L’attesa è finita. Dopo tre anni di chiusura, di lavori, di domande, domenica 16 ottobre il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci ha riaperto le sue porte, e lo ha fatto con una mostra dalla portata internazionale, intitolata La fine del mondo. Una fine che segna in realtà un nuovo inizio. Una ventata di novità, dal contenitore al contenuto.
Pecci sensing the waves maurice nio
Nato nel 1988 per volontà dell’industriale pratese Enrico Pecci, dedicato al figlio Luigi prematuramente scomparso, si trattava allora di uno dei primi musei di arte contemporanea in Italia, con una sede costruita appositamente ex-novo.
Oggi, a quasi 30 anni dalla fondazione, il Centro è una tra le poche istituzioni in Europa a inaugurare un nuovo edificio nel decennio 2010-2020, e riapre con una collettiva di 50 artisti internazionali che fa il punto sulla contemporaneità, invitando a porsi delle domande sul presente, non solo in campo artistico.

L’ampliamento operato dall’architetto Maurice Nio, una struttura metallica anulare, si aggiunge all’edificio originario di Italo Gamberini dal caratteristico tetto a comignoli, che si ispirava alla vocazione industriale di Prato. Un’idea fortemente identitaria per la città che non è stata cancellata, ma avvolta nell’abbraccio di una nuova struttura a forma di astronave.
In numeri, l’intervento ha dato luogo a 7.815 mq di ampliamento, che vanno ad aggiungersi agli spazi preesistenti (4310 mq), per un totale di 12.125 mq di superficie, di cui oltre 3.300 mq di area espositiva, per un investimento di 14.400.000 euro.
Ben visibile in uscita dall’autostrada, comodamente raggiungibile quindi e dotato di ampio parcheggio, l’edificio, oggi riqualificato, si pone esso stesso come opera d’arte. Un’opera che fa discutere, che può piacere o meno, come tanta parte dell’arte contemporanea.
Pecci ingresso
L’avvenieristico progetto di Maurice Nio a forma di disco volante prende il nome di Sensing the Waves e allude alla capacità di captare le onde, gli stimoli. Illuminanti sono le sue parole per comprenderne le scelte architettoniche: “A volte, quando entri in una stanza particolare, ti rendi conto di non essere il benvenuto, di essere fuori tempo e fuori luogo. Non si tratta di ‘una sensazione’ – è una vera e propria presa di coscienza. Oltre il rumore di impressioni e stati d’animo, c’è la consapevolezza pura e primaria dello spazio in sé. Al di là dei capricci del gusto e della soggettività, c’è la nozione del sovra-sensibile. Questo è il regno degli atomi – e il mondo delle frequenze uniche. Questo è il regno dove noi, i progettisti, dobbiamo toccare le corde della sensibilità animando le cose con cura, evocando una reazione a catena di materiali animati” (Maurice Nio, SupraSensitivity).

La sua navicella spaziale cangiante sembra qualcosa in continuo divenire, senza inizio e senza fine, dove il nuovo abbraccia il passato dando vita ad una fusione perfetta. Si ha la sensazione di essere proiettati verso il futuro, ma con i piedi ben piantati per terra, nel presente della realtà che ci circonda.
Sulla vetta una strana protuberanza. “E’ un antenna. Sonda gli umori culturali, alla ricerca di nuove correnti”, afferma Nio. Un recettore delle onde energetiche e a sua volta trasmettitore di impulsi creativi, capace di captare e divulgare gli stimoli del tempo presente.
Pecci antenna
Le novità architettoniche trovano riscontro anche nella rinnovata proposta culturale del Centro, estremamente ampia e diversificata.
La riapertura del Pecci è infatti frutto di lunghi lavori, indagini, ricerche, di cui si è discusso lo scorso anno a Prato in occasione del 1° Forum dell’Arte Contemporanea (25-26-27 settembre 2015).
Una volta decisi gli obiettivi, stabilito il programma espositivo e fissata la data di riapertura per il 16 ottobre 2016, il Pecci ha poi comunicato la sua mission di nuovo polo della cultura e di sistema propulsore delle Arti di livello regionale, nazionale e internazionale, in alcuni luoghi strategici nel panorama artistico nazionale e internazionale, prima a Basilea (in occasione di Art Basel), poi a Milano (in concomitanza dell’ICOM – International Council of Museums) e infine nella vicina Firenze.
Ad un mese esatto dal Grand Opening, è quindi iniziato un vero e proprio Prologo: alcune opere della collezione permanente del Pecci sono state installate presso prestigiose istituzioni culturali e scientifiche della Toscana, al fine di diffondere l’arte contemporanea e l’energia del Centro in tutta la regione.
Kusmiroski lyon biennale stronghold 2013
Alla rinnovata veste del Pecci si accompagnano numerose iniziative, dunque, la più importante delle quali è sicuramente la mostra inaugurale. La fine del mondo è prima di tutto una ‘sfida’, come è stata più volte definita, condotta sotto la curatela dello stesso direttore del Centro, Fabio Cavallucci, che si è avvalso di un team interno insieme ad un gruppo di advisors internazionali. Il titolo, provocatorio, invita ad un’analisi della situazione attuale dell’arte ma non soltanto. L’idea di partenza nasce da una presa di consapevolezza: l’incapacità di capire la realtà che ci circonda. Da qui la difficoltà di decifrare l’arte contemporanea, come se fosse in corso una trasformazione epocale, e i nostri strumenti non fossero più adatti a comprendere il mondo. Proprio da questo cambiamento strutturale nascerebbe un sentimento diffuso di fine.
Hirschhorn 2013 break through2
Cosa fare allora? Guardare al presente con una certa distanza, da lontano. Salire sulla navicella spaziale di Maurice Nio per porsi in un’altra dimensione e osservare il mondo da un punto di vista diverso. La mostra è dunque un viaggio nel tempo e nello spazio presente, ma da una prospettiva distante. Un viaggio circolare, che asseconda l’andamento ovale della nuova struttura, e che al termine ci riporta al presente del nostro vivere quotidiano.

Così ci si trova davanti un soffitto crollato, opera dello svizzero Thomas Hirshhorn (installazione intitolata Break-Throught, 2016), si prosegue al centro della sala con un ufficio pieno di cemento e detriti, come se il nostro mondo fosse un reperto fossile, lontano anni luce dal presente e sepolto sotto uno strato di polvere millenaria, perché il nostro mondo è già finito.
Oliveira transarquitetonica inside everton ballardin
Un’altra opera, un altro viaggio. Ci si immerge in un tunnel di cemento, che gradualmente si trasforma in una caverna di pietra, in un cunicolo di legno, fino ad uscire da un tronco che termina i suoi rami con delle foglie. E ancora, una città vista dall’alto in assenza di luce, reperti fossili dialogano con le avanguardie del Novecento, incredibili minerali veri e fotografati si stagliano accanto a videoinstallazioni (splendida quella di Björk, realizzata per il MoMa di New York). Seguono 12 betoniere in funzione per poi trovarsi nella sala blu con l’installazione del polacco Tadeusz Kantor, cui si accompagna l’intervento performativo dell’attore Pippo Del Bono. Colpo di teatro finale, la spettacolare installazione del cinese Cai Guo-Qiang, commissionata nel 2006 dalla Deutsche Bank per il Guggenheim di Berlino, dove un branco 99 lupi va a sbattere violentemente contro una parete di vetro, metafora, secondo l’artista vincitore del Leone d’Oro alla Biennale di Venezia del 1999, di quell’ “Impulso cieco a seguire ed eseguire gli ordini imposti, senza alcun riflesso o giudizio personale, etico o razionale, mentre la parete di vetro è il muro invisibile contro cui sbatte l’umanità”.
Oliveira transarquitetonica everton ballardin
Sono soltanto alcune delle opere in mostra, frutto di un’accurata selezione che ha portato nei 3.300 mq espositivi del nuovo Pecci 50 artisti contemporanei internazionali: personalità affermate come l’americano Jimmie Durham, il cubano Carlos Garaicoa, o i cinesi Qiu Zhijie e Cai Guo-Qiang dialogano con nomi emergenti, come il brasiliano Henrique Oliveira o lo svizzero Julian Charrière, accanto a Duchamp, Boccioni, Fontana, Picasso, Bacon, che fanno ufficialmente parte della storia dell’arte.
Umberto-boccioni forme uniche nella continuita dello spazio
Seguendo l’idea del Direttore Fabio Cavallucci, che ha voluto un centro per le arti contemporanee aperto alla società, la mostra è adatta non solo agli addetti ai lavori, ma anche al grande pubblico, alle famiglie, che possono percorrere gli ampi spazi del museo con un effetto sorpresa diverso in ogni sala, e sostare al termine della visita in uno spazio bianco occupato al centro da sedie e decorato alle pareti da specchi, arredi liturgici, strumenti musicali e oggetti di ogni tipo tutti dipinti di bianco, per tornare a casa con un’esperienza da condividere e raccontare.
Garaicoa de como la tierra se quiere parecer al cielo
Il nuovo Pecci è un luogo dedicato alle arti visive e performative, dove l’arte dialoga con la musica, la danza, l’architettura, il cinema, il teatro, discipline concepite non soltanto come eventi collaterali, ma che diventano parti integranti della mostra: durante il Grand Opening, performances, concerti, proiezioni, talks hanno fatto interagire i diversi linguaggi artistici.
Ulteriori iniziative che si muovono in tal senso avranno luogo all’interno del teatro-auditorium all’aperto che può accogliere oltre 150 persone, nella sala-cinema da 200 posti e in una ulteriore sala polivalente che può ospitare 120 persone. E’ infatti previsto un ricco calendario di eventi che avranno luogo durante l’orario di apertura del Centro, dalle 11 del mattino alle 23 della sera, permettendo a chi lavora e all’intera comunità di sentire il Pecci come parte della propria quotidianità.

In occasione della riapertura del Centro Pecci, tante sono le iniziative collaterali e le mostre disseminate nel territorio pratese. Tra queste si segnalano TU35/2016, visitabile fino all’11 dicembre negli spazi di Officina Giovani, in cui vengono presentate le opere di 25 artisti toscani under 35, e  La Torre di Babele, a cura di Pietro Gaglianò, ambientata presso l’ex Lanificio Lucchesi, bellissimo esempio di archeologia industriale, in cui è esposta una selezione di opere provenienti dalle principali gallerie pratesi e fiorentine, un confronto tra linguaggi diversi di artisti diversi.
Nasa beams of light on a golden lake
Un fiorire di iniziative in questo autunno. La Fine del mondo non è che una rinascita. Il nostro augurio è che l’entusiasmo che si è respirato in questo giorno di festa sia solo il punto di partenza per far decollare l’astronave pratese nella scena dell’arte contemporanea internazionale.

Didascalie immagini

  1. ‘Sensing the waves’, nuova ala progettata da Maurice Nio (Foto: Mauro Gianni)
  2. ‘Sensing the waves’, nuova ala progettata da Maurice Nio (Foto: Lineashow)
  3. ‘Sensing the waves’, nuova ala progettata da Maurice Nio (Foto: Lineashow)
  4. Robert Kuśmirowski, STRONGHOLD, 2013,
    wood, glue, pigments, paint, carton, rubber, plastic, glass, metal, curtains, paper, books, Lyon Biennale, dep. in MAC LYON, 800cm x 2400cm x 2200cm
  5. Henrique Oliveira, Transarquitetonica, 2014,
    Museu de Arte Contemporânea, São Paulo, Brazil wood, bricks, mud, bamboo, PVC, plywood, tree brunches and other materials, 5 x 18 x 73 m
    (photo: Everton Ballardin)
  6. Henrique Oliveira, Transarquitetonica, 2014,
    Museu de Arte Contemporânea, São Paulo, Brazil wood, bricks, mud, bamboo, PVC, plywood, tree brunches and other materials, 5 x 18 x 73 m
    (photo: Everton Ballardin)
  7. Thomas Hirschhorn, Break-through (one), 2013,
    white polystyrene, tape, cardboard, wood, paint – variable dimensions
    (photo: Luciano Romano, courtesy of Galleria Alfonso Artiaco)
  8. Umberto Boccioni, Forme uniche nella continuità dello Spazio, 1913,
    bronzo, cm.120, 1913,
    (courtesy of Roberto Bilotti)
  9. Carlos Garaicoa, De cómo la tierra se quiere parecer al cielo,
    installation: metal, light, dimensions variable
    (photo by Ela Bialkowska, courtesy of GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana)
  10. NASA, Beams of Light on a Golden Lake, image taken by the Expedition 47 crew on May 31, 2016, from the International Space Station looks from northwestern China on the bottom into eastern Kazakhstan (courtesy of NASA)

In copertina:
‘Sensing the waves’, nuova ala progettata da Maurice Nio (Foto: Lineashow)

Biglietto unico per chi visita il Centro Pecci (La fine del mondo) e Palazzo Strozzi (Ai Weiwei. Libero)

Dove e quando

  • Fino al: – 19 March, 2017
  • Indirizzo: Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci – viale della Repubblica 277, 59100 Prato
  • Sito web