‘Il capitale umano’ è l’unità di misura vincolata all’aspettativa di vita, alla capacità produttiva e alla quantità e qualità dei rapporti umani di una persona, utilizzata in ambito assicurativo per stabilire l’entità di un risarcimento, là dove sul piano emotivo la perdita di un essere umano risulterebbe incalcolabile.
In questa nostra moderna società il denaro si è ormai affermato come unico valore universalmente riconosciuto, perciò tutto ha [e deve avere] un prezzo quantificabile, persino la vita delle persone.
Spogliato da sentimenti ed emozioni l’essere umano è calcolato spesso nel computo globale solo come un costo dell’ingranaggio produttivo, finendo con l’esser ridotto a semplice oggetto in vendita sul mercato, come suggerisce il codice a barre che campeggia nella bellissima locandina del nuovo film di Paolo Virzì.
Dopo aver realizzato tante commedie venate di cinismo e critica ai costumi sociali e politici del nostro Paese, regalando spesso risate molto amare, con Il capitale umano, undicesimo titolo della sua filmografia,Virzì riduce lo spazio dell’ironia fin quasi ad annullarlo, adottando un tono più cupo per lui inedito e confezionando per la prima volta un’opera apertamente drammatica.

Strutturata come un thriller, la storia è divisa in quattro capitoli che raccontano gli stessi eventi di volta in volta dal punto di vista di un personaggio diverso; la narrazione procede per accumulo fornendo sempre nuovi elementi che sommandosi cambiano inevitabilmente e di continuo il valore di azioni e moventi parsi fino ad allora di valenza ben diversa.
Soltanto in fondo al racconto con la conoscenza di ogni tassello potremo ricomporre il mosaico di tutta la vicenda, nel tentativo di strutturare oggettivamente una realtà che frantumata com’è nei diversi punti di vista narrativi deve molto all’opera ancora attualissima di Luigi Pirandello.
In una sequenza si discute un cartellone teatrale da mettere in scena e il film confessa nell’ironia il proprio debito con l’insulsa presa di posizione di una contestatrice che liquida l’opera del grande scrittore siciliano come ormai superata.

Liberamente tratto dal romanzo Human capital dello statunitense Stephen Amidon la storia è trasportata dall’ambientazione originale nella Brianza odierna, a conferma dell’universalità di una vicenda emblematica dei nostri tempi che fa risaltare il razzismo insito nella società ancora strutturata, nonostante le lotte del passato, in classi definite dal denaro.
Da un lato la prestigiosa famiglia Bernaschi: il padre Giovanni, Fabrizio Gifuni, falsamente amichevole e capace di una crudeltà impercettibile ma tagliente come una lama; sua moglie Carla, Valeria Bruni Tedeschi, annoiata, venduta al lusso che il matrimonio le ha garantito preferisce non vedere su cosa si fondano i suoi agi; il figlio Massimiliano, l’esordiente Guglielmo Pinelli, prototipo di una nuova generazione, reso insicuro da una competitività esasperata e demotivato a conquistarsi la posizione che gli è comunque già riservata per diritto di nascita.

Dall’altra parte la famiglia Ossola: il padre Dino, Fabrizio Bentivoglio, uomo ridicolo e senza scrupoli in egual misura nutre spasmodici desideri di ascesa sociale; sua moglie Roberta, Valeria Golino, psicologa sensibile e intelligente è l’unico personaggio in campo del tutto positivo; Serena, la giovane Matilde Gioli, figlia di un precedente matrimonio del padre è stanca di frequentare la gioventù ‘bene’ solo per assecondare le sue aspirazioni.
Girando in luoghi a lui estranei Virzì ha adottato come modello dichiarato Tempesta di ghiaccio di Ang Lee e il suo sguardo, come già quello del regista taiwanese sul Connecticut, appare crudele e distante, impietoso e preciso nel sezionare quella classe sociale che ha costruito il proprio opulento benessere sulla rovina collettiva, giocandosi in borsa i destini di tutti.

E’ il ritratto di un popolo immaturo, incapace di assumersi responsabilità davanti alle proprie azioni disastrose, desideroso comunque di evitare a qualsiasi costo le conseguenze della propria scellerata condotta, quello che emerge da Il capitale umano, una società in cui è andato perduto [chissà se c’è mai stato?] il senso d’appartenenza alla comunità e la capacità d’empatia necessaria a immedesimarsi nella difficoltà dell’altro.
E’ il vuoto, un’assenza totale di valori etici schiacciati dal denaro che governa sovrano ogni relazione umana e la crisi, quella morale, sembra più che mai in via di consolidamento.
Dettagli
SCHEDA FILM
- Titolo originale: Il capitale umano
- Regia: Paolo Virzì
- Con: Valeria Bruni Tedeschi, Fabrizio Bentivoglio, Valeria Golino, Fabrizio Gifuni, Luigi Lo Cascio, Giovanni Anzaldo, Matilde Gioli, Guglielmo Pinelli, Gigio Alberti, Bebo Storti
- Soggetto: Stephen Amidon dal suo romanzo omonimo
- Sceneggiatura: Francesco Bruni, Francesco Piccolo, Paolo Virzì
- Fotografia: Jérôme Alméras
- Musica: Carlo Virzì
- Montaggio: Cecilia Zanuso
- Scenografia: Mauro Radaelli
- Costumi: Bettina Pontiggia
- Produzione: Fabrizio Donvito, Benedetto Habib e Marco Cohen per Indiana Production Company con Motorino Amaranto e Rai Cinema in coproduzione con Philippe Gompel e Birgit Kemner per Manny Films
- Genere: Drammatico
- Origine: Italia / Francia, 2014
- Durata: 109’ minuti