Frèdèric Chopin nacque a Uzelazowa Wola, vicino a Varsavia, il 22 febbraio 1810 da padre francese e madre polacca. Una famiglia in cui la cultura del padre (insegnante di francese) e quella della madre, contribuirono a creare in lui quella doppia sensibilità, quella personalità artistica sempre divisa tra la parte francese della sua anima e il profondo legame con la patria d’origine.
La musica, entrata nella sua vita fin da bambino, divenne la ragione della sua esistenza, il suo modo più autentico per comunicare con gli altri e con se stesso. A Varsavia, dove compì i suoi studi alla Scuola Superiore di Musica, ricevette i primi applausi esibendosi nei salotti aristocratici locali. In quel tempo l’aristocrazia polacca era forse la più raffinata e distinta d’Europa. E molte porte di case principesche furono aperte al giovane Chopin, che non dimenticò mai i gusti e le raffinatezze che aveva assimilato stando con le famiglie nobili. Ma a Vienna ottenne successi internazionali e si cominciò a parlare di lui come di un promettente pianista compositore. Nel 1831 si trasferì a Parigi, meta artistica ideale che si era prefisso fin da ragazzo.

Qui, da lontano, assistette impotente all’insurrezione di Varsavia contro l’oppressione zarista, alla sua caduta, alla successiva repressione che non gli permise di tornare più in Polonia. Queste vicende trovarono un’eco commossa in alcune delle sue composizioni patriottiche (Polacche, Mazurche). Quando appena terminati gli studi, era impaziente di lasciare la Polonia, per inseguire successo internazionale, non avrebbe mai immaginato di rimanere per sempre imprigionato in un forzato esilio in quella Francia di cui era figlio per metà e che diverrà sua seconda patria. La sua musica, intessuta di nostalgici richiami al folklore e alle tradizioni popolari della sua terra, è tuttavia una musica che parla anche un linguaggio dal respiro cosmopolita non riconducibile solo ad angusti confini territoriali.

Mentre in Polonia Frèdèric Chopin e la sua musica ben presto divennero nel sentimento nazionale, la più intensa espressione di lotta per l’indipendenza, anche da lui condivisa, altrove venne intesa come la voce del cuore e del sentire più intimo delle emozioni. Fu apprezzato dai grandi musicisti contemporanei come Lizst e Berlioz, ma fu, con un concerto alla Salle Pleyel di Parigi, in cui con il suo pianoforte entusiasmò il pubblico francese, che si guadagnò l’ammirazione della critica musicale, che lo incoronò tra i più importanti pianisti e compositori di Francia. È questo il momento della sua vita in cui tutto sembra sorridere alla carriera, all’ispirazione ed alla sua storia d’amore con la giovane compatriota Maria Wodzinska. Cosi lo descrive un suo allievo: “Slanciato, elegante, sempre ben vestito con una giubba di panno fine color viola pallido o blu abbottonata fino al mento. Piedi piccoli e stretti sempre ben calzati in scarpe di cuoio lucido che brillavano come specchi. Nell’atmosfera di simpatia che gli creavano attorno le donne belle e distinte e nelle serate in cui queste lo pregavano di suonare egli trasfondeva poesia, esaltazione e passione. La sua
anima vibrava allora intensamente di eroismo, orgoglio, tenerezza, amore.” . Mentre Liszt diceva di lui: “tutto è armonia in lui. I suoi occhi più spirituali che sognatori…..il suo portamento così distinto…..le sue maniere così nobili che veniva fatto di trattarlo come un principe“1.
Ma è proprio adesso che si manifestarono i sintomi di quella che sarà la malattia che segnerà il suo percorso di artista e di uomo.
Il pallore che lo rende particolarmente affascinante insieme a quell’aria sempre stanca, le dita sempre più affusolate che accarezzano la tastiera regalando emozioni…..quei secchi colpi di tosse che sempre più spesso seguono le esecuzioni, ben presto si rivelano annunci di una incipiente tubercolosi polmonare. Era lo spettro di questa malattia che all’epoca atterriva la società e mieteva migliaia di vittime.
Solo pochi anni dopo lo scienziato prussiano Robert Koch (1843-1910) ne avrebbe individuato la causa nel bacillo che da lui prenderà il nome. Ma è ancora lontana la scoperta della streptomicina che, con altri antibiotici mirati, contribuirà a debellarla. La consapevolezza di essere stato colpito da un morbo tanto crudele ed incurabile, ma anche la fine del tenero idillio con Maria troncato per l’opposizione del padre della ragazza, Chopin li traduce e ce li comunica in alcune delle sue più affascinanti composizioni. Frèdèric non si riprese tanto presto dal colpo che aveva spezzato le sue speranze d’amore. Riunì in un fascio le lettere avute da Maria, vi unì una rosa che lei gli aveva regalato a Dresda, mise tutto in una busta sulla quale scrisse in polacco: “Moia Biéda” (il mio dolore). Dopo la sua morte le lettere furono trovate accuratamente legate con un nastrino.

Nell’ambiente artistico di una Parigi, capitale internazionale della cultura incontrò George Sand (Aurora Dudevant nata Dupin, 1804-1876) scrittrice e poetessa, il personaggio più in vista e contraddittorio dell’epoca, celebre per i suoi atteggiamenti anticonformisti, trasgressiva, scandalosa, forse bisex. Liszt dice di lei: “Che donna ripugnante è quella Sand! Ma è veramente una donna? Ne dubito“2.
Lei abitualmente indossava abiti maschili a amava fumare il sigaro. Il loro rapporto d’amore possessivo e tormentato che durò 11 anni, fu sicuramente per lui il legame sentimentale più importante anche per la sua creatività. Il loro soggiorno a Maiorca del 1838, non fu solo una meta d’amore, ma anche una scelta fatta nella speranza che il sole del Mediterraneo, il mite clima dell’isola, la quiete, potessero giovare alla salute di Frèdèric. Il periodo qui trascorso con George Sand fu
per il compositore un momento di alta ispirazione e dal suo pianoforte sgorgarono armonie che diverranno eterne (notturni, preludi). Purtroppo le aspettative furono deluse, la malattia si aggravò e la tosse divenne sempre più violenta. Il tentativo di una vacanza nella salubre campagna francese nella casa estiva di George Sand a Nohant, il buon cibo, che spesso preparava lui stesso, e la tranquillità, sembrarono operare il miracolo per la salute del compositore. Quando la loro travolgente storia d’amore entrò in crisi e finì, per George Sand rimase l’ammirazione per l’artista e quella specie di protettivo amore materno che l’aveva attratta fin dall’inizio, mentre Chopin cadde di nuovo gravemente ammalato.
Con il grande concerto, nel febbraio 1848, che fu il suo ultimo a Parigi, esaltò il pubblico e partì per l’Inghilterra e la Scozia, dove venne applaudito in tutte le sue esibizioni. Ma fu quella alla Guildhall a Londra, in favore degli esuli polacchi, che poté sentire ancora una volta, più forte che mai, l’abbraccio caloroso dei suoi compatrioti e del pubblico inglese in delirio. Tornato a Parigi, le sue condizioni, per gli sforzi dei concerti e per le fatiche del viaggio, si aggravarono. La tosse e la febbre non lo abbandonavano. Ormai era l’ombra di se stesso, solo con la sua musica e col pianoforte che considerava il suo più fedele confidente. Mentre nel mondo si suonano, si ascoltano, si amano le sue armonie, proiettando la sua arte, il suo genio, la sua anima oltre la morte, Frèdèric Chopin si spegne il 17 ottobre 1849. Al suo funerale, alla Madelaine, per suo espresso desiderio, fu eseguito il Requiem di Mozart e poi anche la sua marcia funebre dalla Sonata in sì bemolle minore. Il suo corpo riposa nel cimitero di Père Lachaise a Parigi insieme a quel pugno di terra che aveva portato con sé dalla Polonia diciannove anni prima e che aveva conservato in una coppa d’argento. Visse e morì nell’amore della sua patria e mentre il corpo riposa in Francia il suo cuore è custodito nella Chiesa di Santa Croce a Varsavia.
Didascalie immagini
- Ritratto di Frèdèric Chopin (fonte)
- Eugène Delacroix, Ritratto incompiuto di Frèdèric Chopin, 1838 (fonte)
- Ritratto di Maria Wodzinska (fonte)
- Le lettere di Maria Wodzinska a Chopin (fonte)
- Ritratto di George Sand
In copertina:
Ritratto di Frèdèric Chopin
[particolare]
(fonte)
Note
1 dal volume di William Murdoch Chopin, edito da Garzanti nel 1946
2 dal volume di William Murdoch Chopin, edito da Garzanti nel 1946