Edgar Lee Masters era un avvocato, figlio di avvocato, cresciuto nello stato dell’Illinois, sposato con tre figli. Ma, a quanto si narra, non ebbe mai una grande passione per il suo lavoro.
Masters amava i componimenti dei poeti americani e gli epigrammi greci dell’Antologia Palatina.
Opere da cui trasse ispirazione per scrivere, tra il 1914 e il 1916, quello che sarebbe divenuto uno dei libri più amati e venduti al mondo: l’Antologia di Spoon River, una raccolta di poesie che raccontano in forma di epitaffio, la vita delle persone sepolte nel cimitero di Spoon River, un immaginario paesino del Midwest americano.
L’Antologia di Spoon River apparve nel nostro paese (edito da Einaudi) molti anni dopo, nel 1943, malgrado la censura del regime fascista. E ciò grazie all’intuito di Cesare Pavese che convinse il suo editore a pubblicarlo e al coraggio di Fernanda Pivano che si innamorò all’istante di quelle poesie e pagò con il carcere l’azzardo di averle mirabilmente tradotte in italiano.
“Era super proibito quel libro in Italia – ha dichiarato la Pivano nella prefazione contenuta nell’edizione italiana – parlava della pace, contro la guerra, contro il capitalismo, contro in generale tutta la carica del convenzionalismo. Era tutto quello che il governo non ci permetteva di pensare […], e mi hanno messo in prigione e sono molto contenta di averlo fatto”.
Trent’anni dopo, nel 1971, Fabrizio De André, folgorato anche lui dal fascino e dalla grandezza dell’opera di Masters compose insieme a Nicola Piovani e Giuseppe Bentivoglio uno dei suoi album più riusciti, Non all’amore, né al denaro, né al cielo, ispirandosi liberamente a nove storie contenute nella raccolta.
Lo scorso 11 settembre all’interno del cimitero monumentale delle Porte Sante posto sulla collina che domina Piazzale Michelangelo, attori di teatro tra cui Gabriele Lavia, Marco Baliani e Iaia Forte e musicisti (Morgan, Petra Magoni, Peppe Servillo) accompagnati dall’Orchestra della Toscana (ORT), hanno reso omaggio al capolavoro dello scrittore americano celebrandone il centenario della prima pubblicazione e facendo dialogare tra loro, in modo davvero magistrale, musica, parole e poesia.

Dopo una lettura itinerante delle liriche di Masters, i musicisti invitati all’evento hanno dato voce alle canzoni di De André.
Camminare tra le imponenti e maestose tombe dove riposano grandi artisti e personaggi illustri tra cui Vasco Pratolini, Ottone Rosai e Pietro Annigoni, ammirare Firenze dall’alto e sentir declamare i versi delle poesie di Masters è stata un’esperienza unica e suggestiva che ha trasformato un cimitero in un luogo di grande vitalità ed energia.
L’Antologia di Spoon River, in fondo, rappresenta la grande commedia umana o come l’ha definita Marco Baliani il “catalogo dei destini dell’umanità” che racchiude la gamma di tutti i sentimenti, dall’amore alla gelosia, dal tradimento alla perdizione, dalla rabbia allo stupore. Questo è il motivo della sua grandezza e la ragione per cui, a distanza di cento anni, tanti lettori si immedesimano ancora nelle storie, nelle avventure e nelle esperienze degli abitanti di Spoon River che “dormono nella collina” ma che sono più vivi che mai.
Ogni poesia racconta di segreti, di paure, di debolezze, di bilanci di vita spesso fallimentari che ogni essere umano solo dopo esser morto può trovare il coraggio di confessare.

Ed è forse per questo che leggendo le storie, anche quelle più torbide, dei personaggi di Masters ci sorprendiamo a provare, anche nei confronti di criminali, truffatori e fedifraghi, un sentimento di pietà, di comprensione e di indulgenza al di là di ogni giudizio morale.
“Se non ho più paura della morte è merito di Fabrizio De André, dell’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters – ha detto Morgan in occasione dell’evento – di quella “Collina” da dove i morti ti parlano della vita, del motivo per cui si vive e si muore, del senso”.
E quindi, sempre come ha urlato Morgan dal palco al termine del concerto: Lunga vita a De Andrè! E, aggiungiamo noi: Lunga vita all’Antologia di Spoon River!
L’evento, organizzato nell’ambito dell’Estate Fiorentina 2016, è stato prodotto dalla Fondazione Teatro della Toscana, con il contributo del Comune di Firenze, in collaborazione con Fondazione Fabrizio De André Onlus e Radio Popolare Network. Media partner Controradio.
Didascalie immagini
- Spoon River Anthology
copertina della prima edizione
(fonte) - Uno scatto durante ‘Cento anni di Spoon Rriver) (Foto: © Filippo Manzini)
In copertina:
Cento anni di Spoon River (locandina)
Cento anni di Spoon River
Le parole di Edgar Lee Masters
la musica di Fabrizio De André
hanno letto le poesie Marco Baliani, Iaia Forte, Gabriele Lavia, Maurizio Lombardi, Giulia Weber
hanno interpretato le canzoni Mauro Ermanno Giovanardi, Petra Magoni & Ferruccio Spinetti, Morgan, Peppe Servillo
hanno suonato gli intermezzi Trio Amadei, Markus Stockhausen, Orchestra della Toscana (ORT) diretta da Saverio Lanza
produzione Fondazione Teatro della Toscana
Domenica 11 settembre 2016