A Fermo, da ieri aperto al pubblico, un interessante percorso espositivo con immagini e storie di modelli della femminilità dalla Dea Cupra – divinità degli antichi umbri e piceni – ai giorni nostri dove un nucleo di capolavori dialoga le opere della collezione del Palazzo dei Priori.
L’anellone con i suoi caratteristici nodi, di cui ancora oggi non si comprende a pieno l’uso e il significato (un unicum nel suo genere che spicca per importanza nelle collezioni fermane, ritrovamento archeologico associato alle donne picene) assunto a icona della femminilità e, nella sua simbolica circolarità, diventa il punto di partenza e l’immagine stessa de “L’anello di Cupra. Icone della femminilità dalla preistoria a Rubens, da Van Gogh ai contemporanei“.
Jacobello delfiore storiedisantalucia
Come sottolinea il curatore Marcello Smarrelli «la mostra intende tracciare – senza alcuna pretesa di esaurire una narrazione così ampia – una storia dell’arte alla luce delle donne; o, al tempo stesso, una storia delle donne alla luce dell’arte. E lo fa attraverso una selezione ristretta di opere, individuate a partire dalle collezioni pubbliche e private di Fermo e del territorio marchigiano, da Pesaro a ad Ascoli Piceno, passando per Ancona: un modo per valorizzare e mettere in evidenza alcuni capolavori che appartengono a un’area dotata di un patrimonio sorprendentemente ricco. A questi lavori si sono uniti dei prestiti altrettanto formidabili provenienti dalla Galleria d’Arte Moderna di Milano, assecondando una collaborazione e una politica di scambi sempre più consolidate. Il percorso è completato da un corpo di opere realizzate nell’ultimo quinquennio e capaci di testimoniare una visione contemporanea e destrutturata del corpo e dell’identità femminile
Rubens adorazione pastori fermo
Il percorso si compone di opere di grande prestigio e forza espressiva quali le Storie di Santa Lucia di Jacobello del Fiore, l’Adorazione dei Pastori di Peter Paul Rubens, La Maddalena Penitente di Francesco Hayez, Les bretonnes et le pardon de Pont Aven di Vincent Van Gogh, Le due madri di Giovanni Segantini, La quiete di Gaetano Previati, il Ritratto a mia madre di Mario Giacomelli, alle quali si uniscono le immagini di artisti contemporanei (tra cui Vanessa Beecroft, Andrea Salvino, Francesco Barocco, Mark Boulos) che fanno i conti con un’eredità stratificata e composita, ideale da destrutturare e mettere a confronto con l’attualità e con le rivendicazioni legate all’autoaffermazione della donna.
Francesco Hayez, La Maddalena Penitente, tavola/pittura ad olio, 1833, Galleria d’Arte Moderna, Milano
La dea Cupra (per caratteristiche e iconografia, precede la nascita di Venere) è considerata trait d’union fra tutte le immagini di donne a partire dalla dea sumera Inanna e dalla babilonese Ishtar – che, a sua volta, lascerà in eredità parte dei suoi attributi iconografici alla figura monoteista e cristiana della Vergine Maria. La consolidata bibliografia ne traccia il profilo: dea-matrice, una Grande Madre o una Grande Dea che indenne attraversa il tempo e la storia di molti popoli, fino ad approdare alla concezione stessa di matriarcato nell’età moderna. Teorie filologiche ed archeologiche più attuali confutano, questo modello, riferendo dell’esistenza non di una, ma numerose figure divine femminili all’interno dei pantheon antichi, ciascuna Grande e distinta dalle altre.
Vincent Van Gogh, Les bretonnes et le pardon de Pont Aven, acquarello su carta applicata su cartone, 1888, Galleria d’Arte Moderna, Milano
Per questo la mostra si caratterizza come un percorso nel mondo stratificato e multiforme della femminilità e procede per suggestioni e salti temporali con accostamenti inediti tra diverse figure: la dea progenitrice, la vergine, la santa, la prostituta, la profetessa, la regina, la femme fatale, l’eroina, la madre. Ne consegue che, a ccanto alla visione storico-iconografica della donna, ne appare una più ampia e universale, legata all’idea della terra (Gea), rappresentata idealmente dal grande Mappamondo conservato nella Biblioteca di Fermo, realizzato dal cartografo Silvestro Amanzio Moroncelli nel 1713.
Mario Giacomelli (Senigallia, 1° agosto 1925 - 25 novembre del 2000). Mia Madre, 1959
Smarrelli fa notare che «Bisogna risalire almeno fino all’età classica per comprendere il legame complesso, stratificato e simbolico che unisce l’arte – in tutte le sue forme – e la femminilità. Rappresentate come giovani fanciulle erano le nove Muse, ideale supremo di arte, così descritte dallo storico delle religioni Walter Friedrich Otto: “Le Muse hanno un posto altissimo, anzi unico, nella gerarchia divina. Son dette figlie di Zeus, nate da Mnemosine, la Dea della memoria; ma ciò non è tutto, ché ad esse, e ad esse soltanto, è riservato portare, come il padre stesso degli Dei, l’appellativo di olimpiche, appellativo col quale si solevano onorare sì gli Dei in genere, ma – almeno originariamente – nessun Dio in particolare, fatta appunto eccezione per Zeus e le Muse”.»
Francesco Barocco, senza titolo (dettaglio)

Il particolare plauso al singolare allestimento che, attraverso un gioco di luci le immagini emblematiche delle donne sono idealmente sbirciate, spiate, ammirate dall’alto dai ritratti dei Viri illustres, una galleria di volti austeri che decora la sala, in un suggestivo scambio di “sguardi” e rimandi tra opere, spazio scenico e contesto. Un indizio sottile che vuole idealmente sottolineare il problematico e spesso traumatico rapporto uomo/donna, creando in questo modo una “mostra nella mostra”.

Didascalie immagini

  1. Jacobello del Fiore, Storie di Santa Lucia, Polo Museale Palazzo dei Priori di Fermo
    tempera e oro su tavola, cm. 70 x 52 (ciascun pannello)
  2. Peter Paul Rubens, Adorazione dei Pastori, 1608, Pinacoteca Civica di Fermo
  3. Francesco Hayez, La Maddalena Penitente, tavola/pittura ad olio, 1833, Galleria d’Arte Moderna, Milano
  4. Vincent Van Gogh, Les bretonnes et le pardon de Pont Aven, acquarello su carta applicata su cartone, 1888, Galleria d’Arte Moderna, Milano
  5. Mario Giacomelli (Senigallia, 1° agosto 1925 – 25 novembre del 2000). Mia Madre, 1959
  6. Francesco Barocco, senza titolo (dettaglio)

In copertina:
Vincent Van Gogh, Les bretonnes et le pardon de Pont Aven, acquarello su carta applicata su cartone, 1888, Galleria d’Arte Moderna, Milano (particolare)

Dove e quando

Evento: L’anello di Cupra Icone della femminilità dalla preistoria a Rubens, da Van Gogh ai contemporanei
  • Fino al: – 23 October, 2016