Chagall. Love and Life. Non ai Guggenheim né alla Tate, ma in Italia, dove ha già avuto un gran successo nella sede romana del Chiostro del Bramante. Adesso è la volta della riscossa siciliana. 140 lavori di Marc Chagall, provenienti dalla collezione dell’Israel Museum di Gerusalemme, giungono nella sede del Museo Civico di Catania, lo svevo Castello Ursino. Uno dei più celebri artisti novecenteschi, dal linguaggio semplice e bambino, e dalla fama così universale da travalicare conflitti sanguinosi, disastri immani e rivolgimenti storici e sociali, solca il mare nostrum e impreziosisce il maniero catanese con disegni, olii, gouache, litografie, acqueforti e acquerelli. Prevalgono, come vedremo, le incisioni e in una sala una gigantografia riproduce persino l’ambiente della nota stamperia Mourlot di Parigi coi suoi antichi torchi, dove lavorano Chagall, Picasso, Matisse, Braque e Giacometti.
Chagall nasce da genitori ebrei chassidici. Infatti all’interno della collezione dell’Israel Museum, che dal 1965 ospita opere della cultura ebraica dalla preistoria a oggi, non potevano mancare i lavori del celebre artista, donati all’istituzione da lui medesimo, dalla figlia Ida e da sostenitori del museo israelita; quest’ultimo nel 2015 compie 50 anni e per l’occasione concede i prestiti alla città siciliana.
La mostra è suddivisa in otto sezioni tematiche, che ripercorrono arte e vita di Chagall, fortemente nutriti dall’amore e dallo struggimento per la moglie Bella, morta prematuramente nel 1944. Il corpus espositivo è incentrato sull’acquisizione delle tre culture che costituiscono il profilo dell’artista: ebraica, russa e occidentale. Sono le anime che caratterizzano la sua vita, la formazione e i successivi sviluppi. Egli infatti nasce a Vitebsk, in Bielorussia, il 7 luglio del 1887, ma le origini sono ebraiche, così come la scuola elementare che frequenta (cheder) fino all’età di tredici anni; nel 1910 si trasferisce a Parigi, conosce artisti del calibro di Modigliani e Léger e accoglie elementi del cromatismo fauve e del cubismo. Ma non disonora le sue radici: a Mosca nel 1920-21 viene invitato a lavorare per il Teatro da Camera Ebraico, che gli affida le scenografie e i costumi delle Miniatures di Sholem Aleichem, e inoltre insegna disegno al campo ebraico per orfani di guerra Malakhovka. Risiede anche a Berlino, per più di un anno, e conosce l’Espressionismo Tedesco, ma non vi aderisce. L’artista infatti non vuole essere espressionista, né realista, né surrealista. A Parigi, tra il 1923 e il 1925, i surrealisti gli chiedono di unirsi a loro, ed egli risponde che vuole solo essere se stesso. Non gradisce neanche il linguaggio cubista, che trova troppo elaborato in confronto al suo carattere poetico; come afferma il curatore Sergio Gaddi: “Chagall fondamentalmente è un poeta. Non lascia una scuola.”
Chagall rifiuta l’appartenenza a qualsiasi tendenza esistente o esistita, ma al contempo la sua arte assimila e ricombina varie suggestioni culturali e artistiche. Le sue opere mostrano la misticità dei manoscritti ornati della cultura ebraica, la chiarezza didascalica delle stampe popolari russe (luboki), la solennità delle icone bizantine, l’interesse per la rappresentazione di illustrazioni bibliche (che ricorda ad esempio l’arte di Rembrandt), l’annullamento avanguardistico della concezione tradizionale dello spazio pittorico, le dimensioni oniriche di stampo surrealista, le sintesi figurative del cubismo, i colori espressionisti. In Chagall dunque un “ingenuo” spiritualismo arcaico e medievale si intreccia con le poetiche e i linguaggi novecenteschi.
L’artista ebreo è anche il pittore della memoria e degli affetti: le sue opere ardono di umanità e di partecipazione alla dimensione privata, rievocata con la celebrazione dell’amore coniugale e i teneri ritratti di familiari e amici, che spesso assurgono a vere e proprie allegorie biografiche. Chagall rappresenta anche se stesso, a volte individualmente e con la sola raffigurazione della testa, come in Autoritratto con sorriso e Autoritratto con smorfia, entrambi in mostra; nel primo notiamo l’inclinazione del capo e nel secondo la distorsione della bocca, elementi spesso ricorrenti nei suoi autoritratti; in Autoritratto con smorfia l’espressione del volto è audace e la raffigurazione animalesca per il taglio felino degli occhi e la chioma leonina. Le opere menzionate, realizzate con la tecnica dell’incisione, dimostrano come Chagall sia anche un maestro della linea oltre che del colore. Una forte connotazione personale e simbolica appare nell’Autoritratto n.17, in cui la testa di Chagall giganteggia sopra le figure minuscole dei genitori e di Bella; sul capo l’artista reca una casa, che come la coppia madre-padre indica la persistenza del legame con Vitebsk nonostante il trasferimento a Berlino con la moglie. In altre opere appare invece per intero, come un uomo che vola nel cielo della città natia con Bella o sopra un mazzo di fiori.
Uno dei ritratti più ricorrenti è quello dell’ebreo in preghiera, attraverso cui Chagall vorrebbe affermare la sua idea di arte ebraica moderna: nel dipinto Il rabbino la figura dell’orante è rappresentata alla maniera cubista (il volto è visto simultaneamente di fronte e di profilo) e nell’utilizzo dei colori è evidente l’influenza del movimento fauve. E’ forse un ebreo anche l’uomo che vola sulla città in Sopra Vitebsk, dipinto che Chagall realizza nel 1914, dopo essere tornato a Vitebsk; è costretto a rimanere in Russia a causa dello scoppio della Prima Guerra Mondiale e dipinge ciò che vede dalla finestra della casa affittata nella città d’origine (riconoscibile dalla strada e dalla chiesa di Elia Profeta). I segni della guerra sono evidenti nelle tracce lasciate dai carri sulla neve che ricopre il selciato e dall’utilizzo di colori attenuati dal supporto cartonato; in questo periodo infatti Chagall ricorre a carta e cartone perché a Vitebsk è impossibile procurarsi delle tele. L’opera rivela la profondità del legame dell’artista coi luoghi dell’infanzia da cui si era separato e la sua nostalgia è espressa dalla centralità di Vitebsk nei lavori del momento e dalla presenza ricorrente della neve nel villaggio. In Sopra Vitebsk fluttua un vecchio barbuto, raffigurato nel modo in cui Chagall ritrae i rabbini. Ma perché vola anziché camminare per la strada? E’ una domanda che si sono posti diversi studiosi: Franz Meyer suggerisce per primo che il vecchio potrebbe rappresentare l’ebreo errante, il luftmentsch (“uomo dell’aria”) che nella letteratura yiddish vive “d’aria” e “in aria” perché indigente. Ma secondo altri si potrebbe trattare di un mendicante che girovaga di porta in porta, o il profeta Elia, che nella tradizione ebraica tra i vari travestimenti adotta anche quelli di un mendico vecchio e infermo. Il tema della figura umana “volante” ricorre spesso nelle sue opere, soprattutto nelle scene che si riferiscono alla persecuzione degli ebrei, e rappresenta simbolicamente il loro destino di esilio ma anche l’autopercezione dell’artista come ebreo senza patria. Chagall lamenta il destino del popolo ebraico in molte altre opere, come ne La caduta dell’angelo, in cui un angelo precipita verso un uomo che tiene un rotolo della Torah e sembra volerlo spodestare dallo spazio dell’opera; la figura cadente ricorda l’angelo che nel Libro di Isaia precipita dal cielo agli inferi ed è quindi nefasto, ma il suo aspetto richiama i contemporanei autoritratti di Chagall e indica dunque che l’artista sta mettendo in guardia l’ebreo: è necessario salvare la Torah, fulcro del giudaismo. La figura dell’ebreo con la Torah si ripresenta anche in dipinti più tardi, in concomitanza con eventi politici rilevanti come l’affermazione del nazismo o l’ondata antisemita sempre più crescente in Europa. Ma anche le opere che richiamano le criticità dei tempi attuali sono punteggiate da parentesi amorose. Notiamo ad esempio la presenza di una coppia di amanti abbracciati sotto il vecchio fluttuante in Sopra Vitebsk. L’amore, infatti, è il tema prediletto da Chagall.
1 marc chagall sopra vicebsk
Il suo silenzio è il mio. I suoi occhi, i miei. […] Non dovevo che aprire la finestra e l’aria azzurra, l’amore e i fiori entravano con lei. Tutta vestita di bianco o di nero, pareva levitare sopra le mie tele, guidando la mia arte. Non finisco mai un quadro o un’incisione senza averle chiesto di dire un sì o un no”. Così Chagall nella sua autobiografia celebra l’amore per la moglie, suo soggetto privilegiato e grande fonte di ispirazione per le rappresentazioni di innamorati, in genere avvinti gli uni agli altri da un potente abbraccio unificatore. I dipinti dedicati a Bella sono addolciti dalla grazia di colori dolcemente modulati e le figure sono snelle e sinuose come steli di fiori. Nel disegno a colori La passeggiata Chagall passeggia con Bella in campagna e la tiene per mano mentre lei volteggia come se fosse un aquilone: vengono così espressi l’intensità emotiva dell’appagamento fisico, l’idillio di una felicità reciproca, ma anche l’integrazione armonica con la natura. Molti dipinti sono popolati da fiori perché Chagall li associa a un ricordo così piacevole che riecheggia perpetuamente nel suo pensiero: l’arrivo di Bella nel suo studio, nella casa di Vitebsk, con un mazzo di fiori, nel giorno del suo compleanno. Ma i fiori rimandano anche al paesaggio mediterraneo della Francia, dove l’artista ritorna e si trasferisce con Bella dopo il loro matrimonio. I due viaggiano per tutta la Francia, colmi d’amore e di gioia, in estasi dinanzi alla luce e ai colori che popolano i paesaggi ammirati. Il cromatismo delle opere di Chagall, infatti, si vivacizza. Ne Gli amanti Chagall e Bella sono incastonati in una “dimora” abbellita da una cascata di fiori enormi e sgargianti che un angelo dispensa a fiotti dall’alto, mentre in basso si scorgono frammenti di un ambiente agreste costituito da casupole, da una capra e un gallo con un violino. Dominano i colori della bandiera di Francia, in segno di gratitudine per la concessione della cittadinanza francese nel 1937. Parigi è il nuovo rifugio di Chagall: “Il fondamento che ha dato sostegno alle mie radici d’artista è stata Vitebsk, ma la mia arte aveva bisogno di Parigi, proprio come un albero ha bisogno dell’acqua”. Eppure il clima che si respira in Europa è tetro; il regime nazista infatti ha ordinato la rimozione di tutte le opere che Chagall ha fatto esporre nei musei in Germania. Forse anche per questo la serenità francese non riesce a scacciare la struggente nostalgia di Vitebsk, richiamata dal villaggio rurale che compare in basso nell’opera e che offre un esempio di vita della comunità ebraica nella Diaspora; il violino ad esempio è un simbolo ebraico, ma è anche lo strumento che Chagall suona da bambino. L’artista si sente strappato alla sua terra ma una speranza giunge dall’amore “floreale” che lo attornia e che viene donato da un caritatevole angelo, nonostante il sentimento, come i fiori, sia caduco e destinato a dissolversi con la fine della vita terrena. L’amore per Chagall è anche un sentimento di natura divina, come notiamo nell’Apparizione, immagine usata come frontespizio dell’edizione francese dell’autobiografia Ma vie, in cui l’artista cita l’iconografia cristiana dell’Annunciazione di Gabriele a Maria: un angelo improvvisamente si rivela al pittore intento a dipingere davanti a una tela vuota e sembra somigliare a Bella. E’ evidente che Chagall vuole presentare la donna amata come la sua musa, ma anche sottolineare il carattere divino dell’ispirazione artistica.
La sezione Ma vie (My Life) rievoca l’infanzia di Chagall nella nativa Vitebsk. Il titolo deriva dall’autobiografia dell’artista, tradotta in francese dalla moglie Bella. Chagall realizza per la prima volta delle stampe per illustrare un testo. Le esegue a puntasecca e con uno stile naïf, a volte estremamente lineare, altrove più incentrato su valori pittorici. Le opere illustrano l’infanzia e l’adolescenza trascorse nei villaggi in cui gli ebrei russi si sono stabiliti e hanno fondato un mondo basato sui valori della tradizione e della famiglia. Il loro carattere lirico dona a quel mondo una connotazione nostalgica e idilliaca che può acquisire anche un significato universale. Afferma l’artista: “Il mio mondo, la mia vita, tutte le cose che amavo, tutto ciò che sognavo, tutte le cose che non ho saputo dire a parole le ho dipinte”. Arte e memoria si legano inestricabilmente. Scrive infatti, accompagnando l’immagine de La casa del nonno: “Era la Festa delle capanne o la Festa di Simchat Torah. Lo cercarono dappertutto. Dov’è, dov’è? Poi si scoprì che, per via del bel tempo, il nonno si era arrampicato sul tetto, si era seduto su uno dei comignoli e si stava concedendo uno spuntino di carote”. Ed ecco comparire la figura di un omone accoccolato sul cucuzzolo di una casa, mentre dal basso una donna, forse la moglie, sembra chiamarlo a gran voce.
Chagall è quindi anche illustratore editoriale. Non è un caso se pensiamo che il popolo ebraico ha ricevuto l’appellativo di “popolo del Libro” e che in Russia si pubblicano molti libri in ebraico quando l’artista è bambino: per gli ebrei l’alfabetizzazione è fondamentale, tanto che in età infantile viene insegnato a leggere e scrivere precocemente per poter comprendere la Torah e pregare. Dunque Chagall illustra la Bibbia, Le anime morte di Gogol, Le favole di La Fontaine e i libri della moglie, Burning Lights e First Encounter. Burning Lights viene pubblicato nel 1945 a New York, dove l’artista si era trasferito nel 1941 con la moglie, morta però nel ’44 a causa di un’infezione virale. L’artista, affranto, smette di lavorare per dieci mesi e nel frattempo decide di illustrare il primo volume delle memorie di Bella, quello in cui lei ricorda alcuni momenti dell’infanzia scanditi dalle ricorrenze ebraiche; il titolo evoca infatti le candele accese in casa durante le feste della tradizione, come lo Shabbat, il sabato ebraico. Le illustrazioni accompagnano ogni capitolo del libro e con essenzialità rapida e lineare rievocano le cerimonie ebraiche, come il rito del Tashlik compiuto durante il capodanno, quando Dio decide la sorte di ogni essere umano ed è dunque il tempo del perdono e del pentimento: tutti si recano al fiume per gettare simbolicamente nell’acqua i loro peccati. O, ancora, in un disegno riconosciamo il Sukkot, la festa dei Tabernacoli o delle Capanne, durante la quale gli ebrei ringraziano per il raccolto autunnale e commemorano le capanne in cui vissero per quarant’anni nel deserto: viene costruita una capanna (sukkah) in cui per otto giorni la famiglia abita e mangia; nell’immagine di Chagall, un gruppo di uomini consuma dei pasti in una sukkah mentre una donna serve le portate da una finestrella.
Il secondo libro di Bella si divide in due parti: First Encounter e From My Notebooks. Il primo narra l’iniziale periodo di frequentazione e relazione amorosa fra Bella e Chagall, mentre From My Notebooks racconta l’infanzia della donna e la vita a Vitebsk, proseguendo nello stile di Burning Lights: gli appunti di vita ricordano ad esempio un incontro fortuito tra Bella e il futuro marito sul ponte di Vitebsk, la visita di Bella a casa di Marc nel giorno del suo compleanno, le passeggiate con il babbo, le gite in barca con lo zio e il fratello.
Le illustrazioni del romanzo Le anime morte di Nikolaj Gogol vengono commissionate dal mercante ed editore francese Ambroise Vollard e realizzate dal 1923 al 1927. I personaggi del ciclo di Chagall sono caricaturali, in concomitanza con la descrizione parossistica del romanzo, che con la satira propone una mordace critica sociale. Nella Russia zarista i contadini sono alla mercè dei loro proprietari terrieri, che possono venderli, acquistarli e ipotecarli come oggetti. Le “anime morte” sono servi della gleba defunti. La tassazione avviene in base al numero di servi posseduti, così il protagonista, Cˇ ičikov, vuole comprare le “anime morte” dai proprietari per alleggerirli dalle tasse eccessive, presentare le anime come suoi beni e acquisire ricchezza. Ma i propositi di Cˇ ičikov naufragano e lui, ormai in disgrazia, fugge dalla città. Chagall riesce a penetrare con efficacia nello spirito dell’opera attraverso un tratto accentuato che evidenzia il lato grottesco dei proprietari, in contrapposizione con le linee leggere e soavi dei ritratti di Bella.
2 marc chagall gli amanti 1937
Mentre Chagall sta per terminare le illustrazioni de Le anime morte, Vollard gli commissiona cento gouache a colori per illustrare Le Favole, capolavoro del poeta francese Jean de La Fontaine. Il fatto che di un classico della letteratura francese debba occuparsi un artista russo suscita lo scetticismo di molti critici, cui Vollard risponde: “Ebbene, se mi chiedete: ‘Perché Chagall?’ la mia risposta è: ‘Semplicemente perché la sua estetica mi pare in certo modo affine a quella di La Fontaine, solida ma al contempo delicata, realistica ma anche fantastica’”. Le favole francesi traggono spunto da quelle di Esopo e hanno come protagonisti umili contadini e animali che mostrano pregi e difetti degli esseri umani. Hanno dunque un valore moralistico, ma anche caratteristiche che le avvicinano all’arte di Chagall: l’umorismo, la fantasia e l’amore per l’essere umano, veicolate da una scrittura arguta ed elegante. E data la connotazione agreste della vita russa di Chagall, quest’ultimo non può che amare le favole di La Fontaine; le sue immagini ricalcano pienamente la comicità e la sapienza rustica di quei racconti. Inoltre Chagall utilizza i colori per concentrare l’attenzione su un particolare o un’azione del personaggio rappresentato. Le illustrazioni favolistiche in mostra sono accompagnate anche da una voce narrante. Possiamo ascoltare e vedere in sincronia, ad esempio, la favola de “La volpe e la cicogna”: la cicogna, dal collo lungo e giallo, è invitata a mangiare dalla volpe, che le presenta del brodo su un piattello e lei non può cibarsene per via del becco, così la volpe spazza via ogni cosa; la cicogna la invita a sua volta e le prepara uno spezzatino dentro un vaso da cui anche la volpe non può mangiare. “Vuol dimostrare questa favoletta che chi la fa l’aspetti”, scrive La Fontaine.
Prima che le ultime acqueforti per Le Favole vengano terminate, Vollard commissiona a Chagall un terzo progetto: l’illustrazione della Bibbia, cui la mostra dedica un’intera sezione. L’artista afferma che la Bibbia gli è sempre sembrata la più grande fonte di poesia di tutti i tempi, tanto da influenzare la sua concezione dell’artista, considerato oracolo e strumento di Dio quasi alla stregua dei profeti biblici o addirittura “creatore” al pari dell’Onnipotente. Come già avvenuto per Le Favole, Chagall dipinge dei gouache prima di procedere col lavoro grafico perché vuole che le illustrazioni siano colorate come dipinti. Nonostante conosca approfonditamente le opere dei maestri del passato, come le raffigurazioni bibliche di Rembrandt, non utilizza le iconografie tradizionali; si ispira semmai ai ricordi di Vitebsk e del viaggio compiuto nel 1931 con la moglie e la figlia in Palestina, che è infatti lo scenario degli eventi biblici. Durante il soggiorno in Terra Santa lavora spesso en plen air, al cospetto di zolle aride, alture di nuda roccia, villaggi locali ed ebrei con abiti di foggia orientale avvolti da una luce raggiante che avvince l’artista e che viene riprodotta pedissequamente nelle sue immagini. Ma nelle storie della Bibbia rivivono anche le paure del presente, alimentate dalle persecuzioni degli ebrei in Russia e dalle leggi antisemite in Germania; la stessa personale esperienza di fuga dell’autore si riflette nell’ammassamento caotico e drammatico de Il passaggio del Mar Rosso, o nella deprecazione dell’odio verso il popolo ebraico nella Crocefissione. In quest’opera l’iconografia cristiana della Crocefissione diviene il medium allegorico della lacerante sofferenza degli ebrei: il momento più straziante della passione di Cristo, quello in cui il credente è più partecipe e sensibile, serve a Chagall per comunicare con efficacia al pubblico il dramma dell’Olocausto. Il tema della crocefissione però è interpretato in un modo inaspettato: la figura sulla croce è un ebreo (porta al collo un cartello con su scritto “Ich bin Jude”) e al suolo si vedono alcuni cadaveri, tra cui una donna con un bambino nel grembo, forse vittima di stupro; Chagall, che si trova a New York, probabilmente sta reagendo alla notizia della devastazione di Vitebsk e vuole rappresentare la sofferenza umana, non quella redentrice di Dio, perché allo strazio della sua gente non sta vedendo alcuna via di scampo. Infatti un ebreo siede su un tetto e abbraccia il rotolo della Torah, forse l’unica certezza rimasta. Si tratta di una figura simbolica che compare anche in altre opere (nella già citata La caduta dell’angelo, ad esempio), dove spesso fugge, mentre nella Crocefissione mostra un atteggiamento passivo, a rappresentare una realtà ineluttabile. Dall’essenzialità naïf de Le anime morte di Gogol e dal pittoricismo de Le Favole di La Fontaine si è giunti adesso, con le acqueforti bibliche, ad uno stile più autorevole e raffinato: diminuiscono i contrasti cromatici e cresce l’unità compositiva, grazie ad un lavoro d’incisione più assiduo e calibrato. Rispetto ai primi due progetti, in cui le illustrazioni richiamano l’idea generale di una scena, le immagini bibliche aderiscono al testo in modo più diretto e preciso.
La mostra di Chagall a Catania, dunque, riflette accuratamente la poliedricità di un grande protagonista del ‘900, ebreo visceralmente radicato a Vitebsk, ma viaggiatore incallito, assimilatore delle tendenze più disparate e tuttavia impossibile da incasellare in una corrente, pittore della memoria ma anche dei tempi attuali e uomo dalla profonda dimensione privata quanto afflitto testimone storico che nonostante tutto, come ci racconta Bella, ha gioito e sperato sino alla fine dei suoi giorni.

Didascalie immagini

  1. Marc Chagall, Sopra Vicebsk,
    gouache, grafite, e matita colorata su cartone, 51,5×64,3 cm, lascito Anna Salzmann, Parigi, allo Stato di Israele, in prestito permanente dall’Amministratore generale dello Stato di Israele.
    (Chagall ® by SIAE 2015)
  2. Marc Chagall, Gli amanti, 1937,
    olio su tela, 108×85 cm, dono di Charles Bronfman dell’Estate of Sayde Bronfman,
    (Chagall ® by SIAE 2015)

In copertina:
Un particolare di: Marc Chagall, Sopra Vicebsk,
gouache, grafite, e matita colorata su cartone, 51,5×64,3 cm, lascito Anna Salzmann, Parigi, allo Stato di Israele, in prestito permanente dall’Amministratore generale dello Stato di Israele.
(Chagall ® by SIAE 2015)

Orari mostra:
dal lunedì al venerdì 9.00 – 19.00
sabato 9.00 – 23.00
domenica 9.00 – 22.00
(la biglietteria chiude un’ora prima)

Dove e quando

Evento: Chagall. Love and Life – Opere dalla Collezione dell’Israel Museum
  • Fino al: – 14 February, 2016
  • Sito web