The german doctor wakolda 1Patagonia 1960. I coniugi Enzo ed Eva con i figli Thomas, Lilith e Poldo attraversano le vaste zone desertiche per tornare a Bariloche, il paese dove Eva è nata e cresciuta, con l’idea di riaprire l’albergo sul lago che hanno ereditato dalla madre di lei appena scomparsa.
Sulla via nel deserto incontrano un medico tedesco, Helmut Gregor, che chiede il permesso di unirsi in carovana con la sua auto dietro di loro per attraversare in sicurezza quelle terre desolate e giunti a destinazione sarà il primo ospite dell’hotel ancor prima che abbia riaperto completamente i battenti.

Il dottore straniero entra perciò giocoforza nel nucleo familiare dimostrando un interesse per la figlia Lilith, piccola e gracile che a dodici anni ne dimostra molti di meno, che può apparire equivoco e che pur non uscendo dal puro ambito scientifico ha in sé qualcosa di sinistro.
Il capofamiglia è l’unico a diffidare per istinto dell’intruso, ma moglie e figlia sembrano attratte dal suo carisma e incapaci di sottrarsi dal subirne il fascino.
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Sotto un inappropriato titolo inglese scelto dal nostro distributore nazionale, ennesimo esempio del colonialismo linguistico a cui gran parte dei mezzi di comunicazione italiani si assoggettano volentieri sconfinando spesso nel ridicolo, si cela un solido thriller storico di produzione argentina, terzo film firmato da Lucía Puenzo dopo i precedenti El niño pez e XXY.
Tratto da un romanzo della stessa regista edito in Italia da Guanda col titolo Il medico tedesco – Wakolda, l’editoria è evidentemente meno assoggettata a un eccessivo uso dell’inglese e non teme per fortuna di usare la lingua italiana, il film evoca i fantasmi del potere nazista sconfitto sul piano bellico ma ancora vivo e potente nella clandestinità dopo il secondo conflitto mondiale.
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Perché i nazisti in fuga dall’Europa poterono contare su potenti connivenze per costruire una solida latitanza e chi si è reso responsabile di garantire impunità a uomini spietati e sanguinari?
L’idrovolante approda sul lago portando sconosciuti nella villa dei misteriosi vicini e diventa simbolo di quei luoghi protetti in cui la ‘bestia’ ha trovato rifugio continuato a divorare vite umane.
Josef Mengele, il dottore di Auschwitz soprannominato ‘l’angelo della morte’ per aver ucciso con i suoi esperimenti più di quarantamila persone, è riuscito a non farsi catturare mai, portando avanti i suoi test genetici su animali, bambini e donne incinte anche tra l’ignara popolazione dell’America Latina a cui negli anni ‘60 non era ancora nota la portata delle atrocità commesse nei campi di sterminio.
Molti nazisti ottennero dal Vaticano nuove identità per la fuga, nel caso di Mengele è appurato che fu il comune di Termeno Sulla Strada del Vino in provincia di Bolzano a rilasciargli un falso documento d’identità per abbandonare il vecchio continente, ma le complicità su cui poté contare in Sudamerica anche prima della nascita dei regimi dittatoriali non sono ancora del tutto note.
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Il film di Lucía Puenzo scava nelle psicologie dei personaggi mettendo in luce l’ambiguità di un rapporto tra vittima e carnefice, dove la prima non è del tutto consapevole di ciò che subisce e nutre anche sentimenti di attaccamento verso un aguzzino che dal canto suo è abilissimo a insinuarsi, intercettando insicurezze, nelle vite delle sue vittime selezionate.
L’intuizione di dare al personaggio del padre un mestiere come la costruzione artigianale di bambole diventa immediata evocazione visiva di quelle malsane teorie che ricercavano la purezza della razza, le manipolazioni genetiche e tutte le torture aberranti subite dal popolo ebraico e più in generale dagli esseri umani prigionieri nei lager in nome di un folle impossibile risultato scientifico.
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La cattura Adolf Eichmann da parte del Mossad, che lo portò poi in Israele per il processo, fa da sottofondo alla narrazione in The german doctor e oltre a contestualizzare storicamente il periodo dà una percezione della battaglia, ancora ben lungi dall’essere esaurita, tra i servizi segreti israeliani e le comunità di lingua tedesca in terra americana sempre più numerose e potenti, protezione perfetta per criminali nazisti.
Il film anche se frutto di un’opera di finzione riesce a restituire tutta l’oscura drammaticità di quei tempi, sarà nelle sale italiane del prossimo 10 aprile distribuito da Academy2.



Dettagli

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: El médico alemán – Wakolda
  • Regia: Lucía Puenzo
  • Con: Alex Brendemühl, Natalia Oreiro, Diego Peretti, Elena Roger, Alan Daicz, Nicolás Marsella,Guillermo Fnening, Ana Pauls, Florencia Bado, Juan I. Martínez, Carlos Kaspar, Abril Braunstein, Maria V. Barret, Benito E. Crespo, Sebástian Cáneva, Hartmut Becher, Valeria Radivo, Ricardo Truppel, Marcelo “Hos” Bearzi, Maia Muravchik, Tobías González Varceló, Matíaz Zunino, Martín Willnecker, Tomás Jacob, Brian Sichel, Julia Zey, Sofía Stieglitz, Diego Acosta
  • Sceneggiatura: Lucía Puenzo dal suo romanzo omonimo
  • Fotografia: Nicolás Puenzo
  • Musica: Daniel Tarrab, Andrés Goldstein, Laura Zisman, Dirty Three, Nick Cave
  • Montaggio: Hugo Primero
  • Scenografia: Marcelo Chaves
  • Costumi: Beatriz Di Benedetto
  • Produzione: Lucía Puenzo per Historías Cinematográficas S.A. in coproduzione con  Pyramide Productions Sas, Wanda Visión S.A., Hummel Film S.A., Moviecity e The Stan Jakubowicz Co.
  • Genere: Thriller
  • Origine: Argentina, 2013
  • Durata: 90’ minuti