La pittura di paesaggio, in particolare le marine, il genere mondano e brillante fra ritratti femminili, tavoli da gioco a Montecarlo, le passeggiate nella campagna. I ricordi di un viaggio in Egitto e i profumi delle marine liguri sono alcune delle impressioni da catturare nella mostra Pompeo Mariani (1857-1927) Impressionista italiano dal 28 febbraio alla Galleria Bottegantica di Milano.
Organizzata in collaborazione con la Fondazione Mariani di Bordighera e curata da Enzo Savoia e Stefano Bosi, l’esposizione presenta ben 100 opere, provenienti da importanti collezioni private italiane e straniere, portando un ulteriore contributo allo studio e alla conoscenza della lunga, quanto fortunata storia artistica di Pompeo Mariani , iniziata proprio nel 1878 a Milano e conclusasi con tutti gli onori a Bordighera, in Liguria, nel 1927.

Prima di diventare uno dei più noti e apprezzati pittori del suo tempo – non a caso si possono contare in più di 480 sue esposizioni, molti premi internazionali e illustri acquirenti- vede la luce a Monza nel 1857, nipote di pittori affermati. La madre Giulia è figlia Giosuè Bianchi e sorella del più famoso Mosè, ma la famigli non lo vuole pittore e dopo gli studi viene indirizzato al lavoro in banca a Milano.
E’ nel capoluogo lombardo che entra in contatto con una frizzante stagione artisco-letteraria e incomincia a frequentare i circoli culturali e artistici intorno ai quali gravitavano, tra gli altri, Boito, Braga, Gualdo e i pittori legati alla cultura tardoscapigliata. Frequenta i caffè alla moda, come il Cova e i teatri Dal Verme e alla Scala, sviluppa un forte interesse per la musica e disegna caricature, ma il suo spirito arguto non è gradito e gli fa perdere, dopo poco, il posto in banca aprendo la porta al suo vero destino.
Decide di prendere lezioni di pittura da Eleuterio Pagliano e la strada si rivela quella giusta. Dal maestro acquisisce una buona base accademica avviandosi allo studio dell’anatomia e delle tecniche artistiche, spaziando dall’olio all’acquerello, alla tempera, all’acquaforte, e viene spronato all’esercizio mnemonico facendogli ridipingere a studio i soggetti elaborati en plein air. Lo zio Mosè lo porta a lavorare all’aperto nel parco e nei dintorni di Monza.

Siamo nel 1880 quando decide di partire per un viaggio in Egitto. Fin dalla partenza dal porto di Brindisi, Mariani, raccoglie immagini riportando al ritorno, anticipato a causa di un incidente, un cospicuo numero di schizzi su scene di vita araba e luoghi del Cairo. Il metodo di fissare le immagini con tratti veloci in numerosi taccuini gli permise di meditare ed elaborare con cura tutte le possibilità offerte da un medesimo soggetto risolvendolo in una serie di variazioni compositive. Indagando a fondo i giochi di luce, i tagli prospettici e le ambientazioni, come è stato riconosciuto dalla critica, l’esperienza africana determinò il ricorso a cromie più luminose e la coscienza degli spazi immensi registrati con tagli cinematografici, oltre a ricerche e sperimentazioni nella pennellata.

Il successo è grande e numerosi premi e riconoscimenti piovono da tutte le parti. Nel 1885 gli viene conferito il diploma di socio onorario dell’Accademia di Brera ed espone a Parigi e a Londra. Si dedica alla ritrattistica esegue dipinti per la borghesia e nobiltà milanesi. Nel 1889 è a Roma incaricato di eseguire il ritratto del re Umberto I. In questo periodo inoltre l’artista invia le sue opere anche ad esposizioni a New York, nel 1890, e partecipa all’importante esposizione universale di Chicago nel 1893.
Negli stessi anni dipinge alcune tele e nella zona della Zelata, vicino a Pavia. In diverse stagioni e in diversi momenti della giornata, il luogo offrì spunti per scene di caccia su paesaggi con paludi, stagni e figure di cacciatori velati nella nebbia. Come riportato nel saggio di Di Giovanni ”la tecnica, a veloci tocchi di pennello, brevi e allungati, ripercorre le ricerche impressioniste sulla luce; ma la gamma cromatica, ridotta ai toni del grigio e del bianco, risulta più vicina alla realtà italiana di De Nittis.”

Felice interprete della società di cui fece parte, ne seppe cogliere l’eleganza e le sfumature più vitali; attraverso una tecnica coloristica vivace e armoniosa, rappresentò nei suoi quadri una molteplicità di soggetti. Tra i temi dipinti dall’artista vi furono anche i teatri, i caffè, le corse dei cavalli; luoghi preposti alla vita sociale, palpitanti di volti umani e ricolmi di quel dinamismo e di quella fiducia nel progresso che hanno caratterizzato gli anni ruggenti della Belle Époque.
Di successo in successo tine uno studio in via Montenapoleone e sposa nel 1907 la cantante lirica Marcellina Caronni conosciuta a Bordighera, dove due anni dopo acquistò una villa sui colli e, nel 1911, vi fece costruire «La Specola», residenza con grande studio arredata con le sue opere e la sua preziosa collezione che comprendeva più di 20.000 oggetti di genere diverso. Incassata fra il verde degli olivi e l’azzurro del mare è oggi sede della Fondazione Pompeo Mariani. E’ qui che l’artista morirà nel 1927

L’esposizione si chiude idealmente con la sezione dedicata alla ritrattistica, genere al quale Mariani si dedica nel corso di tutta la sua carriera, giungendo a esiti importanti sia nelle opere a olio, Ritratto di Thea Rossi (1882), sia in quelle a pastello, come Ritratto femminile (1903 circa) e Ritratto di signora in azzurro (1908 circa), capaci di fissare in un attimo un’espressione, uno stato d’animo.
Titolo evento
POMPEO MARIANI (1857-1927) Impressionista italiano Data inizio:28 February, 2014 Data fine:03 May, 2014
Dettagli
Orari:
martedì – sabato 10.00-13.00; 15.00-19.00.
chiuso la domenica e il lunedì
apertura straordinaria: domenica 2 marzo
Ingresso: gratuito