Nata nel 1046 e morta nel 1115, Matilda di Canossa con la sua intensa vita ha cambiato il corso della storia. A Firenze, città nella quale ha abitato dagli 8 ai 22 anni, e per la quale ha fatto costruire nel 1078 la cerchia antica di mura che ricorda Dante, viene ricordata attraverso una mostra di spessore allestita a casa Buonarroti e curata da Michèle K. Spike.
La mostra è l’unico evento espositivo durante il nono centenario ed è in verità una mostra americana, che Casa Buonarroti ha fortemente voluto ospitare, in verità ampliata, fra le sue mura.
Ascanio Condivi, Vita di Michelangelo Buonarroti,
Del resto, la fama di Matilda aveva contagiato anche Michelangelo, visto che nell’incipit della Vita di Michelangelo Buonarroti del Condivi, presente in mostra con l’edizione originale del 1553, si legge: “Michelagnol Buonarroti, pittore e scultore singolare, ebbe l’origin sua da’ conti di Canossa, nobile e illustre famiglia del tenitorio di Reggio sì per virtù propria e antichità, sì per aver fatto parentado col sangue imperiale (…) donde ne nacque la contessa Mathilda, donna di rara e singular prudenza e religione”.
La mostra di Williamsburg, Virginia, è stata la prima monografica dedicata alla Grancontessa in USA, mettendo in risalto l’importanza dello studio del diritto romano per lo sviluppo del diritto negli Stati Uniti, e trovando in Matilda una figura cardine in questo campo.

Per Matilda il momento della conquista di un posto permanente nella storia accanto all’alleato di sempre, papa Gregorio VII, fu il 1077, data dell’umiliazione del re germanico Enrico IV al castello di Canossa. L’alleanza della nobildonna con Roma pose fine al dominio feudale della Germania sull’Italia settentrionale, mentre alla sua morte ebbe inizio la storia dei Liberi Comuni, alla cui emancipazione Matilda contribuì ripristinando lo studio del Digesto giustinianeo del diritto civile. La fondazione dell’università di Bologna risale al 1088, quando Matilda invitò in cattedra lo studioso Wernerius, definito “lume del diritto”, a insegnare l’antico codice e a formare coloro che avrebbero amministrato le città italiane appena liberate. A lei si deve inoltre l’iniziativa di unire le città presenti nelle sue terre, promuovendo un nuovo sviluppo dei viaggi sulle antiche vie romane. Oggi oltre 100 cattedrali, chiese di campagna e ospedali devono la loro costruzione o restauro all’impegno mecenatico di Matilda, la cui rete di edificazioni fu creata con l’intento di incrementare i viaggi verso Canterbury, a nord, e verso Gerusalemme, a sud.”
Ascanio Condivi, Vita di Michelangelo Buonarroti,
Le notizie che sappiamo della vita della Grancontessa le conosciamo attraverso ciò che lei stessa ha raccontato all’abate benedettino Donizone del monastero di Canossa. Fra il 1111 e il 1115 Matilda gli espone la sua storia e quella dei suoi antenati, che l’abate compone in versi con il titolo di Vita Mathildis, manoscritto conservato alla Biblioteca Apostolica Vaticana. Ci ha inoltre lasciato 139 documenti, datati fra il 1072 e il 1115, che parlano di lei e delle sue numerose attività, delle sue decisioni, del modo di governare. Sappiamo che leggeva e scriveva in latino, parlava il tedesco, il francese e l’italiano della sua epoca. Amava i libri, tanto da possedere una biblioteca con Vangeli miniati e numerosi testi sacri oggi conservati in varie biblioteche ed archivi italiani e stranieri. Conosciamo anche il suo volto grazie a numerose immagini che la ritraggono: a volte indossa una semplice cappa, in altre miniature appare con una corona conica d’oro e vestita di blu con mantello rosso impreziosito di gemme.

In quattro sale tematiche la mostra illustra le straordinarie azioni e le coraggiose scelte compiute da Matilda, che non si esauriscono certo con la famosa e ormai leggendaria umiliazione di Enrico IV imperatore del Sacro Romano Impero, avvenuta nel gennaio 1077 a Canossa: tre giorni di attesa, in ginocchio e a piedi nudi sulla neve nell’Appennino reggiano.
La lotta per le investiture che vide il papa Gregorio VII e Matilda opposti all’imperatore germanico fu un momento storico fondamentale per il popolo italiano. “In antagonismo con il sovrano, nell’intento di sottrargli fonti di reddito, Matilda trasferì ai cittadini di Firenze, Pisa e Mantova il godimento delle tasse imposte dalla nobiltà feudale sull’uso di strade, fiumi e pascoli. Enrico rispose esonerando i lucchesi, pisani e mantovani da quegli stessi obblighi feudali e, in aggiunta, riservò alla propria autorità imperiale la facoltà esclusiva di dirimere ogni controversia entro le mura delle loro città. Da parte sua, la contessa creò nei domini canossiani, di qua e di là dell’Appennino, una commissione permanente di giuristi formati nella logica del diritto romano giustinianeo, il quale, unico in ciò, riconosceva alle figlie femmine diritti di proprietà uguali a quelli dei figli maschi”.
Gian Lorenzo Bernini, Bozzetto per la tomba di Matlda di Canossa in San Pietro in Vaticano, 1637 circa,
Un passo importante, compiuto durante un’epoca nella quale le donne non avevano certo potere, ma la personalità incredibile di questa palatina del diritto e dei diritti umani fece la differenza. Con manoscritti miniati, documenti coevi all’epoca di Matilda e spettacolari fotografie di paesaggio, vari temi sulla vita della Grancontessa vengono esaminati con grande precisione scientifica e documentaria.

Quando Matilda nasce, nel 1046, suo padre Bonifacio governa gran parte dell’Italia settentrionale come feudatario dell’Imperatore, della famiglia degli Ottoni di Sassonia. Le donne erano escluse dall’asse ereditario, in base al principio del maggiorascato maschile. Due miniature nella Vita Mathildis, una raffigurante la famiglia del bisnonno della contessa, Atto, e l’altra la famiglia di suo nonno Tedaldo, sottolineano proprio la preferenza accordata ai figli maschi: le uniche donne rappresentate nelle miniature sono le madri Ildegarda e Guilia, non perché la famiglia fosse priva di figlie, ma perché le femmine non avevano alcun posto nella gerarchia feudale. Le figlie delle famiglie nobili feudali servivano fondamentalmente ai padri per cementare alleanze.

Quando il 6 maggio 1052 suo padre viene assassinato, probabilmente dal figlio dell’imperatore geloso delle ricchezze del feudatario, Matilda ha solo sei anni e suo fratello maggiore Federico muore poco dopo in circostanze misteriose: Matilda e sua madre Beatrice rimangono sole e devono lottare strenuamente per tenere lontane le grinfie dell’imperatore dalle terre canossiane. L’aiuto del papa Leone IX, parente di sua madre, sarà fondamentale. Matilda viene promessa in sposa al figlio di Goffredo di Lorena, che a sua volta diventa suo patrigno, sposando sua madre Beatrice: stesso nome del padre, ma chiamato ‘il Gobbo’. Ma la morte di Leone IX nel 1054 lascia Beatrice e Matilda nuovamente prive di una protezione maschile. Nel giugno del 1055 l’imperatore Enrico III scende in Italia per far valere i propri diritti feudali che, a suo avviso, Beatrice ha violato. Goffredo, terrorizzato, fugge: in base alla legge salica, Beatrice e Matilda sono colpevoli di aver contratto matrimonio senza l’autorizzazione del sovrano, loro signore feudale. Il re quindi incamera i possedimenti di Bonifacio ed eleva al soglio pontificio un vescovo germanico, che succede a Leone con il nome di Vittore II. Matilda e sua madre vengono esiliate in Germania. Ma la storia è capricciosa e proprio un’altra donna diventa arbitro della vita di Matilda.
Privilegio di Enrico V sulle proprietà del monastero di San Benedetto Po, Verona, 21 maggio 1111,
Enrico III muore improvvisamente il 3 ottobre 1056, e sua moglie Agnese assume la reggenza in vece del figlio di sei anni, Enrico IV. Agnese decide che Goffredo può ritornare in Italia, insieme a Beatrice e Matilda, per governare le terre di Bonifacio con il titolo di duca e marchese di Toscana! Questo è il momento nel quale la loro corte si stabilisce a Firenze, importante centro favorevole alla riforma della chiesa, luogo dei monaci vallombrosani, a cui Matilda in futuro darà ampie donazioni. Di lì a poco viene eletto papa il Vescovo di Firenze con il nome di Niccolò II, contro gli auspici dei vescovi germanici: tutte le forze in favore dell’indipendenza della chiesa romana dall’impero si riuniscono a Firenze e fra i presenti si trova anche Ildebrando, futuro papa Gregorio VII.
Al suo primo sinodo quaresimale Niccolò II dà attuazione alle riforme della Chiesa invocate dai monaci cluniacensi e dagli uomini della curia papale: condanna della simonia, ovvero la pratica di vendere dignità e benefici ecclesiastici; abolizione dell’investitura di vescovi da parte di laici quali i nobili locali o lo stesso sovrano; affido esclusivamente a un collegio di cardinali vescovi il compito di scegliere ogni nuovo pontefice mediante elezione; imposizione del celibato a tutti i membri del clero. Queste nuove regole generano grande agitazione nella maggior parte dei vescovi germanici e lombardi che avevano ricevuto una nomina clientelare dall’imperatore e si conformavano a norme di vita ben diverse! 
Justiniani Imperatoris Institutiones Juris Civilis, secolo XII,
Alla morte di Niccolò II, nel 1061, la fazione imperiale e quella della riforma cluniacense scesero in una guerra civile fra due papi rivali. La regina Agnese fuggì abdicando alla reggenza quando il vescovo di Colonia, Anno, sequestrò il ragazzo Enrico IV dopo un banchetto pasquale il 31 marzo 1062. Il vescovo di Parma fu elevato al trono come Onorio II dai vescovi imperiali. Invece la parte della riforma cluniacense elesse Anselmo da Baggio, vescovo di Lucca, che scelse di chiamarsi Alessandro II”. Nel 1064 Alessandro II prende la sede papale a Roma con l’assistenza di Goffredo. Nel 1069, con Goffredo ormai prossimo alla morte, per rispettare il sistema feudale basato sul maggiorascato maschile, il duca, Beatrice e Matilda si recano a Verdun, dove nel dicembre 1069 viene celebrato il matrimonio di quest’ultima con Goffredo il Gobbo; Matilda resterà due anni in Lorena ma detestando, per molti motivi, anche personali, quella vita alla corte ducale del marito: decide di abbandonare il consorte e di fare ritorno dalla madre a Mantova, nel gennaio 1072.
Croce astile del capitolo di Volterra, seconda metà del XII secolo,
Arriviamo al 1075, quando Gregorio VII emana il Dictatus Papae, un poderoso programma di riforma ecclesiastica che diede origine ad una serie di eventi fino all’evoluzione dalla legge salica a quella romana di Giustiniano. Nel marzo 1076 il marito di Matilda viene assassinato e Enrico IV viene scomunicato, proprio le due figure che incarnavano la legge salica in Italia. A questo punto Beatrice rimette in vigore il corpus di leggi dell’imperatore Giustiniano, che riconosceva anche ad una figlia il diritto di ereditare il patrimonio paterno. Ecco perché, durante uno degli inverni più freddi, Enrico IV varca le Alpi e sale verso la fortezza di Matilde a Canossa: deve salvare il suo regno e tentare di ripristinare gli obblighi feudali rientrando in seno alla chiesa.
Il pontefice concesse il perdono in base a formali promesse scritte del re, per le quali Matilda assunse il ruolo di garante”. Tuttavia, non appena lasciato il castello di Canossa, il sovrano rinnega tali promesse.
Profondamente scossa da quel tradimento, la contessa ripudia Enrico IV come proprio re. “In sintesi, ‘Lotta per le investiture’ è una definizione inadeguata degli eventi che caratterizzarono gli ultimi decenni dell’XI secolo, allorché due personaggi, Gregorio VII e Matilda di Canossa, mandarono in crisi il secolare sistema feudale germanico”.
Psalterium Davidicum (Salterio di Polirone), 1090-1100,
Il coraggio e la fermezza di questa donna si concretizzano nel 1077 quando a Roma, di fronte alle più importanti famiglie romane, durante una cerimonia nel palazzo del Laterano, trasferisce formalmente la sua fedeltà dall’imperatore al papato, donando le terre i domini del padre, che aveva ricevuto in eredità e che erano precedentemente stati assegnati dall’imperatore. Un gesto forte per valore simbolico ed economico, ovviamente. A questa data è una giovane donna di circa trent’anni, di bell’aspetto e appartenente ad una delle famiglie più importanti ed aristocratiche, ricordata sia per la sua forte personalità dalle cronache dell’epoca che per l’avvenenza della snella figura: uno sguardo intelligente e affascinante dai profondi occhi azzurri.
Nel 1080 Enrico subisce una nuova scomunica che lo rende ancor più debole e che gli rimarrà fino alla morte, avvenuta nel 1106. Le città toscane si trovano a scegliere da quale parte stare: Firenze con Matilda e Gregorio VII, Lucca con l’impero, Pisa con entrambi! Matilda ottiene dall’Imperatore una effettiva carica feudale solo 30 anni dopo, nel 1111, quando Enrico V, succeduto al padre, la nomina “vice regina della Liguria”, in verità un territorio non ben definito e un titolo praticamente inventato ex novo. Matilda non si fregerà mai di questo titolo.
Matilda di Canossa con Anselmo d’Aosta, arcivescovo di Canterbury 1106 circa,
Già dal 1088 Matilda, che non vuole assolutamente riportare i territori canossiani sotto l’autorità feudale del re dopo la sua morte, chiede al giudice Wernerius di “studiare le leggi dell’imperatore Giustiniano, trascurate da un po’ di tempo”. La contessa agì in questo modo con l’intento di formare giudici e avvocati destinati ad amministrare le città italiane da poco indipendenti basandosi su leggi ispirate al codice giustinianeo del diritto romano. A Roma, infatti, i giudici al servizio di Matilda avevano un proprio palazzo, di fianco al Colosseo.
Il disegno di Matilda appare chiaro: con la riscoperta del codice giustinianeo e le donazioni strategiche ai vescovi gregoriani, la Chiesa e i Comuni possono divenire sempre più forti contro l’Impero anche dopo la sua morte. Durante la sua lunga esistenza Matilda, insieme a sua madre Beatrice, ha fatto edificare lungo le strade principali e lungo i corsi del Po e dell’Arno almeno 136 chiese e monasteri, molti dei quali con ospizi annessi: un’incredibile rete di comunicazione e controllo del territorio, in contatto con le abbazie cluniacensi fra Canterbury, la Toscana e Roma. Distanti circa 20 km l’una dall’altra, a circa un giorno di viaggio, sono puri edifici basilicali ad una sola navata con abside semicircolare.
Cerchia di Wiligelmo, San Geminiano in partenza per la corte dell’imperatore Gioviano,
Ciò porta nuova linfa ai pellegrinaggi, e quindi agli scambi commerciali attraverso l’Europa, secondo un disegno ben pensato della Grancontessa, come attestano le sue donazioni, alcune esposte in mostra, che prevedono specificatamente la costruzione di luoghi di riparo per pellegrini e viandanti. Fondamentale rimane però il suo ruolo culturale in campo giuridico, aspetto che non tutti considerano e che la rende ancora più eccezionale, considerando il tempo nel quale visse e il suo essere donna. “La rinascita del codice giustinianeo promossa da Matilda fornì alle donne dell’Europa e degli Stati Uniti un appiglio legale per rivendicare anch’esse il diritto alla proprietà, un diritto che ancor oggi è negato loro in molte parti del globo. Matilda ha trasformato il suo mondo e il nostro”.

Didascalie immagini

  1. Ascanio Condivi, Vita di Michelangelo Buonarroti,
    volume aperto alla pagina 1, Roma, 1553
  2. Gian Lorenzo Bernini, Bozzetto per la tomba di Matlda di Canossa in San Pietro in Vaticano, 1637 circa,
    bronzo, collezione privata
  3. Privilegio di Enrico V sulle proprietà del monastero di San Benedetto Po, Verona, 21 maggio 1111,
    pergamena, Milano, Archivio di Stato, Diplomi e dispacci sovrani, Germania, cart. 1. n. 5
  4. Justiniani Imperatoris Institutiones Juris Civilis, secolo XII,
    manoscritto membranaceo, Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Fondo Ashburnham 1560
  5. Croce astile del capitolo di Volterra, seconda metà del XII secolo,
    bronzo fuso inciso, punzonato e dorato, Volterra, Museo Diocesano d’Arte sacra
  6. Psalterium Davidicum (Salterio di Polirone), 1090-1100,
    codice membranaceo, Mantova, Biblioteca
  7. Matilda di Canossa con Anselmo d’Aosta, arcivescovo di Canterbury 1106 circa,
    miniatura, in Anselmo d’Aosta, Orationes sive Meditationes, Admont, Stiftsbibliothek
  8. Cerchia di Wiligelmo, San Geminiano in partenza per la corte dell’imperatore Gioviano,
    gesso, calco dalla Porta dei Principi del Duomo di Modena, Modena, Museo Civico d’Arte

In copertina:
Un particolare dalla miniatura di Matilda di Canossa con Anselmo d’Aosta, arcivescovo di Canterbury 1106 circa,
in Anselmo d’Aosta, Orationes sive Meditationes, Admont, Stiftsbibliothek

Dove e quando

Evento: Matilda di Canossa, la donna che mutò il corso della storia
  • Date : 14 June, 201610 October, 2016
  • Indirizzo: Casa Buonarroti – via Ghibellina 70, 50122 Firenze
  • Sito web