Dallas buyers club 1Dallas, Texas, 1985. Ron Woodroof vive una vita senza regole all’insegna della libertà, lavora come elettricista agli impianti petroliferi e si muove nell’ambiente dei rodei imbrogliando e cercando ogni espediente per far soldi, tra scommesse clandestine e donne sempre diverse.
Un giorno un’analisi del sangue fatta del tutto accidentalmente lo rileva sieropositivo al virus dell’HIV e i medici stimano che gli siano rimasti ancora solo trenta giorni di vita. Sotto shock ma più determinato che mai, l’uomo inizia a documentarsi su ogni trattamento antivirale e sperimentazione farmacologica disponibile, approvata dai canali ufficiali e già commercializzata o sperimentale e ancora tutta da testare, in una corsa forsennata per la sopravvivenza.

Distribuito in Italia da Good Films il prossimo 30 gennaio, Dallas Buyers Club del canadese Jean-Marc Vallée è ispirato a una storia vera e racconta la tenacia di un uomo che attraverso la sua personale battaglia per la vita ha operato una grande trasformazione su se stesso, imparando valori a lui estranei prima di allora come amicizia, altruismo e compassione.
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Nel 1985 la morte per AIDS della star hollywoodiana Rock Hudson accese i riflettori su un’epidemia sempre più dilagante; finché le persone colpite dalla malattia appartenevano a quel mondo ai margini, ritenuto dai più deviato, si diffuse la convinzione che in fondo fosse il giusto castigo di Dio alla pederastia, gli studi per la ricerca di una cura andavano perciò a rilento e potevano contare su finanziamenti davvero minimi.
Intolleranza e pregiudizio erano sempre più diffusi e consolidati ma l’estensione del contagio a persone eterosessuali scatenò il panico, amplificato dal non aver ancora compreso le modalità di trasmissione dai soggetti infetti, e nessuno poté più ritenersi al sicuro.
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Ron Woodroof, cowboy omofobo e razzista, fu una delle prime vittime del contagio fuori della comunità LGBT e si ritrovò ben presto emarginato da compagni di bevute e colleghi, solo ad affrontare la lotta con quel temibile nemico invisibile che gli scorreva dentro.
Mosso unicamente dall’egoistica ricerca di una cura efficace per se stesso iniziò a contrabbandare ogni sorta di farmaco illegale attirando su di sé l’attenzione della FDA – Food and Drugs Administration, l’ente preposto alla salvaguardia della salute dei cittadini negli Stati Uniti che troppo spesso sembra assecondare e anteporre a essa gli interessi delle grandi industrie farmaceutiche.
Appellandosi al suo diritto di scegliere la cura che riteneva più giusta per la sua salute e ispirandosi ad associazioni già nate in altri Stati, Ron fondò un gruppo di cure alternative fuori dal controllo delle autorità e dai canali ufficiali contribuendo a curare molte vite.
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Lo sceneggiatore Craig Borten incontrò il vero Ron Woodroof nell’agosto 1992 e registrò con lui più di venti ore d’interviste per raccontare la sua storia in un film, ma ci sono voluti vent’anni punteggiati di false partenze e il contributo di Melisa Wallack al copione definitivo per portare finalmente il progetto sullo schermo.
Al centro della storia il rapporto tra Ron e il socio in affari Rayon, un transessuale tossicodipendente, l’improbabile coppia di un macho tutto d’un pezzo e una drag queen interpretati con stupefacente adesione da Matthew Mc Conaughey e Jared Leto.
Per raccontare la malattia i due attori hanno adattato il loro fisico ai personaggi perdendo ciascuno più di venti chili, freschi vincitori del Golden Globe come migliori attori drammatici, protagonista e non, per Dallas Buyers Club sono adesso entrambi candidati all’Oscar.
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Salutato agli esordi come il nuovo Paul Newman dalla critica statunitense, Matthew Mc Conaughey si è poi perso tra film di scarso spessore rimanendo a lungo imprigionato in ruoli leggeri da commedia romantica, è solo negli ultimi due anni che scelte di ruoli più rischiose gli hanno restituito quella dignità d’attore che si era appannata; l’interpretazione di un Ron Woodroof così dolente e tragicamente vero è in assoluto la migliore di tutta la sua carriera.

Progetto a basso costo Dallas Buyers Club è stato girato in solo 25 giorni utilizzando esclusivamente l’illuminazione naturale dei luoghi scelti come set, l’assenza di commento musicale e l’utilizzo della macchina da presa a spalla hanno creato un’atmosfera che, per esplicita ammissione del regista Jean-Marc Vallée, vuol essere un omaggio al cinema newyorkese del grande John Cassavetes.
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Affrontare i devastanti effetti collaterali delle cure somministrate negli ospedali o affidarsi a un territorio inesplorato senza leggi ne garanzie, fatto di rimedi che la nostra razionalità spesso associa quasi a magia e superstizione, è il dilemma che chiunque si trovi addosso una malattia ‘incurabile’ deve affrontare.
Ci vuole una buona dose di coraggio per saltare lo steccato come Ron Woodroof e tentar di costruire ‘il miracolo’ rischiando il tutto per tutto, riuscendo a portare speranza dov’era solo disperazione, perché nessuno può far a meno di avere un brivido davanti all’incognita suprema.
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…Sarei davvero contento di avere un film. Mi piacerebbe che la gente avesse queste informazioni, e mi piacerebbe che le persone sapessero quello che io ho imparato navigando a vista, sul governo, le case farmaceutiche e l’AIDS.
Mi piace pensare che tutto questo alla fine abbia avuto un senso.

                                                                                                                             (Ron Woodroof, Agosto 1992)



Dettagli

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Dallas Buyers Club
  • Regia: Jean-Marc Vallée
  • Con: Matthew Mc Conaughey, Jennifer Garner, Jared Leto, Denis O’Hare, Steve Zahn, Michael O’Neill, Dallas Roberts, Griffin Dunne, Kevin Rankin, Donna Duplantier, Deneen D. Tyler, J.D. Evermore, Ian Casselberry, Noelle Wilcox, Bradford Cox, Rick Espaillat, Lawrence Turner, Lucius Falick, James Dumont, Jane Mc Neill, Don Brady, Matthew Thompson, Tony Bentley, Sean Boyd, Rachel Wulff, Neeona Neal, Scott Takeda, John Tabler, Joji Yoshida, Carl Palmer, Martin Covert, Douglas M. Griffin, David Lichtenstein, Craig Borten, Henry Frost, Arthur Smith
  • Sceneggiatura: Craig Borten, Melisa Wallack
  • Fotografia: Yves Bélanger, CSC
  • Montaggio: John Mac Mc Murphy, Martin Pensa
  • Scenografia: John Paino
  • Costumi: Kurt & Bart
  • Produzione: Robbie Brenner e Rachel Winter per Truth Entertainment, Voltage Pictures, Evolution Independent e R2Films
  • Genere: Drammatico
  • Origine: USA, 2013
  • Durata: 117’ minuti