Inauguro il 2014 segnalandovi due mostre piccole ma preziose che potrete visitare in questi giorni.
Per la prima avete ancora a disposizione poche ore, perché la mostra fotografica Città lotte e diritti: la Firenze industriale e operaia è ancora visitabile alla Biblioteca delle Oblate a Firenze ma solo fino al primo di febbraio.
Tra le molto foto visibili che ripercorrono momenti storici importanti del movimento sindacale fiorentino ce ne sono alcune, curiose che riguardano l’indumento dei lavoratori per antonomasia: la tuta. Forse non tutti sapranno che questo indumento, pensato non solo come abito da lavoro, fu inventato dall’eclettico artista futurista Ernesto Michaelles detto in arte Thayath (Firenze 1893-Pietrasanta 1959) che la progettò infatti come abito universale nel 1919. Ma perchè si chiamava così? Pare per il motivo che era a forma di T e perché era fatta usando tutte le pezze della stoffa, vestiva tutta la persona ed era formata tutta da un pezzo.
L’altra mostra che vi propongo avete un po’ più di tempo per visitarla e la potrete vedere presso la biblioteca Marucelliana sempre a Firenze. Il titolo è Da l’ebreo errante alle leggi razziali, immagini e documenti in Marucelliana. Per presentare questa mostra e l’altra che in contemporanea si trova all’Archivio di Stato a Firenze e intitolata A lezione di razzismo. Scuole e libri durante la persecuzione antisemita (1938-1943) il 28 gennaio è stata organizzata una giornata di studi dal titolo Matite razziste. Antisemitismo e razzismo nell’illustrazione del periodo fascista. La sessione pomeridiana nello splendido salone monumentale della Marucelliana è stata animata da interventi interessanti che ho seguito per voi. Mi riferisco, ad esempio, alla bella relazione di Dora Liscia Bemporad che parlando delle iconizzazioni del cattivo nella letteratura per ragazzi ci ha mostrato come il ruolo dell’immagine fosse fondamentale per imprimere stereotipi a una popolazione che nel periodo delle leggi razziali in Italia, in grande maggioranza era ancora analfabeta o come anche le caricature servissero per attribuire stigmi negativi agli ebrei.
Ugo Caffaz che ha coordinato la sessione ha invece ricordato che non si può essere d’accordo con la tesi di un celebre storico secondo il quale il fascismo sarebbe stato una parentesi nella storia del nostro paese e le leggi razziali “una parentesi nella parentesi”.
Secondo Caffaz infatti questa teoria “matematica” non sembra inquadrare bene una realtà nella quale, ancora oggi, si vedono i guasti causati da quel periodo, in quanto il pregiudizio antisemita sarebbe ancora presente.
Ma anche guardando alle nostre leggi del passato mi sembra si possa dire che le leggi razziali non furono una “parentesi nella parentesi”. Io ho provato a digitare il termine “ebreo” nella nostra banca dati e ho trovato 31 documenti (dal 1549 al 1900).
Ecco alcuni esempi: Non potrà verun’ Ebreo, ove sia Ghetto, prender la Casa, o Bottega fuori del medesimo, se non avesse conseguita da Noi espressa permissione, nè verun Cristiano potrà loro affittarne, o subaffittarne, sotto pena per gl’ uni, e per gl’ altri, di Scudi cinquanta d’ oro applicabili al Fisco, oppure Ne’ luoghi dove trovasi Ghetto non sarà lecito ad alcuno Ebreo, o Ebrea avere in casa propria, o condotta in affitto, porta, finestra, o altra apertura, per mezzo della quale si possa sortire dal Ghetto, quando tale sortita non fosse custodita con chiave dal Portinajo Cristiano (…) e anche (…) nella stessa Pena arbitraria sarà ancora punito il Commercio carnale tra Ebreo, e Cristiana, o Cristiano, ed Ebrea, togliendo tutte le altre Proibizioni, Disposizioni, e Pene contenute nelle Leggi emanate in materia del detto Commercio.
Insomma la “parentesi” pare fosse stata aperta molti anni prima delle leggi razziali … speriamo sia chiusa per sempre.