“Cerchiamo di presentare esempi che parlano da soli. Non ci piace un teatro d’indagine moraleggiante, ma il racconto di fatti che lascino dedurre al pubblico la propria conclusione”
Giuliana Musso
Lo scorso giovedì ho avuto il piacere di assistere al lavoro di Giuliana Musso in cartellone al Teatro Cantiere Florida di Firenze.
Attrice e autrice teatrale, vicentina di nascita, la Musso con i tre spettacoli presentati: Tanti saluti, Nati in casa e La fabbrica dei preti, ha avvicinato il pubblico fiorentino al suo prezioso impegno di scavo sociale e psicologico compiuto in questi anni che le è valso una collana di premi e riconoscimenti.
In particolare con Tanti saluti (2008) ha trattato un tema tabù, che infastidisce e impaurisce: la morte. La sua indagine viscerale sul tema è il risultato di una lunga campagna di ricerca, raccolta di testimonianze di medici, infermieri, familiari e analisi di stampo sociologico attraverso la visita dei teatri del morire (ospizi, ospedali, hospice, case), infine, conoscenza e studio delle sue nuove declinazioni: cure palliative, accanimento terapeutico, protocolli di rianimazione, eutanasia. Il dato più importante di questo tema è emerso dall’ascolto di chi è stato così vicino al punto della morte da non averne poi più alcun timore.
Giuliana Musso è riuscita a convogliare il tutto in un progetto teatrale di grande impatto emotivo, le si deve riconoscere il merito di aver affrontato un tema così spinoso con grande maestria e sensibilità.

Avvalendosi di due registri diversi, comico e drammatico, la Musso porta sul palco sei brevi monologhi che danno voce ai principali testimoni dell’ultima fase della vita: medici, infermieri, familiari e morenti. Attraverso le sei storie lo spettatore viene accompagnato in un viaggio della coscienza con riflessioni su due temi universali: la vita e la morte.
Così come la nascita anche la morte non avviene più nelle case, ma negli ospedali dove è possibile delegare ai medici e alle figure professionali la cura, l’assistenza e l’accompagnamento dei nostri ultimi giorni. La medicina deve vincere sempre, senza curarsi troppo del valore del tempo per imparare ad accompagnare al congedo i nostri cari, assicurandogli la dignità e la qualità degli ultimi giorni, piuttosto che prediligere una morbosa attenzione alla quantità dei giorni.
Così conosciamo le reazioni comportamentali di tre medici e infermieri e osserviamo da vicino il momento del passaggio, scoprendo l’estrema istituzionalizzazione a cui sono affidati gli ultimi attimi di vita, in totale contrapposizione con i tre clown, vere e proprie maschere teatrali pure e pulite, bambini che non muoiono mai, figure su cui comporre una drammaturgia tenera, leggera, dolce.
Giuliana Musso evidenzia come la nascita sia una questione medica, mentre la morte, solo un problema da gestire, un errore umano, una disfunzione del sistema di assistenza o al massimo una crisi funzionale dell’organismo mal gestita. È questa la chiave di continuità tra “Nati in casa” e “Tanti saluti”, gli spettacoli sull’inizio e sulla fine della vita costruiti da Giuliana Musso.

Lo spettacolo porta in scena il racconto delle paure, degli smarrimenti e delle soluzioni paradossali che mettiamo in atto di fronte alla morte.
Molto semplice è la costruzione drammaturgica e registica: il palco ospita al centro una piccola parete nera, e una cassa da morto a rotelle, con sopra tre nasi rossi. A poco a poco si scopre il valore simbolico della bara, che non ha un destinatario preciso perché appartiene a tutti, anche agli spettatori, infatti gli attori porteranno davanti alle fila di poltrone una sveglia su cui è segnata la loro ora finale.
Questa contrapposizione tra dramma e comicità crea una sorta di, come dice la Musso: “spiazzamento poetico che ci fa superare la paura della morte, senza rinunciare ad uno sguardo razionale su come oggi viene vissuto questo momento”.
Va riconosciuto all’autrice veneto-friulana il merito di aver presentato le storie di chi vive lungo il confine tra l’esserci e il non esserci, le emozioni di chi sta per andare e di chi rimane.

Tanti saluti è un pugno nello stomaco e al tempo stesso una carezza poetica alla vita, è l’esempio di un teatro intelligente e senza paura.
Sul palco oltre Giuliana Musso, Gianluigi Meggiorin e Beatrice Schiros, un cast di grandi interpreti, che in gruppo e da soli raccontano la metafora e i simboli del teatro e lo fanno dando vita ad uno spettacolo dalle buona tenuta scenica, capace di far ridere e commuovere. I tre bravi attori propongono – con padronanza nell’uso di voce e corpo – caricature dell’umanità di cui facciamo parte, personaggi che si ritrovano davanti all’“oscura signora” nel momento in cui li invita ad entrare nella propria bara, in un silenzioso, ma eloquente, messaggio.
Tanti saluti è anche il racconto della morte che è sempre quella degli altri, perché quando arriva il protagonista è paradossalmente assente, da qui il via ad una messa in scena equilibrata di deliziosa ironia e pantomime, comicità pura e di clownerie, di sketch satiricamente corrosivi sulla ricerca dell’immortalità:’è una casalinga tutto fare che ad un certo punto si sente chiamare e dire che il suo tempo è scaduto, pur dovendo accudire ancora la casa, e fare mille altre cose, tra cui controllare la cottura di una pizza appena infornata. C’è una donna che rifugge dalla morte combattendola a ritmo di fitnes sfrenato e chirurgia plastica. C’è un ricco politico amante della bella vita che pur di non morire pagherebbe oro anche il suo traghettatore.
Il “nostro momento” può arrivare inaspettato in qualunque istante, altre volte, invece, la morte viene aspettata con impazienza, chiesta, pregata e supplicata perché non concessa. Il secondo linguaggio proposto, infatti, sono le testimonianze reali – raccolte dalla Musso. A segnare il cambio di registro è il semplice gesto di togliersi e poi rimettersi il naso rosso: c’è la testimonianza dell’infermiera che assiste i malati terminali e che alla pratica medica preferirebbe quell’umanità tanto più necessaria alla fine di un percorso di vita. C’è la commozione autentica di un racconto di vita vissuta che fa inumidire gli occhi anche di chi lo recita.
Si crea così un’altalena di atmosfere contrastanti in cui il gruppo di attori dimostra la rara capacità di far ridere e poi commuovere in pochi minuti, sconvolgendo il pubblico che, divertito, ma toccato, si ritrova a riflettere in modo inusuale su temi delicati.

Alla fine dello spettacolo, l’ultimo regalo che Musso fa allo spettatore è lo spaccato di un commovente scenario oltre-mondano, dove i morti telefonano ai loro cari per dare l’ultimo gioioso saluto prima di imbarcarsi verso l’aldilà, mentre si ascolta Bruno Lauzi cantare “Onda su onda”. Un’immagine davvero poetica, un abbandono fiducioso all’ultimo naufragio su di una terra migliore, sulla spiaggia di un’isola più bella.
Dettagli
“Tanti Saluti”
di Giuliana Musso
- con Beatrice Schiros, Gianluigi Meggiorin, Giuliana Musso
- regia Massimo Somaglino
- direzione clown Maril Van Den Broek
- ricerca e drammaturgia Giuliana Musso
- direttore tecnico Claudio Parrino
- organizzazione Patrizia Baggio
- produzione La Corte Ospitale