvole”.
'Addio nuvole' di e con Stefano Luci (locandina)L’autore e interprete, Stefano Luci, lo definisce “una storia nella Storia, l’incontro/scontro di due civiltà, due culture diverse; una riflessione su passato, presente e futuro del Mediterraneo. È la rappresentazione di tutti i migranti e gli esuli della Storia. Addio nuvole è un’opera di frontiera.”
Si tratta di una lettura delle gesta di Annibale Barca (Cartagine, 247 a.C. – Lybissa, 183 a.C.) e della guerra vista dai Cartaginesi, gli sconfitti delle guerre Puniche. La storia raccontata da un cartaginese, vissuto al tempo dello scontro con Roma che, agli occhi degli spettatori, diviene metafora dello scontro di civiltà di cui il Mediterraneo è stato teatro nel corso della storia e che ancora oggi emerge in tutta la sua tragicità.
Addio nuvole, ovvero la guerra di Annibale Barca, ispirato ai versi di un fittizio poeta cartaginese, Frinaccio da Bengasi, con toni epici, attinge alla memoria comune delle popolazioni affacciate sul Mediterraneo per raccontare della Seconda Guerra Punica, il passaggio delle Alpi, la disfatta di Canne.
Stefano Luci in uno dei momenti più intensi di 'Addio Nuvole' (Annibale parla con il suo occhio uscito dal corpo)
Disagi e dolori di allora simili ai patimenti dei migranti di oggi, quelli delle cronache dei nostri giorni, di chi scappa e affronta il mare avendo già perso tutto.

Didascalie immagini

  1. Busto di marmo, ritenuto di Annibale, ritrovato a Capua (dubbia la sua autenticità) (fonte)
  2. ‘Archeologia narrante’ (logo)
  3. Cortile dei Fiorentini all’interno del Museo Archeologico di Firenze
  4. ‘Addio nuvole’ di e con Stefano Luci (locandina)
  5. Stefano Luci in uno dei momenti più intensi di ‘Addio Nuvole’ (Annibale parla con il suo occhio uscito dal corpo)

In copertina:
Stefano Luci in uno dei momenti più intensi di ‘Addio Nuvole’ (Annibale parla con il suo occhio uscito dal corpo)