Il terremoto del 2012 che ha messo a dura prova l’Emilia Romagna porta a Torino i tesori del Rinascimento e del Barocco della Galleria Estense di Modena, chiusa in attesa di tornare a riaprire i battenti per i danni subiti dal sisma. La mostra, a cura di Stefano Casciu ed allestita alla Reggia di Venaria, ci porta a conoscere il ruolo degli Este, longeva dinastia italiana, per l’arte italiana. Un inedito taglio critico unisce le corti di Ferrara, prima sede della loro signoria, e Modena, nuova capitale dal 1598 dopo la forzata restituzione dei territori ferraresi al Papato. Adatta anche ad un pubblico non specialista, la storia della famiglia si snoda dal periodo di Alfonso I, dal 1505-1534, fino alla splendore barocco del regno di Francesco I, ritratto sia da Velazquez che da Bernini in capolavori incredibili.
Allestimento mostra este a venaria
La variegata cultura che le corti estensi hanno prodotto è espressa, oltre che dalle opere del museo modenese, anche da importanti prestiti internazionali: fra le opere provenienti dai musei stranieri ed italiani spiccano il criptico dipinto con Giove pittore di farfalle, dal museo di Cracovia, o la Maga Melissa della Galleria Borghese di Roma, entrambi di Dosso Dossi. L’accento è posto anche sulla produzione letteraria e musicale delle corti estensi. E’ infatti presente in mostra la famosa Arpa Estense, commissionata dal duca Alfonso II d’Este per il celebre concerto delle dame principalissime di Margherita Gonzaga, e destinata alla mantovana Laura Peperara, che con Livia d’Arco e Anna Guarini creò un concerto di Musica secreta che fece di Ferrara un raffinato centro di cultura musicale. Si può ammirare anche il Violoncello barocco di Domenico Galli, intagliatore e decoratore di Parma, che lo realizzò nel 1691 per Francesco II d’Este, promotore di una intensa attività culturale alla corte di Modena. I due oggetti sono esposti in via eccezionale, poiché sono sempre stati esclusi dai prestiti.
Dosso dossi giove dipinge le ali delle farfalle
Le 90 opere esposte sono divise in 9 sezioni, prendendo l’avvio dalla genealogia della famigli d’Este, passando per la grande eredità del Quattrocento artistico ferrarese di artisti quali Cosmè Tura ed Ercole de’ Roberti. Con la terza sezione si incontra la figura di AlfonsoI, mecenate di Dosso Dossi e di Tiziano, signore di Ludovico Ariosto e committente dei famosi Camerini d’alabastro nel castello ferrarese. Erano questi un luogo privato e speciale che doveva esprimere attraverso le sue decorazioni il carattere, gli interessi, lo status sociale del proprietario, il cui nome pare derivasse dai rilievi marmorei di Antonio Lombardo con un ciclo di storie dipinte.
Guercino venere arte amore
Saccheggiati nel 1598, oggi i camerini sono scomparsi e le loro collezioni artistiche disperse, ma è possibile ricostruirne l’aspetto attraverso gli inventari, le lettere ed altri documenti pervenutici. Si passa poi all’età di Ercole II, in pieno Cinquecento, dove è stato ricreato l’allestimento delle Sale Nove del castello ferrarese da lui volute, dove si ammiravano raffinate allegorie ispirate al mondo classico. Con il ducato di Alfonso II Ferrara è nuovamente ai vertici letterari, grazie alla presenza di Torquato Tasso, e musicali: insieme alla già nominata arpa, si possono ammirare in mostra gli spartiti e i libretti usati dalle gentildonne del seguito della duchessa. Le sezioni dedicate alla corte a Modena dimostrano l’interesse costante e continuo degli Este per rendere le loro collezioni magnificenti. Molti i nomi di artisti di fama europea, che arrivarono a rendere chiaro lo splendore della corte attraverso lo stile barocco. Opere del Guercino, Guido Reni, Boulanger, che fu il principale artefice della splendida decorazione della residenza di Sassuolo, Velazquez, Salvator Rosa, insieme a rari volumi a stampa di grande valore artistico.
Velasquez francesco d este
Una serie di affascinanti nature morte opera di pittori locali segnalano una delle ultime passioni della corte estense modenese, soprattutto con Francesco II, che regnò fino al 1694, mostrando la fase finale della dinastia d’Este, che si chiuderà definitivamente con la cosiddetta vendita di Dresda, avvenuta nel 1746: i cento maggiori capolavori delle collezioni estensi finiranno per diventare il nucleo iniziale della collezione di Augusto III di Sassonia. Grazie a questa interessante esposizione si può approfondire la conoscenza di una delle grandi dinastie italiane che hanno caratterizzato un territorio tanto fertile in ogni campo artistico della nostra penisola, l’Emilia Romagna, purtroppo duramente colpito dal terremoto di due anni fa.
Annibale carracci ovali con divinita venere
Proprio questo avvenimento ha dato lo spunto per il percorso-mostra: il sisma ha devastato la zona della Bassa Padana, colpendo in particolare il patrimonio architettonico e storico-artistico, fra cui la Galleria Estense di Modena, il luogo che raccoglie l’eredità delle collezioni estensi, con capolavori che coprono un arco di tempo che va dal Quattrocento fino al Settecento.
Il nucleo su cui è nata questa mostra è proprio il cuore della Galleria di Modena, purtroppo ad oggi ancora chiusa al pubblico per i lavori in corso. Intorno a queste opere è stato costruito un progetto scientifico che si è materializzato in un viaggio alla scoperta della cultura prodotta dai grandi mecenati estensi e dei loro molteplici interessi e passioni.
Sala 3 mostra este a venaria
La mostra è stata anche l’occasione per poter dimostrare solidarietà con la regione Emilia Romagna, poiché sono state restaurate, con il contributo della Reggia di Venaria e del Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale, due pale d’altare provenienti dalla chiesa di San Francesco a Mirandola, oltre all’Adorazione dei Pastori, opera di Dosso e Battista Dossi, che si possono ammirare esposte, a ricordare insieme ad altri capolavori, che, Ferrara prima e Modena poi, sono state, grazie agli Este, due vere capitali delle arti.


Titolo evento

Splendori delle corti italiane: gli Este Data fine:06 July, 2014 Sito web:http://www.lavenaria.it/web/it/