Still life 1Ufficio servizio utenti, municipio di Kennington, Londra.
John May, unico impiegato della sezione, è incaricato di rintracciare i congiunti di coloro che muoiono in solitudine per offrirgli l’occasione di un commiato, ma soprattutto per tributare un decoroso saluto al defunto.
L’uomo svolge il suo compito prendendosi cura di povere spoglie mortali con dedizione esemplare, con la perizia di un investigatore scruta ogni indizio in quelle vite recise alla ricerca di fili spezzati riconducibili ad affetti o legami passati.
Spesso le sue ricerche si rivelano comunque infruttuose e non riuscendo a rintracciare nessuno si ritrova solo in chiesa ad assistere alla funzione religiosa, unico ad ascoltare dalla voce del sacerdote l’elogio funebre che lui stesso si è premurato di scrivere.
Un ricordo pieno d’affetto e compassione, basato su una buona dose d’immaginazione e sull’idea che l’impiegato comunale s’è fatto raccogliendo tracce, nelle cose lasciate qui da chi se n’è andato da questa vita, più che su una reale conoscenza della persona in vita.
Still life 2
Un giorno John May si trova a doversi occupare della scomparsa di William ‘Billy’ Stoke, uno sconosciuto che abitava l’appartamento proprio di fronte al suo al di là della strada, e quella vicinanza geografica crea connessioni a un sentimento di vicinanza morale prossimo all’identificazione; è l’immagine della sua stessa solitudine che si specchia a sera nella finestra buia del palazzo di fronte.
L’introverso impiegato è un uomo isolato, più incline alla contemplazione che alla comunicazione, ha attraversato la vita fino a quel momento senza sentire il peso di una ridotta quantità di contatti sociali ma con la dipartita del vicino di casa inizia a prendere coscienza dell’importanza delle relazioni umane, fonti di gioie e dolori ma anche motivo principale, indiscutibilmente il migliore, per dare un valore al nostro essere qui.
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Uberto Pasolini, noto per la sua prevalente attività di produttore indipendente, con Still life firma la seconda regia dopo l’esordio di Machan – la vera storia di una falsa squadra filmando una storia originale scritta da lui stesso.
L’insolito punto di vista di un uomo schivo, chiamato per mestiere ad accudire altri esseri umani negli ultimi necessari atti della partenza da questa vita, consente di riflettere su temi interessanti che ci riguardano da vicino. Il senso di appartenenza alla comunità in questi nostri ritmi moderni che non agevolano la conoscenza tra vicini di casa, viviamo da sconosciuti l’uno a fianco all’altro, o il rimettere in discussione la propria scala di valori quando il confronto con la morte riconduce inevitabilmente all’essenziale.
Il muto scorrere della macchina da presa sugli sguardi dell’album in cui John raccoglie le foto di coloro che ha accompagnato nell’ultimo passaggio, volti carichi di attese e aspirazioni, emozioni e desideri inespressi, comunicano una tale vitalità da rendere comunque impossibile credere che tutta quella vita si possa essere spenta.
Still life 4
La sequenza finale ci consegna l’idea che siamo una fitta rete di relazioni e tutto il bene che si può fare, anche verso chi non è più qui fisicamente, si trasforma in un’energia cosmica a cui possa attingere chiunque si trovi nel bisogno e pronta a tornarci indietro ogni volta che se ne dovesse presentare l’occasione.
Ottimo caratterista di consolidata esperienza, l’inglese Eddie Marsan è qui per la prima volta alle prese con un ruolo da protagonista e sa restituire perfettamente la mansuetudine e il bisogno d’amore espresso nella cura ai defunti del suo delicato John May.
Joanne Froggatt è Kelly, una donna ferita dalla vita e delusa dai suoi simili, perciò dedita ai cani, nobili esseri che sanno amare comunque e ostinatamente l’uomo anche a dispetto delle sue crudeltà.
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Still life regala un ritratto dolce amaro di un’umanità al margine, avvicinando senza pregiudizi anche stili di vita ai più incomprensibili e spostando prospettive convenzionali con punti di vista meno frequentati.
Il viaggio di John May finisce con l’essere un percorso interiore ma anche occasione per riflettere sul grado di civiltà della nostra società, misurabile anche dalla cura che riserva ai suoi defunti.
Mesi fa cercando un fratello che non si faceva vivo da un po’ un’amica lo ha scoperto nel frigo dell’obitorio da settimane, infarto improvviso a cinquant’anni, nessuno dall’ospedale, certo vincolato dalla legge sulla privacy che troppo spesso è solo un ostacolo inutile, si è preoccupato di contattare anche solo uno dei numeri telefonici presenti sul suo cellulare.
Può il rispetto di una regola sospendere ogni sentimento d’umanità e qualsiasi considerazione d’altro genere?



Dettagli

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Still life
  • Regia: Uberto Pasolini
  • Con: Eddie Marsan, Joanne Froggatt, Karen Drury, Andrew Buchan, Ciaran Mc Intyre, Neil D’Souza, Paul Anderson, Tim Potter Sceneggiatura: Uberto Pasolini
  • Fotografia: Stefano Falivene
  • Musica: Rachel Portman
  • Montaggio: Tracy Granger, Gavin Buckley
  • Scenografia: Lisa Marie Hall
  • Costumi: Pam Downe
  • Produzione: Uberto Pasolini, Felix Vossen e Christopher Simon per Redwave / Embargo Films in associazione con Cinecittà Studios, Exponential Media, Beta Cinema e con Rai Cinema
  • Genere: Commedia
  • Origine: Gran Bretagna, 2013
  • Durata: 87’ minuti