«…la contemplazione dell’acqua, in qualsiasi forma e aspetto, significa per me di gran lunga la più immediata e la più efficace specie di piacere naturale, anzi, la vera concentrazione, il vero oblio di se stesso, il giusto riscatto nell’universale della propria esistenza limitata mi è concesso solo contemplando l’acqua».
                                                                                                                         (Thomas Mann, Cane e padrone)

Affacciata sul Baltico, la penisola di Neringa è una sottile striscia di sabbia lunga quasi cento chilometri, oggi spartita tra la Lituania e l’enclave russa di Kaliningrad, la città che fu Königsberg ai tempi dell’impero prussiano: vi nacque e vi trascorse l’intera esistenza Immanuel Kant, che insegnò nella locale Università ed è sepolto nella cattedrale. Neringa è il nome della gigantessa che secondo la leggenda raccolse nella propria veste un’enorme quantità di sabbia, sufficiente a costruire lungo la costa un bastione per proteggere i pescatori dalle tempeste e permettere loro di esercitare il proprio mestiere in acque tranquille.
1 il baltico dalle dune di neringa-foto donata brugioni
La penisola, che separa il mare dalla laguna dei Curi – gli antichi abitatori della zona – fu popolata fin da tempi remoti grazie alla pescosità delle sue acque e anche perché le dune di Neringa custodivano nelle loro sabbie una grande quantità della preziosa ambra; nel Medioevo fu dominio dei Cavalieri Teutonici, che insediarono sulla penisola tre monasteri-fortezza. A causa dell’opera intensiva di disboscamento, nel corso dei secoli successivi numerosi villaggi vennero inghiottiti dall’inarrestabile avanzata delle dune di sabbia, finché nell’Ottocento il governo prussiano cercò di arginare il fenomeno con la creazione di zone boschive, che ancora oggi occupano gran parte del territorio, conferendo alla penisola quell’aspetto di selvaggio e primitivo Eden che ha attirato e attira letterati e artisti.
2 la laguna dei curi da nida-foto donata brugioni
Furono proprio i pittori della Kunstakademie Königsberg a scoprire alla fine del XIX secolo questo luogo solitario, con i piccoli villaggi di pescatori, le grandi dune modellate dal vento e le luci mutevoli della laguna. Tra i primi a soggiornare qui, il pittore Lovis Corinth – che dopo aver aderito alla Secessione di Monaco partecipò alla Secessione berlinese – al quale si debbono numerose vedute del villaggio di Nida, dove la locanda di Herman Blode (oggi museo) divenne il punto d’incontro della colonia di artisti che soggiornava sulla penisola di Neringa; tra questi figurano alcuni esponenti dell’espressionismo tedesco: Max Pechstein, Karl Schmidt-Rottluff, Ernst Kirchner.
3 lovis corinth il cimitero di nida monaco neue pinakothek
Estate a Nida è il titolo di un’opera che Pechstein dipinse nel 1919 – oggi presso il Museo Thyssen Bornemisza di Madrid – nella quale il disco del sole splende in tutto il suo fulgore sul paesaggio di boschi e sabbia e sulle tre figure nude che si muovono sulla scena in un’atmosfera di armoniosa serenità.
Al suo ritorno a Nida dopo la fine della guerra, della quale Pechstein aveva toccato tutto l’orrore nelle trincee del fronte occidentale – e che lo aveva profondamente segnato nel fisico e nello spirito – l’artista rimase stupito di come quell’angolo di mondo fosse rimasto intatto attraverso i terribili anni della guerra, e fu “conquistato dalla libertà senza vincoli che ancora esisteva in quel luogo, dopo tutto”, come scrisse nell’autobiografia; qui iniziò a dipingere quella serie di nudi sullo sfondo di una natura incontaminata che caratterizzano la sua produzione di questi anni.
3 il cimitero di nida oggi-foto donata brugioni
Nel 1923 la penisola e la laguna furono assegnate alla Lituania, ma Nida rimase comunque un polo di attrazione per artisti e letterati tedeschi, affascinati dalla bellezza del luogo e dalla vita nella comunità dei pescatori locali, custodi delle proprie tradizioni. Caratteristica peculiare di Nida sono le banderuole mostravento che venivano collocate in cima all’albero di ciascuna barca, tutte diverse una dall’altra; in questo modo, i guardiani che sorvegliavano la pesca in laguna – che ancora oggi, insieme con l’affumicatura del pescato, rappresenta la principale attività del villaggio – potevano riconoscere ciascuna imbarcazione e verificare se si trovava nella propria zona di pesca o se avesse sconfinato. Una raccolta di vecchie banderuole si trova nel piccolo Museo Etnografico di Nida, dedicato alla storia della comunità, a tramandare la memoria di una forma di arte popolare che trasformava semplici lamine di latta in fantasiosi villaggi incantati, veri e propri “castelli in aria”.
4 caratteristiche banderuole che ornavano gli alberi delle barche da pesca di nida-donata brugioni
L’ospite più famoso di Nida fu senza dubbio Thomas Mann, che qui trovò la quintessenza di quella “anima baltica” la cui presenza echeggia in tante sue opere, a cominciare dal capolavoro I Buddenbrook. Decadenza di una famiglia, scritto all’età di 25 anni: la saga di una famiglia di grandi mercanti attraverso quattro generazioni si svolge nella città anseatica di Lubecca, dove Mann era nato nel 1875 e che lo scrittore considerò sempre un elemento fondante della propria esistenza e della propria arte. Scriverà nel 1926 un saggio dal titolo Lubecca come forma di vita spirituale (in Nobiltà dello spirito e altri saggi), in cui figura una vera e propria dichiarazione d’amore per la propria città e per la vicina località balneare di Travemünde, descritta ne Buddenbrook come un luogo di serenità e di amore, e che per Mann era legata al ricordo delle vacanze estive trascorse sulla costa fin dai primi anni di vita: ”Sì, spero proprio di avergli reso grazie, al mare della mia infanzia, alla baia di Lubecca. È della sua tavolozza, in fondo, che mi sono servito”.
5 le case di nida conservano architettura tradizionale-foto donata brugioni
Quando nell’agosto del 1929 Mann giunse a Nida con la famiglia, rimase incantato dalla serena bellezza del luogo, e decise subito di farsi costruire qui una casa tra i pini, affacciata sulla laguna: la casa in legno venne realizzata con le caratteristiche dell’architettura locale e nell’estate del 1930 era pronta ad accogliere lo scrittore e la sua famiglia. Pochi mesi prima a Thomas Mann era stato conferito il premio Nobel per la letteratura, e il suo arrivo a Nida fu un evento al quale accorsero in massa gli abitanti del villaggio e numerosi giornalisti. Gratificato da tanto entusiasmo, lo scrittore autorizzò la diffusione di cartoline che lo ritraevano davanti alla sua nuova casa insieme ai familiari.
6 esterno della casa di thomas mann a nida-foto donata brugioni
Mann amò molto la tranquilla vita di Nida, che considerava l’unico luogo nel quale trovare la concentrazione e la tranquillità necessarie per lavorare serenamente, e qui fu in gran parte concepita la tetralogia Giuseppe e i suoi fratelli. La coesistenza di alte dune sabbiose – un’evocazione del paesaggio desertico – e boschi di pini dall’aspetto nordico, appariva allo scrittore come un insieme affascinante e suggestivo, evocatore di un universo fatto di impressioni e sensazioni profondamente diverse tra loro ma composte in un tutto armonico; Nida rappresentava per Mann uno di quei “luoghi dell’anima” che sembrano immediatamente appartenere al nostro vissuto da sempre, e da cui non ci si vorrebbe mai staccare. Una breve stagione di serenità, però, perché l’estate del 1932 fu l’ultima che la famiglia Mann trascorse a Nida. Nel gennaio del 1933, il grande scrittore tenne all’Università di Monaco una conferenza su Dolore e grandezza di Richard Wagner, in cui criticava apertamente la posizione del Nazismo nei confronti dell’arte; consapevole dei rischi a cui si era esposto, Mann abbandonò immediatamente la Germania – esule dapprima in Svizzera e poi negli Stati Uniti – per non tornare mai più in patria.
7 thomas mann e famiglia a nida in una foto depoca
La penisola di Neringa fu annessa alla Germania nel 1939 e la casa di Nida venne messa a disposizione di Hermann Göring. Dopo la guerra, entrata a far parte dell’Unione Sovietica come il resto della Lituania, tutta l’area divenne un luogo di villeggiatura riservato alla nomenklatura e questo fece sì che Nida e la penisola conservassero intatta la loro selvaggia bellezza. Nella casa di Mann, restaurata a cura del poeta e scrittore lituano Antanas Venclova, fu istituita una piccola biblioteca per gli abitanti del villaggio; infine, dal 1995 la casa è divenuta museo e vi ha sede il festival letterario intitolato a Thomas Mann che si tiene ogni estate,
8 a vela sul mar baltico-foto donata brugioni
Nelle parole con cui Thomas Buddenbrook, protagonista del capolavoro di Mann, contrappone il carattere di coloro che amano la montagna – positivo e concreto – a quello di chi trova quiete e conforto nell’eterno susseguirsi delle onde marine, è forse la chiave del rapporto dello scrittore con il “suo” Baltico: “Quali sono gli uomini che preferiscono la monotonia del mare? Sono quelli, mi sembra, che hanno scrutato troppo a lungo, troppo profondamente nel groviglio delle cose interiori per non chiedere almeno a quelle esteriori una cosa soprattutto: la semplicità [ … ] sulla vastità del mare che con mistico e snervante fatalismo rovescia sulla spiaggia le onde, si posa uno sguardo sognante, velato, disincantato e pieno di saggezza, che è già penetrato profondamente in qualche intrico doloroso [ … ] Ma si cerca riposo nella vasta semplicità delle cose esteriori, stanchi come si è della confusione di quelle intime”.

Didascalie immagini

  1. Il Baltico dalle dune di Neringa (© Donata Brugioni)
  2. La laguna dei Curi da Nida (© Donata Brugioni)
  3. Il cimitero di Nida in una tela di Lovis Corinth (Monaco, Neue Pinakothek (fonte)
  4. Il cimitero di Nida oggi. Le croci intagliate dalle forme elaborate e particolari sono tipiche della zona, dove si tramanda tuttora la tradizionale lavorazione del legno intagliato (© Donata Brugioni)
  5. Le caratteristiche banderuole che ornavano gli alberi delle barche da pesca di Nida (© Donata Brugioni)
  6. Le case di Nida conservano l’architettura tradizionale (© Donata Brugioni)
  7. Esterno della casa di Thomas Mann a Nida (© Donata Brugioni)
  8. Lo scrittore con la famiglia a Nida in una foto d’epoca (fonte)
  9. A vela sul Mar Baltico (© Donata Brugioni)

In copertina:
Vela sul mar Baltico
[particolare]
(© Donata Brugioni)