Presentando Il clan in concorso alla 72ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia dove ha meritatamente conquistato il Leone d’Argento alla regia, il suo autore Pablo Trapero ha detto: “I limiti tra realtà e finzione non saranno mai definitivi. La vita è piena di momenti inspiegabili e assurdi, ogni giorno può accadere che si debbano affrontare situazioni che superano l’immaginazione. El clan è un film che spinge questo aspetto ai limiti, attraverso una storia basata sull’incredibile che diventa realtà.”
Partendo dal caso giudiziario più famoso della storia argentina il cineasta costruisce un thriller ad alta tensione che esercita il fascino dell’ambiguità, raccontando personaggi complici di malvagità – eppure così umani – in qualche modo vittime anche loro della brutale ferocia coltivata tra le mura domestiche.
In primo piano le azioni criminali di un patriarca che usa la famiglia manipolando i figli, ridotti a semplici strumenti, costretti a partecipare alle sue imprese o ad assistervi pietrificati da un’omertà paralizzante.
Il 23 Agosto 1985 a San Isidro, cittadina alle porte di Buenos Aires, la polizia fa irruzione in casa della famiglia Puccio liberando un ostaggio sotto sequestro in attesa di riscatto; è l’inizio di un processo rivelatorio che impiegherà anni a delinearsi senza mai arrivare a una completezza definitiva, amplificato dai media che spaccano il Paese tra colpevolisti e innocentisti, pronti a difendere lo stimato capofamiglia che anche davanti all’evidenza si è sempre ostinatamente professato innocente.

Oggetto di studio dei criminologi in tutto il mondo, il padre Arquímedes Puccio fin dalla giovinezza ha militato in organizzazioni di estrema destra come la famigerata Tripla A, reclutato poi dal regime nei sette anni di ‘Riorganizzazione Nazionale’ – come spudoratamente veniva definita la dittatura – visse sempre nella quotidiana pratica della violenza, prima al servizio del potere e poi di suoi interessi personali.
Con una scelta non convenzionale il regista ha proposto il ruolo dello spietato capoclan all’attore Guillermo Francella, comico famosissimo in patria, che con un trasformismo incredibile si è calato in un personaggio difficile da dimenticare, impossibile da accostare al Sandoval de Il segreto dei suoi occhi di Juan José Campanella, in cui abbiamo già avuto occasione di ammirarlo.

Concentrandosi solo sugli atti criminali pienamente accertati del clan Puccio il film, scritto dallo stesso Pablo Trapero dopo un lungo e accurato lavoro di ricerca, ha come vero fulcro narrativo centrale la figura del figlio maggiore Alejandro, campione di rugby idolo delle folle che in alcuni casi fece da esca per avvicinare figli di ricche famiglie scelti come bersagli.
Cantante e attore televisivo Peter Lanzani all’esordio nel cinema nei panni di Alex costruisce il ritratto controverso di un ragazzo solo, ostaggio della famiglia, incapace di affrancarsi dal crudele genitore e dal successo che gli ha costruito intorno. L’attore che non era nato all’epoca dei fatti ha potuto contare sulla testimonianza diretta di suo padre, che come giocatore di rugby in una squadra avversaria ha conosciuto il vero Alejandro all’apice della notorietà sportiva.

Tredicenne quando le imprese dei Puccio divennero di pubblico dominio, il futuro regista Pablo Trapero restò affascinato dalla vicenda per le domande che inevitabilmente pone sulla vita quotidiana in quella casa: nessuno poteva ignorare ciò che succedeva con ostaggi incappucciati e ammanettati nella vasca da bagno, ma è impossibile definire un confine tra partecipazione attiva e testimonianza passiva.
Arquímedes Puccio e sua moglie Epifanía avevano cinque figli, costretti per forza a convivere con una situazione che in fondo era lo specchio dell’Argentina di quegli anni; per molto tempo sequestri a scopo di estorsione compiuti da militari e polizia sono stati moneta corrente, Il clan è ambientato nel triennio 1982/1985 in cui il cambiamento dei tempi, col difficile ritorno alla democrazia, fece venir meno l’impunità di cui godevano i criminali e che senza alcun timore gli faceva utilizzare l’auto di famiglia per i rapimenti.

Ancora una volta nel Cinema di Pablo Trapero – disgraziatamente invisibile in Italia perché tutti i suoi sette lungometraggi precedenti sono inediti da noi – il racconto di un singolo caso diventa ritratto paradigmatico della società argentina, come già in Carancho dove un avvocato vive truffando le assicurazioni con gli incidenti stradali o in El bonaerense che racconta di un ragazzo, coinvolto in un omicidio in provincia, arruolato nella polizia di città per sottrarsi al carcere grazie alle sue conoscenze.
Ritratti impietosi di un Paese che anche tornato alla democrazia cova una violenza endemica e sotterranea, dove l’ideologia finisce per essere labile alibi quando Arquímedes Puccio giustifica le sue azioni accusando le ricche vittime di aver svenduto l’Argentina.

Il montaggio del film, realizzato dal regista in collaborazione con Alejandro Carrillo Penovi, abolisce una struttura narrativa lineare creando un’iniziale confusione vicina allo smarrimento prodotto nella gente da fatti così cruenti, evita accuratamente di mostrare la violenza fisica per far emergere in primo piano quella psicologica a cui è stata esposta la famiglia Puccio prima di tutti.
Realizzato in coproduzione tra Argentina e Spagna con El Deseo dei fratelli Almodóvar, il film accompagna le sequenze di brutalità con canzoni popolari dal ritmo allegro per indurre nello spettatore l’incredulità per situazioni che, se non fossero realmente accadute, di per sé apparirebbero paradossali.

Il clan ha riscosso grande successo in tutta l’America latina, in Argentina è il film più visto di tutti i tempi. Trapero ha dovuto vincere molte resistenze per realizzare il progetto; alcuni testimoni hanno rifiutato di incontrarlo ma non Arquímedes Puccio che saputo del film in preparazione avrebbe voluto dare al cineasta la sua versione. La morte ha impedito l’incontro.
Il film sarà sugli schermi italiani dal prossimo 25 agosto distribuito da Rai Cinema con 01 Distribuzione, l’occasione per scoprire finalmente un autore tra i più importanti del cinema argentino contemporaneo.
Didascalie immagini
- Locandina italiana
- La casa dei Puccio a San Isidro / Complicità criminale e pericolosa convivenza
- Guillermo Francella è il capoclan Arquímedes Puccio
- Esordiente sullo schermo Peter Lanzani è Alejandro ‘Alex’ Puccio
- Brutali violenze e tranquille borghesi apparenze
- Lili Popovich è la madre Epifanía / Fernando Miró è Aníbal Gordon, collega di Arquímedes / Stefanía Koessl è Mónica, fidanzata di Alex / Gastón Cocchiarale è il fratello Daniel ‘Maguila’ Puccio / Franco Masini è il figlio più piccolo dei
Puccio, Guillermo - Pablo Trapero a Venezia tra Peter Lanzani e Guillermo Francella / Il cineasta col Leone d’Argento per la regia / Il vero Arquímedes Puccio in manette / Il vero Alejandro Puccio al momento dell’arresto
.
(© 2015 Capitol Intelectual / Matanza Cine / El Deseo)
In copertina:
Peter Lanzani e Guillermo Francella straordinari nei panni di Alejandro e Arquímedes Puccio (© 2015 Capitol Intelectual / Matanza Cine / El Deseo)
SCHEDA FILM
- Titolo originale: El clan
- Regia: Pablo Trapero
- Con: Guillermo Francella, Peter Lanzani, Lili Popovich, Gastón Cocchiarale, Giselle Motta, Franco Masini, Antonia Bengoechea, Stefanía Koessl, Anibal Barengo, Aldo Onofri, Rubén Estevez, Miguel Angel Lembo, Fabio Aste, Fernando Miró, Juan Cruz Marquez De La Serna, Juan Santiago Privitera, Tomás De La Heras, Joaquín Berthold, Raymond E. Lee, Steve Kisicky, Rodrigo Joaquín Fernández, Jorge Sabaté, Francisco Donovan, Soledad Gomez Schweizer, Silvina Gomez Schweizer, Luis Armesto, Pablo Caramelo, Pablo Palacio, Jorge Ondarza, Jesús Berenguer, Adolfo Allende, Julia Perette, Florencia Davila, Héctor Oscar Aguirre, Felipe García Coni, Seann Wolf, María Nydia Ursi-Ducó, Claudio Creimer, Martín Tecchi, Guido Gastaldi, Ramiro Vayo, Jimena Juez, Pablo Cernadas, Néstor Castro, Esteban Elverdin, Alejandro Giroto, Francisco Gowland, Gabo Correa
- Sceneggiatura: Pablo Trapero
- Fotografia: Julián Apezteguía
- Musica: Sebastián Escofet
- Montaggio: Pablo Trapero, Alejandro Carrillo Penovi
- Scenografia: Sebastián Orgambide
- Costumi: Julio Suárez
- Produzione: Hugo Sigman, Matías Mosteirin, Agustín Almodóvar, Pedro Almodóvar, Esther García e Pablo Trapero con Axel Kuschevatzky e Gabriel Arias-Salgado per Kramer & Sigman Films, Matanza Cine e El Deseo con Telefónica Studios e Telefé
- Genere: Thriller
- Origine: Argentina / Spagna, 2015
- Durata: 108’ minuti