Nelle acque che circondano l’isola di Cipro, secondo il mito Afrodite fu generata dalla spuma del mare e si levò dalle onde in tutto il suo splendore; dea dell’amore, nata in un luogo che nella sua lunga storia ha conosciuto soprattutto guerre: crocevia importante per i commerci marittimi nel Mediterraneo e per la supremazia militare sul mare, Cipro ha vissuto una storia travagliata, spesso contesa e passata di mano attraverso invasioni, accordi dinastici e addirittura venduta alla fine del XII secolo dai Crociati dell’inglese Riccardo Cuor di Leone – che l’avevano occupata ma non erano interessati a mantenerne il dominio – all’ordine dei Templari. Per concludere con l’assetto attuale, risultato delle tragiche vicende del secolo scorso, che la vede divisa tra “Repubblica di Cipro” – entrata a far parte dell’Unione Europea nel 2004 – e “Repubblica Turca di Cipro Nord”: proclamato nel 1983, questo stato che per la comunità internazionale tuttora non esiste essendo riconosciuto solo dalla Turchia, occupa la parte settentrionale dell’isola, e conserva alcuni dei suoi tesori più preziosi, a iniziare dalla città di Famagosta, in un’area dove tutta la storia dell’isola ha lasciato la sua impronta.

La presenza umana a Cipro risale al periodo Neolitico, ma è con l’età del bronzo che l’isola, grazie alle sue miniere di rame sfruttate fino a tempi recenti, conobbe sviluppo e ricchezza. Nel corso del XVII secolo a.C., venne edificata la città di Alasia (o Antica Enkomi – a poca distanza dall’odierna Famagosta), le cui fortune furono legate proprio alle miniere di rame; la decadenza di Alasia, dovuta all’insabbiamento del porto, vide crescere la vicina Salamis (Salamina), una delle sette città-stato che nel XII secolo a.C. si erano spartite l’isola. Menzionata per la prima volta in una stele assira dell’VIII secolo a.C., Salamina visse la sua epoca d’oro nel VI secolo a.C., quando presso la sua corte si riunivano filosofi e letterati, tra i quali alcuni dei poeti greci più famosi.

Oggi, il sito archeologico conserva i resti di numerosi edifici pubblici, il Ginnasio, le Terme e il più tardo Teatro, risalente all’epoca di Augusto; a pochi passi dai resti della città immersi nella vegetazione mediterranea risplende il mare, orlato da una lunga spiaggia solitaria; verso l’interno, la necropoli conserva le cosiddette Tombe dei Re: secondo l’uso miceneo – come descritto da Omero nell’Iliade – re e aristocratici vennero sepolti qui insieme a oggetti della vita quotidiana e provviste di cibo; ma il viaggio verso l’oltremondo veniva intrapreso anche in compagnia degli schiavi prediletti, sacrificati per continuare la loro opera accanto al padrone, e degli animali che lo avevano accompagnato in vita, compresa una coppia di cavalli con il relativo carro, venuti alla luce in uno dei recinti che precedevano le camere funerarie.

In epoca bizantina, dopo un disastroso terremoto, sulle rovine di Salamina sorse la nuova capitale a cui venne dato il nome di Constantia: ritenuta il luogo natale dell’apostolo Barnaba, la cui tomba fu scoperta nelle vicinanze durante il V secolo, la città divenne un’importante meta di pellegrinaggi.
I Bizantini avviarono la costruzione di una catena di fortezze sulle alture dell’isola, creando una linea difensiva e di avvistamento utilizzata a lungo e potenziata nei secoli successivi. Sant’Ilarione, Buffavento, Kantara, sono i castelli che dall’alto dominano la costa nord di Cipro, arroccati in posizione imprendibile e quasi mimetizzati fra le rocce che li circondano, tanto che appaiono all’improvviso a chi si avvicina alle loro mura, inerpicandosi su sentieri ripidi e tortuosi; in basso, la grandiosa fortezza di Kyrenia presidia il porto affacciato su una splendida baia, dove già nell’XI secolo a.C. sorgeva una delle città-stato cipriote.

Dopo i Bizantini, nel XII secolo l’isola passò nelle mani dei Lusignano – dinastia francese rifugiatasi a Cipro dopo la caduta del regno di Gerusalemme – che mantennero la sovranità sull’isola fino quasi alla fine del XV secolo; i Lusignano ingrandirono e rafforzarono i castelli bizantini, facendone dei veri capolavori di architettura militare, miracoli di equilibrio su impervi dirupi, in grado di resistere a lungo agli assedi. Cipro visse allora un periodo di grande splendore, durante il quale Famagosta divenne una città ricchissima, centro nevralgico di commerci marittimi che si estendevano in tutto il Mediterraneo; la capitale veniva stabilita a Nicosia, dove i Lusignano avviarono la costruzione di una imponente cinta muraria, completamente ristrutturata nel Cinquecento durante il dominio di Venezia: le mura veneziane racchiudono il centro urbano all’interno di un cerchio, che con i suoi undici bastioni assume la forma di una stella. Oggi Nicosia è una doppia capitale, ospitando a nord e a sud della cosiddetta “linea verde” – che la taglia praticamente a metà – i ministeri e i palazzi governativi dei due stati in cui l’isola è divisa.

A Cipro i Lusignano portarono architetti e maestranze francesi, che intrapresero la costruzione di cattedrali e chiese cattoliche in un purissimo stile gotico, trapiantando sotto il caldo sole mediterraneo le guglie e i rosoni di Chartres e Notre-Dame; una rivoluzione, che introduceva la verticalità spigolosa del gotico accanto alle tradizionali forme raccolte e tondeggianti dell’architettura bizantina, propria delle chiese ortodosse costruite fino a quel momento nell’isola. La cattedrale di Nicosia (oggi Moschea di Selim), così come la moschea di Lala Pascià a Famagosta, costruita dai Lusignano agli inizi del XIV secolo come cattedrale di San Nicola, private di tutti gli arredi secondo i dettami dell’Islam, non hanno subito le sovrapposizioni che inevitabilmente nei secoli vengono apportate agli edifici di culto: le pareti dipinte di bianco, su cui spicca il colore dorato della pietra di pilastri e costoloni, rivelano la maestosa eleganza dell’architettura gotica francese, distillandone l’essenza assoluta. Camminare nelle grandi e silenziose navate, con la luce che filtra dalle griglie che schermano le finestre – una luce bianca, perché mancano le vetrate colorate, elemento consueto di ogni chiesa gotica – costituisce un’esperienza del tutto particolare, restituendo forse l’immagine originaria dell’edificio quale poteva scaturire dalla mente di chi ne aveva concepito la struttura, così fortemente caratterizzata nella sua nudità.

Risale ai primi anni del Duecento la fondazione dell’abbazia di Bellapais (corruzione del nome Abbaye de la Paix), sulle colline sopra Kyrenia – che i Lusignano ornarono e arricchirono durante il loro regno – oggetto di scandalo in tutta l’isola per il lusso e la lussuria dei suoi abati, che cavalcavano indossando mitrie e speroni d’oro, accompagnati da uno stuolo di concubine, esibite sfacciatamente nei loro abiti sgargianti. Dopo la conquista ottomana, l’abbazia fu affidata a monaci ortodossi; lasciata decadere, in parte finì col crollare. Restano ancora in piedi la chiesa, rimaneggiata per le esigenze della liturgia ortodossa, e il bellissimo chiostro trecentesco in stile gotico fiammeggiante.

Nel 1473 salì sul trono di Cipro la vedova diciannovenne dell’ultimo dei Lusignano, la veneziana Caterina Corner (o Cornaro), che più tardi fu praticamente costretta dai veneziani ad abdicare, consegnando l’isola al dominio della Repubblica veneta. L’atto ufficiale di abdicazione fu firmato nel febbraio 1489 a Famagosta davanti alla cattedrale di San Nicola, e Caterina, in abiti a lutto, lasciò Cipro per l’esilio; relegata ad Asolo, la sua corte divenne luogo d’incontro e soggiorno di celebri artisti e letterati, tra i quali Giorgione, Lorenzo Lotto e Pietro Bembo, che qui scrisse e ambientò i suoi dialoghi Gli Asolani, incentrati sul tema dell’amore.

I veneziani intrapresero grandi opere di rafforzamento e ampliamento delle strutture difensive dell’isola, in particolare a Nicosia e Famagosta: qui, i lavori della Cittadella furono affidati nel 1492 all’architetto Nicolò Foscarini, il cui nome campeggia sotto il leone di San Marco all’ingresso del torrione principale, che ha preso il nome di “torre di Otello”. Secondo una novella cinquecentesca, che liberamente reinterpretava un fatto di cronaca, proprio qui Cristoforo Moro, governatore dell’isola tra il 1506 e il 1508, uccise la moglie Desdemona; dal racconto, William Shakespeare trasse l’ispirazione per la tragedia Otello, in cui le scene di più intenso pathos sono ambientate proprio nella Cittadella.

Dopo un lungo e sanguinoso assedio durato oltre un anno, Famagosta venne espugnata nel 1571 dagli Ottomani, ormai padroni di tutta l’isola: iniziava così il lento declino della supremazia veneziana sul Mediterraneo orientale; Cipro appartenne all’Impero Ottomano fino al 1878, quando fu ceduta agli inglesi come ricompensa per il loro appoggio alla Turchia, e da quel momento su tutte le monete cipriote figurò il profilo della nuova sovrana dell’isola, Vittoria: mito, storia, letteratura, ancora una volta una figura femminile intrecciava il proprio destino con quello di Cipro.

A Famagosta, il leone di San Marco dai grandi occhi che sovrasta il portale di accesso alla Cittadella, continua da oltre cinque secoli a sorvegliare con aria corrucciata il trascorrere di sempre nuovi ed effimeri padroni, e come per la Ginestra leopardiana, sotto la sua effigie marmorea “Passan genti e linguaggi: ella nol vede: /
E l’uom d’eternità s’arroga il vanto”.