In scena dal 17 dicembre al 16 gennaio, Serata Ratmansky ha inaugurato la Stagione di Balletto 2013/2014 del Teatro alla Scala con un trittico a firma di Alexei Ratmansky, ex-direttore del Bolshoi Ballet e attuale Artist in Residence all’American Ballet Theatre, coreografo richiestissimo dagli ensembles di tutti i continenti.

Con questo trittico composto da l’ingresso in repertorio di Russian Seasons, la ripresa di Concerto DSCH e la nuova creazione interamente Made in Scala con musiche composte ad hoc da Leonid Desyatnikov Opera, l’ensemble milanese riconferma l’alta qualità e duttilità raggiunta grazie alla direzione artistica di Makhar Vaziev.
Serata Ratmasky, raffinata monografica al Piermarini dell’estro creativo del coreografo russo ormai di base a New York, afferma in campo estetico l’importanza del dialogo costante con le ‘tradizioni’, proprie e non, per giungere a ‘nuove forme contemporee’, frutto di un serio artigianato sul corpo.

Russian Seasons, nato nel 2006 per il New York City Ballet sulle musiche dell’omonima composizione di Desyatnikov del 2000, sviluppata in dodici parti e ispirata alla raccolta La musica tradizionale della regione russa dei laghi, esplora atmosfere e situazioni emotive percorrendo le stagioni del calendario russo ortodosso.
Tra le parti strumentali per orchestra e violino solista (Laura Marzadori) e i cinque canti (Ninna nanna, Canto di Pentecoste, Canto dei giorni del digiuno, Canto nuziale, Canto finale) intonati da un soprano (Alisa Zinovjeva) sei coppie di ballerini, nei vivi colori (arancione/bianco, rosso, verde, blu, bordeaux, viola) dei costumi di Galina Solovyeva, danno vita ad una mise en relation in cui il confine tra movimento e gesto appare sempre sfumato.

Citazioni di danze tradizionali e del folklore si coniugano a stilemi che richiamano le prime avanguardie, unendosi a torsioni e accattivanti giochi di braccia in un lirismo che fa del rapporto scena/controscena il suo elemento costitutivo.
Ritornano in mente Les Noces di Bronislava Nijinska e Dances at a Gathering di Jerome Robbins mentre vengono evocati la ribellione di chi rifiuta un matrimonio combinato con un vecchio, l’abbandono di chi ha perso l’amato in guerra, l’ironia di chi conosce l’impossibilità della redenzione. Infine una donna in bianco, incoronata di fiori, con un dito d’avanti alla bocca impone il silenzio prima di innalzare, grazie a delicati e plastici lifts, l’Alleluia a Dio a conclusione dell’anno.
Si segnalano in questo titolo i precisi e puntuali Marta Romagna e Mick Zeni.

Concerto DSCH, seconda creazione di Ratmansky per il New York City Ballet (2008) sul Concerto per pianoforte No. 2 in Fa maggiore, Op. 102 di Dmitrij Šostakovič (ovvero D.SCH. nella traslitterazione tedesca del nome, da cui il titolo, n.d.r.) è un particolare omaggio del coreografo ad un compositore a lui caro, già affrontato in precedenza con The Bright Stream (2003) e The Bolt (2005) entrambi per il Bolshoi Ballet, ai quali si accosta la recente Shostakhovich Trilogy per l’American Ballet Theatre.
Questo ‘concerto coreografico’, risente molto del particolare momento che vide nascere la partitura nel 1957. Dopo la morte di Stalin, infatti, Šostakovič era ottimista al riguardo del nuovo corso preso dalla società sovietica.
Nei costumi dal sapore retrò di Holly Hynes, una coppia, un trio (una donna e due uomini) e il corpo di ballo, tra polsi spezzati e andamenti jazz dal sapore balanchiniano, danno vita a giochi spensierati da cui traspare con brio e atletismo una qualità prettamente musicale del movimento. Qui, oltre a Balanchine, appare naturale in ambito sovietico l’accostamento allo esperimentalismo “astratto e sinfonico” di Fedor Lopukhov (1886-1973).
Precise ruote e ingranaggi con sorpresa si alternano a morbidi passi a due, scherzi divertiti a veloci sortite, sino alla posa finale in cui si sottolineano linee oblique dirette verso l’alto e verso il basso.
Buona prova qui per Nicoletta Manni e Marco Agostino.

Conclude la serata la nuova produzione scaligera Opera, “riflessione” sull’opera barocca con cui Ratmansky rende omaggio al Teatro alla Scala, culla della lirica, e all’Italia.
Già affrontata ‘italianità’ nelle tarantelle di From Foreign Lands (2013) per il San Francisco Ballet, Ratmasnky in Opera dà libero sfogo alle qualità teatrali della propria danza confezionando un divertissement – per usare le parole del compositore Desyatnikov – che evita consciamente un andamento narrativo per sviluppare un caleidoscopio postmoderno di immagini, suoni e situazioni.
Con Opera. Balletto in un atto – è questo il suo sottotitolo – le due arti che abitano il teatro musicale vengono messe in dialogo. Come tradurre l’espressione di un determinato codice artistico in un altro, passando dalla parola al gesto, dal canto alla danza?

Un libretto vero e proprio con tanto di ouverture, recitativi, arie e finale è stato sviluppato da Carla Muschio, su indicazione di Desyatnikov, come campionatura delle varie ‘atmosfere’ presenti in Metastasio. Il collage si compone di estratti dalle opere Temistocle, Demetrio, Semiramide, Adriano in Siria, Ciro riconosciuto, Ipermestra ed è concluso da un coro tratto dalle Memorie di Goldoni in cui vengono enucleate le regole dell’opera ideale. Le voci, un soprano (Linda Jung), un mezzosoprano (Natalia Gavrilan) e un tenore (Jaeyoon Jung), sono posizionate nella buca assieme ai musicisti.
Ad evocare le atmosfere operistiche, senza però essere imbrigliati dagli ipotetici ‘personaggi’ delle voci cantanti, danzano nei preziosi e raffinati costumi di Colleeman Atwood due coppie principali, Roberto Bolle con Beatrice Carbone e Mick Zeni con Emanuela Montanari, insieme al corpo di ballo.
Così sotto le luci di Mark Stanley si susseguono scene di battaglia, duetti amorosi, momenti di pathos e di sdegno mentre il fondale vive di vità propria grazie al videodesign di Wendall Harrington, summa iconografica e iconologia del mondo barocco che arricchisce di un altro livello questo già elaborato choreographic essay, chiuso infine da un tableau con la Sala del settecentesco Piermarini, all’epoca azzurro e non rosso.
Sito web:http://www.teatroallascala.org/it/index.html
Dettagli
Serata Ratmansky
coreografie di Alexei Ratmansky
Russian Seasons
musiche di Leonid Desyatnikov
costumi di Galina Solovyeva
luci di Mark Stanley
Concerto DSCH
musiche di Dmitrij Šostakovič
costumi Holly Hynes
luci di Mark Stanley
Opera
Balletto in un atto
musiche di Leonid Desyatnikov
testi di Pietro Metastasio e Carlo Goldoni scelti da Carla Muschio
costumi di Colleeman Atwood
luci di Mark Stanley
video designer Wendall Harrington
Nuova produzione e Commissione del Teatro alla Scala
Orchestra del Teatro alla Scala
Corpo di Ballo del Teatro alla Scala
dal 17 dicembre 2013 al 16 gennaio 2014,
Milano, Teatro alla Scala
Teatro alla Scala
Stagione di Balletto 2013/2014
Serata Ratmansky
coreografie di Alexei Ratmansky
dal 17 dicembre 2013 al 16 gennaio 2014
Jewels
coreografie di George Balanchine
dal 9 marzo al 4 aprile 2014
Il lago dei cigni
coreografie di Rudolf Nureyev
dal 15 aprile al 11 maggio 2014
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coreografie di Roland Petit
dal 28 maggio al 20 giugno 2014
Don Chisciotte
coreografie di Rudolf Nureyev
dal 17 al 29 settembre 2014
Romeo e Giulietta
coreografie di Kenneth MacMillan
dal 10 al 23 ottobre 2014