Si è consumato anche quest’anno il rito della ‘notte delle stelle’ con l’assegnazione a Los Angeles dei premi Oscar per la stagione 2013 e finalmente la statuetta per il miglior film in lingua straniera è tornata in Italia. Non ne faccio una questione di campanilismo a cui tutto sommato sono sempre stato immune, la vittoria di Gabriele Salvatores nel 1992 col suo Mediterraneo sul capolavoro di Zhang Yimou Lanterne rosse è per me una vergogna che grida ancora vendetta, ma fa piacere il riconoscimento a La grande bellezza di Paolo Sorrentino perché si tratta di un film bellissimo, forse barocco e ridondante ma sublime, già entrato nella storia del costume del nostro Paese.
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Vero sconfitto della serata è certo American hustle – L’apparenza inganna di David O. Russell che con ben dieci candidature non porta a casa neppure una statuetta.
Senza grosse sorprese rispetto al pronostico della vigilia Dallas Buyers Club di Jean-Marc Vallée si è aggiudicato tre Oscar tra cui quelli per le interpretazioni maschili, protagonista e non, andati rispettivamente a Matthew Mc Conaughey e Jared Leto, miglior attrice è risultata come previsto Cate Blanchett, splendida nevrotica protagonista del Blue Jasmine di Woody Allen.
12 anni schiavo di Steve Mc Queen conquista il titolo di miglior film con i premi alla sceneggiatura non originale e all’attrice non protagonista Lupita Nyong’o, mentre Il grande Gatsby di Baz Luhrmann vince i premi per i costumi e le scenografie.
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Ma il vero trionfo della serata è stato tributato a Gravity di Alfonso Cuarón che ha messo a segno sette vittorie su dieci candidature, il riconoscimento alla regia che ha impiegato quattro anni a inventare la tecnologia per rendere realizzabile il progetto così come lo pensava il suo autore era quasi un atto dovuto ma non era prevedibile una vittoria così eclatante.
Non è una questione da poco perché l’odissea spaziale della dottoressa Ryan Stone è un’opera rivoluzionaria, non solo per l’invenzione della Light box all’interno della quale è stato girato il film ma anche e soprattutto perché sposta le certezze dell’Academy nel campo della recitazione.
Quando nel 2003 Peter Jackson tentò di far ammettere alla corsa per l’Oscar l’interpretazione di Andy Serkis nel ruolo di Gollum nella trilogia dell’Anello ottenne solo un rifiuto, oggi forse inconsapevolmente è stata candidata Sandra Bullock che in molte sequenze del film è interamente o parzialmente digitale.
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Delusione per il premio al miglior documentario assegnato a Twenty feet from stardom di Morgan Neville, ritratto delle coriste di grandi rock star che non riescono col talento a coprire i venti passi che le separano dalla celebrità.
In competizione c’erano opere di ben altro spessore, ma si è scelto probabilmente un vincitore politicamente innocuo che non creasse polemiche, infatti se The act of killing – L’atto di uccidere di Joshua Oppenheimer ha generato ripercussioni mediatiche a livello mondiale costringendo una nazione intera a fare i conti col suo sanguinoso passato, Dirty wars di Richard Rowley seguendo il coraggioso reporter Jeremy Scahill, immune alle intimidazioni dei servizi segreti, denuncia verità inconfessabili sulla guerra al terrore che gli Stati Uniti portano avanti nel mondo.
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Il film ha il merito di portarci tra la gente dell’Afghanistan mostrando che non sono tutti i feroci terroristi della propaganda bellica ma vittime degli ‘effetti collaterali’ con donne incinte e bambini trucidati nel silenzio internazionale.
Dirty wars documenta bombardamenti segreti sullo Yemen senza nessuna dichiarazione di guerra ufficiale e l’esistenza di una lista nera di persone da uccidere approvata dal presidente in carica Barak Obama, premio Nobel per la Pace 2009, che ha autorizzato per decreto l’eliminazione di Anwar Al-awlaki, cittadino americano di famiglia yemenita, e di suo figlio Abdulrahman di sedici anni per la loro forte opposizione alla politica USA dell’aggressione preventiva.
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Anche The square – Dentro la rivoluzione di Jehane Noujaim avrebbe meritato la vittoria, racconta l’insurrezione del popolo egiziano contro un regime corrotto e vessatorio.
Rischiando spesso la vita insieme ai protagonisti del suo film, la regista si è stabilita tra i dimostranti in piazza Tahrir fin dal gennaio 2011 mostrando al mondo l’inedita coesione tra cristiani e islamici per promuovere insieme istanze di libertà, le infiltrazioni dei Fratelli Musulmani manipolatori della protesta e andati al potere trattando con esercito e torturatori della polizia segreta.
La strada verso una democrazia sembra ancora lunga, ma il seme della consapevolezza si è diffuso tra la gente e Ahmed, uno dei giovani rivoluzionari abituato alla strada da quando a otto anni vendeva limoni per pagarsi gli studi, fa notare il germoglio sbocciato nei bambini che giocano alla ‘protesta’ impersonando i rivoluzionari.
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Come ogni anno l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences ha assegnato gli Oscar alla carriera e anche qui era presente uno spicchio del nostro Cinema migliore con il costumista Piero Tosi, che fu candidato per i costumi di opere immortali come Il gattopardo e Morte a Venezia di Luchino Visconti.
A seguire l’elenco completo dei vincitori e degli altri candidati all’86ª edizione degli Academy Awards.

Miglior Film: 12 anni schiavo (Brad Pitt, Dede Gardner, Jeremy Kleiner, Steve Mc Queen & Anthony Katagas)

  • American Hustle – L’apparenza inganna (Charles Roven, Richard Suckle, Megan Ellison & Jonathan Gordon)
  • Capitan Phillips – Attacco in mare aperto (Scott Rudin, Dana Brunetti & Michael De Luca)
  • Dallas Buyers Club (Robbie Brenner & Rachel Winter)
  • Gravity (Alfonso Cuarón & David Heyman)
  • Lei (Megan Ellison, Spike Jonze & Vincent Landay)
  • Nebraska (Albert Berger & Ron Yerxa)
  • Philomena (Gabrielle Tana, Steve Coogan & Tracey Seaward)
  • The Wolf of Wall Street (Martin Scorsese, Leonardo DiCaprio, Joey McFarland & Emma Tillinger Koskoff)

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Miglior Regia: Alfonso Cuarón per Gravity

  • Steve Mc Queen per 12 anni schiavo
  • Alexander Payne per Nebraska
  • David O. Russell per American Hustle – L’apparenza inganna
  • Martin Scorsese per The Wolf of Wall Street

Miglior Attore: Matthew Mc Conaughey per Dallas Buyers Club

  • Christian Bale per American Hustle – L’apparenza inganna
  • Bruce Dern per Nebraska
  • Leonardo Di Caprio per The Wolf of Wall Street
  • Chiwetel Ejiofor per 12 anni schiavo

Miglior Attrice: Cate Blanchett per Blue Jasmine

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Miglior Attore non Protagonista: Jared Leto per Dallas Buyers Club

  • Barkhad Abdi per Capitan Phillips – Attacco in mare aperto
  • Bradley Cooper per American Hustle – L’apparenza inganna
  • Michael Fassbender per 12 anni schiavo
  • Jonah Hill per The Wolf of Wall Street

Miglior Attrice non Protagonista: Lupita Nyong’o per 12 anni schiavo

  • Sally Hawkins per Blue Jasmine
  • Jennifer Lawrence per American Hustle – L’apparenza inganna
  • Julia Roberts per I segreti di Osage County
  • June Squibb per Nebraska

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Miglior Sceneggiatura Originale: Spike Jonze per Lei

  • Eric Warren Singer e David O. Russell per American Hustle – L’apparenza inganna
  • Woody Allen per Blue Jasmine
  • Craig Borten e Melisa Wallack per Dallas Buyers Club
  • Bob Nelson per Nebraska

Miglior Sceneggiatura non Originale: John Ridley per 12 anni schiavo

  • Richard Linklater, Julie Delpy e Ethan Hawke per Before Midnight
  • Billy Ray per Capitan Phillips – Attacco in mare aperto
  • Steve Coogan e Jeff Pope per Philomena
  • Terence Winter per The Wolf of Wall Street

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Miglior Fotografia: Emmanuel Lubezki per Gravity

Miglior Montaggio: Alfonso Cuarón e Mark Sanger per Gravity

  • Joe Walker per 12 anni schiavo
  • Alan Baumgarten, Jay Cassidy e Crispin Struthers per American Hustle – L’apparenza inganna
  • Christopher Rouse per Capitan Phillips – Attacco in mare aperto
  • Martin Pensa e Jean-Marc Vallée per Dallas Buyers Club

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Miglior Scenografia: Catherine Martin e Beverley Dunn per Il grande Gatsby

  • Adam Stockhausen e Alice Baker per 12 anni schiavo
  • Judy Becker e Heather Loeffler per American Hustle – L’apparenza inganna
  • Andy Nicholson, Rosie Goodwin e Joanne Woodlard per Gravity
  • K.K. Barrett e Gene Serdena per Lei

Migliori Costumi: Catherine Martin per Il grande Gatsby

  • Patricia Norris per 12 anni schiavo
  • Michael Wilkinson per American Hustle – L’apparenza inganna
  • William Chang per The Grandmaster
  • Michael O’Connor per The Invisible Woman

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Miglior Colonna Sonora Originale: Steven Price per Gravity

  • William Butler e Owen Pallett per Lei
  • Alexandre Desplat per Philomena
  • Thomas Newman per Saving Mr. Banks
  • John Williams per Storia di una ladra di libri

Miglior Canzone Originale:Let It Go‘ da Frozen – Il regno di ghiaccio (Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez)

  • Happy‘ da Cattivissimo me 2 (Pharrell Williams)
  • The Moon Song‘ da Lei (Karen O e Spike Jonze)
  • Ordinary Love’ da Mandela: Long Walk to Freedom (Bono, The Edge, Adam Clayton e Larry Mullen Jr.)

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Miglior Trucco e Acconciature: Adruitha Lee and Robin Mathews per Dallas Buyers Club

  • Stephen Prouty per Nonno cattivo
  • Joel Harlow and Gloria Pasqua-Casny per The Lone Ranger

Miglior Sonoro: Skip Lievsay, Niv Adiri, Christopher Benstead e Chris Munro per Gravity

  • Skip Lievsay, Greg Orloff e Peter F. Kurland per A proposito di Davis
  • Chris Burdon, Mark Taylor, Mike Prestwood Smith e Chris Munro per Capitan Phillips – Attacco in mare aperto
  • Christopher Boyes, Michael Hedges, Michael Semanick e Tony Johnson per Lo Hobbit: la desolazione di Smaug
  • Andy Koyama, Beau Borders e David Brownlow per Lone Survivor

Miglior Montaggio Sonoro: Glenn Freemantle per Gravity

  • Steve Boeddeker and Richard Hymns per All Is Lost – Tutto è perduto
  • Oliver Tarney per Capitan Phillips – Attacco in mare aperto
  • Wylie Stateman per Lone Survivor
  • Brent Burge and Chris Ward per Lo Hobbit: la desolazione di Smaug

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Migliori Effetti Speciali Visivi: Tim Webber, Chris Lawrence, David Shirk, Neil Corbould e Nikki Penny per Gravity

  • Ben Grossmann, Burt Dalton, Patrick Tubach e Roger Guyett per Into Darkness – Star Trek
  • Bryan Grill, Christopher Townsend, Guy Williams e Dan Sudick per Iron Man 3
  • Joe Letteri, Eric Saindon, David Clayton e Eric Reynolds per Lo Hobbit: la desolazione di Smaug
  • Tim Alexander, Gary Brozenich, Edson Williams e John Frazier per The Lone Ranger

Miglior Film d’Animazione: Frozen – Il regno di ghiaccio di Chris Buck & Jennifer Lee

  • Cattivissimo me 2 di Pierre Coffin & Chris Renaud
  • Ernest & Celestine di Stéphane Aubier, Benjamin Renner & Vincent Patar
  • I Croods di Kirk De Micco & Chris Sanders
  • Si alza il vento di Hayao Miyazaki

Miglior Cortometraggio Animato: Monsieur Hublot di Laurent Witz and Alexandre Espigares

  • Feral di Daniel Sousa
  • Get a Horse! di Lauren MacMullan
  • Possessions di Shuhei Morita
  • Room on the Broom di Max Lang and Jan Lachauer

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Miglior Film Straniero: La grande bellezza (Italia) di Paolo Sorrentino

  • Alabama Monroe – Una storia d’amore (Belgio) di Felix Van Groeningen
  • Il sospetto (Danimarca) di Thomas Vinterberg
  • Omar (Palestina) di Hany Abu-Assad
  • The Missing Picture (Cambogia) di Rithy Panh

Miglior Documentario: Twenty Feet from Stardom di Morgan Neville

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Miglior Cortometraggio Documentario: The Lady in Number 6: Music Saved My Life di Malcolm Clarke

  • Cave Digger di Jeffrey Karoff
  • Facing Fear di Jason Cohen
  • Karama Has No Walls di Sara Ishaq
  • Prison Terminal: The Last Days of Private Jack Hall di Edgar Barens

Miglior Cortometraggio: Helium di Anders Walter

  • Aquel No Era Yo (That Wasn’t Me) di Esteban Crespo
  • Avant Que De Tout Perdre (Just Before Losing Everything) di Xavier Legrand
  • Pitääkö Mun Kaikki Hoitaa? (Do I Have to Take Care of Everything?) di Selma Vilhunen
  • The Voorman Problem di Mark Gill

Oscar alla carriera: Angela Lansbury / Steve Martin / Piero Tosi