Si chiama Le radici del futuro. Fotografie, documenti e testimonianze la mostra che vi consiglio, caldamente di visitare presso l’archivio storico del Comune di Firenze (via dell’Oriuolo 35, fino all’11aprile, orarii sul sito dell’erchivio).
La mostra è curata dall’Associazione per una Fondazione per una memoria viva di San Salvi “Carmelo Pellicanò” che, come si può leggere in un frammento che apre la mostra, opera perchè si riconosca il valore storico-sociale dell’ex ospedale psichiatrico che, per chi non lo sapesse, o non fosse di Firenze, aveva i suoi padiglioni proprio nella vasta area fiorentina di San Salvi.
Le radici del futuro particolare locandina
La mostra, che raccoglie foto, video, tesi, libri, scritti, dipinti, si snoda lungo un percorso di quattro sale.
Nella prima che introduce alla mostra si può ad esempio vedere, in una bacheca di vetro, un mazzo di chiavi che sono accompagnate da alcune didascalie una delle quali recita: “quando l’ispettore mi dette le chiavi mi disse: questo è il tuo fucile conservalo e usalo come si deve”.
Nella seconda sala varie foto e frammenti raccontano cosa siano stati i manicomi e il movimento che portò alla riforma sanitaria. In uno di questi frammenti, tratto dal libro F. Basaglia, P. Tranchina (a cura di), Autobiografia di un movimento 1969-1979. Dal manicomio alla riforma sanitaria, Amministrazione provinciale di Arezzo, Firenze, 1979, p. 11 si può leggere “l’istituzionalizzato è un uomo pietrificato (…) acquietato e libero dagli eccessi della malattia ma ormai distrutto dal potere dell’istituto”, oppure che “i comportamenti devianti che vengono convenzionalmente etichettati come psichiatrici sono quei modi di reagire che il sistema non tollera”.
Le radici del futuro copertina catalogoNella terza sala vi sono vari dipinti. Infatti tra le varie attività che si svolgono nell’area dell’ex manicomio vi sono anche quelle organizzate dal centro di attività espressive La Tinaia.
Nella quarta ed ultima sala vengono invece proiettate le immagini di alcuni mini-documentari che raccontano la vita di persone che vivono e lavorano nell’area dell’ex manicomio (viene raccontata l’esperienza della tinaia e dei suoi laboratori nei quali attraverso l’arte – art brut – molte persone ritornano alla società da cui erano stati esclusi.
Tornando alla sala 2 vi è un interessante tabellone con schematizzate alcune delle leggi più importanti in materia, la 36 del 1904, la 431 del 1968 la 180 del 1978.
Proprio l’articolo 1 della legge 36 del 1904 stabiliva che debbono essere custodite e curate nei manicomi le persone affette da alienazione mentale, quando siano pericolose a sé o agli altri e riescano di pubblico scandalo, e non siano e non possano essere custodite e curate fuorché nei manicomi. “Persone affette da alienazione mentale” è una delle locuzioni usate dalla legge per parlare di queste persone.
Ed  allora ho provato a ricercare nei nostri archivi storici la parola “manicomio”.
Sono usciti 33 documenti con reperti che vanno dal 1861 al 1950 e che ci raccontano come erano variamente nominate le persone rinchiuse o da rinchiudere nei manicomi:
* persona inferma di mente,
* alienati,
* demente,
* pazzo non pericoloso,
* folle,
* alienati di qualunque genere.
Insomma l’incontenibile tendenza del diritto a ricondurre a categorie tutte le esperienze della vita si scatena anche in questo caso.
Ma se volete capire cosa siano stati i manicomi, il dolore che ha percorso quei padiglioni e le ragioni di conservare la memoria di questi luoghi non potrete certo consultare gli articoli asettici di una norma; e allora datemi retta, non fate i matti … andate a vedere questa mostra.