Si parla di tecnica incisoria, di illusioni ottiche, di geometrie impossibili; ma soprattutto di un grande artista, che nonostante la fama e l’indiscutibile influenza esercitata sulle generazioni successive e sulla grafica moderna, non smette mai di fornire nuove chiavi di lettura e nuove interpretazioni al proprio lavoro.
Stiamo parlando di Maurits Cornelis Escher (Leeuwarden, 17 giugno 1898 – Laren, 27 marzo 1972), a cui la Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia dedica la mostra dal titolo L’enigma Escher, prorogata fino al 23 marzo prossimo.

Con un comitato scientifico interdisciplinare e dalle competenze trasversali – coordinato dal matematico Piergiorgio Odifreddi e composto dallo storico dell’arte Marco Bussagli, dallo studioso di Escher e collezionista Federico Giudiceandrea, nonché da Luigi Grasselli, professore ordinario di Geometria e pro-rettore dell’Università di Modena e Reggio Emilia- la mostra intende ripercorre le tappe principali che hanno contraddistinto la carriera dell’artista olandese indagandone le influenze e le fonti di ispirazione dai primi lavori fino alla maturità combinandone il valore artistico con rimandi e riferimenti all’ambito matematico e scientifico.

Non a caso, ancora prima che il percorso espositivo prenda il via, l’attenzione si focalizza sulle leggi di psicologia relative alla percezione e all’ottica secondo la Gestalttheorie, strumenti necessari alla comprensione di molti dei lavori di Escher, e su una ricca introduzione alle tecniche incisorie presenti in mostra.
Da qui si passa subito al vivo della produzione relativa ai lavori realizzati nelle serie di Ex- Libris ed Emblemata negli anni Venti in cui, nonostante si percepiscano l’influenza e il rimando all’estetica Liberty e alla Secessione Viennese, è altrettanto evidente come le scelte stilistiche dell’artista viva una personalità che lo avrebbe presto reso indipendente dalle tendenze a lui contemporanee.

In questa prima sezione, oltre ad una serie di lavori degli esordi relazionate ad opere di Samuel Jessurun de Mesquita e Moser Koloman, spicca certamente l’onda che l’incisore realizzò nel 1925 per illustrare un passo della Genesi.
Grande osservatore e “studioso” di tutto ciò che lo circondava a livello architettonico e paesaggistico, un ruolo determinante nella vita dell’artista è stato svolto dai molti viaggi; In particolare quello italiano, tra Toscana, Calabria, Abruzzo e Sicilia: rappresentato nella mostra da disegni, xilografie e litografie.
In queste rappresentazioni, oltre alla capacità dell’artista olandese di padroneggiare le tecniche più diverse, emerge una creatività poliedrica capace di passare senza alcuno stacco da uno stile fluido e poetico al tratto grafico e essenziale, fino ad una raffigurazione del paesaggio quasi scenografica che ricorda, per certi versi, il cinema espressionista di Robert Weine e Friedrich Wilhelm Murnau.

Uno dei fil rouge della mostra è il legame che l’artista ha sempre mantenuto con il passato e con l’arte dei secoli precedenti, medievale e rinascimentale: oltre alle opere di grande valore di Escher, in mostra sono presenti, infatti, anche diverse acqueforti di Piranesi, una serie di documenti grafici del Cinquecento e lavori di Albrecht Dürer.
Analogamente, in mostra, anche lavori appartenenti al contemporaneo movimento Futurista, altrettanto presente tra le fonti di ispirazione di Escher.
Se da un lato la cultura, la storia e il paesaggio italiano hanno fornito particolari suggestioni a Maurits Cornelis Escher, molto gli è stato ispirato dalla sua innata passione per quella dimensione dell’arte che potremmo definire “ludica” che si traspone, nel periodo più maturo, in lavori in cui predominano giochi fondati su effetti ottici e forme animali, come nel caso di “Giorno e Notte”, del 1938.

E’ in questa sezione della mostra che sono presenti alcune delle opere più conosciute e suggestive dell’incisore olandese: tra questi le xilografile Drago e Pozzanghera (a colori) del 1952; l’incisione a linoleum del 1950 Superficie Increspata o la famosissima litografia Tre Mondi del 1955.
Nella medesima sala anche la litografia Vincolo D’Unione del 1956 e la famosissima “Mani che disegnano” del 1948 a cui si unisce il grande lavoro Metamorfosi del 1940: una lunga xilografia a quattro colori che potremmo definire “ciclica” e continua nel suo scorrere e nella ripetizione quasi mantrica, benché mutevole nel raccogliere diversi elementi tipici dell’iconografia dell’artista. Una ciclicità che rimanda ad un’altra opera, altrettanto conosciuta, ovvero il Nastro di Möbius (Formiche Rosse) del 1963.
Questa stessa ciclicità potenzialmente infinita diventa, nei lavori più maturi, una componente determinante, presentandosi costantemente alla mente e allo sguardo dello spettatore con forme diverse che variano dall’elemento a mosaico alle geometrie ripetute fino alle costruzioni architettoniche impossibili.

A chiusura del percorso espositivo una sezione dedicata alle influenze che Maurits Cornelis Escher ha esercitato nelle generazioni artistiche successive ma non solo: dalla Op-art a Keith Haring fino alle grafiche di riviste e dischi, tra cui impossibile non menzionare quelli dei Pink Floyd.
Certamente, nella grafica contemporanea, così come nel background culturale collettivo è palese l’influsso tanto onirico quanto razionale di questo artista la cui percezione estetica ha saputo creare un legame forte tra l’interiorizzazione del reale e la capacità dell’artista di giocare con le forme di quest’ultimo rielaborandole e creando universi paralleli.
Titolo evento
L’Enigma Escher – Paradossi grafici tra Arte e Geometria Data inizio:19 October, 2013 Data fine:24 March, 2014 Sito web:www.palazzomagnani.it/2013/07/lenigma-escher/