Una sfida unica e impegnativa è quella che hanno raccolto Palazzo Ducale di Genova, con Arthemisia Groupe il Sole 24 ore, realizzando una mostra assolutamente affascinante e inedita.
Nell’anno delle celebrazioni dei 150 anni della nascita di Edvard Munch la città di Genova rende omaggio a questo grande artista attraverso una esposizione davvero particolare che vuole presentare al pubblico il cuore dell’opera dell’artista, le opere che egli stesso preferiva, i temi che gli sono stati sempre più cari e che meglio rappresentava attraverso le sue tecniche preferite.
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Quelle esposte sono opere che raramente vengono presentate al pubblico perché sono conservate in gran parte in musei norvegesi e  nelle dimore private di un ristretto gruppo di collezionisti, Oslo quindi detiene praticamente la totalità dei lavori di Munch che raramente vengono concessi in prestito ai musei, per questo la mostra è definita come un vero e proprio avvenimento.
Un altro motivo che rende così unica questa mostra è l’indirizzo interpretativo che gli organizzatori hanno voluto sottolineare, da sempre siamo consapevoli dell’importanza e dell’interesse che suscita Edvard Munch, ma questa nuova lettura risalta maggiormente il lavoro dell’artista riportandoci verso quelli che erano i suoi veri interessi attraverso una lettura appassionata e molto intima delle opere.
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Questa volta vediamo Munch attraverso gli occhi di Munch, come sottolinea il curatore della mostra Marc Restellini  direttore della Pinacotheque de Paris  “l’artista è conosciuto sostanzialmente per un solo quadro L’Urlo, sicuramente emblematico, ma assai poco rappresentativo dell’insieme della sua opera. L afama eccessiva di questo dipinto ha impedito di cogliere la dimensione autentica e il vero messaggio dell’artista”.
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Succede spesso infatti che gli artisti di varie categorie siano ricordati e collegati nelle nostre menti ad una unica opera quella che noi pensiamo più rappresentativa, spesso è solo quella più mediatica, ed è proprio quella che a volte viene rinnegata perché in realtà non descrive la vera anima dell’arista o la completezza del suo lavoro, tante volte infatti viene anche rinnegata dagli stessi autori.
Per questo l’uomo e soprattutto l’artista in questa mostra non è quello  che siamo abituati a vedere, ma viene esposto quello che lui ha maggiormente amato e su cui ha concentrato la sua produzione: le opere grafiche rappresentate con incisioni su legno, la prestigiosa e mai esposta collezione Linde, gli olii più intimi ed i ritratti dei paesaggi.
Tutto il lavoro che Edvard Munch definisce degno di essere venduto viene racchiuso in 80 opere esposte a Genova in un percorso diviso in otto sezioni selezionate dal curatore della mostra precedentemente citato che già nel 2009 aveva organizzato a Parigi una mostra su Munch anche questa incentrata sul concetto dell’anti Urlo.
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Si inizia con le sue opere giovani, piccoli studi di paesaggi ispirandosi alla natura norvegese che riproduce fedelmente, ma si dedica anche ad interni, oggetti e volti che fanno parte del suo entourage, l’essere umano è al centro del suo lavoro.
Utilizzando il colore in modo non convenzionale prende le distanze dal naturalismo, che abbandonerà ufficialmente alla fine degli anni Ottanta, applica il colore direttamente con la spatola creando più strati dello stesso per poi scalfirlo e raschiare alcune zone in modo da conferire al quadro una vera e propria matericità cromatica.
Seguono le incisioni di cui sono protagonisti Vampiri e Madonne che trasmettono tragicità e malinconia attraverso i colori predominanti che sono il rosso ed il nero, la vita e la morte.
Una sezione racconta il Simbolismo di Munch che per la sua particolarità viene definito l’artista che è stato l’apripista all’Espressionismo, reinventando la natura nei suoi aspetti e giocano con i colori tra opacità e trasparenze, scalfendo la pittura fino quasi a rendere  liscia la tela un po’ come facevano gli impressionisti ed i postimpressionisti.
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Si arriva così alla fase che viene definita luminosa che riguarda l’inedita collezione Linde, che prende il nome dal medico che ospitò a lungo Munch nella sua casa di campagna dando parziale sollievo alla sua anima tormentata, ed è proprio la famiglia Linde che ritrae , i genitori ed i figli, la loro dimora il giardino e le statue che la circondano.
Nell’ultimo periodo della sua vita ridotto quasi alla cecità lavora su molti autoritratti mentre era in eremitaggio alla sua tenuta di Ekely , le pose dei soggetti sono pacate ma la scelta dei colori di una cromia più violenta è in netto contrasto.
Le ultime sala ci conducono nell’universo femminile munchiano, fino alla fine della propria esistenza ha continuato a dipingere corpi femminili, la madre bruna, le sorelle bionde, ritratti di donne mansuete con le mani raccolte sul grembo;  ma ci sono anche le altre donne della sua vita,  amanti e fidanzate che appaiono come serpenti , con le mani nascoste ed i busti in avanti.
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Alla mostra sono affiancate anche alcune opere di Andy Warhol ispirate alla produzione dell’artista norvegese, le maggiori opere di Munch hanno ispirato l’artista che lo reinterpreta alla sua maniera, l’Urlo e la Madonna diventano icone pop.


Titolo evento

Edvard Munch Data fine:27 April, 2014 Sito web:http://www.palazzoducale.genova.it/