Gli ultimi giorni di LeonardoGli ingredienti per un successo ci sono tutti: un autore bravo e competente, Antonio Forcellino, storico che ha già raccontato in alcuni suoi libri le vicende di alcuni dei più noti artisti del Rinascimento (basto pensare a Raffaello. Una vita felice, Michelangelo Buonarroti. Storia di una passione eretica e Gli ultimi giorni del Rinascimento, che ruota invece tutto attorno a Tiziano); un artista che definire celebre è poco, Leonardo da Vinci, e che non finisce mai di stupire: basti pensare che un paio d’anni fa il Prado ha trionfalmente annunciato di aver trovato una copia della Gioconda realizzata nell’ambito dell’atelier dell’artista. Ed è proprio dalla Monna Lisa e dal suo doppio, ignorato per secoli e balzato poi agli onori delle cronache, che il nostro libro prende le mosse…
Gli ultimi giorni di Leonardo (Rizzoli) racconta infatti di come, il 10 ottobre del 1517 il cardinale Luigi d’Aragona e il suo segretario Antonio de Beatis si siano recati al castello di Cloux per incontrare proprio Leonardo, oramai al termine del suo percorso terreno, e abbiano ammirato tre delle sue ultime, enigmatiche opere, oggi tutte e tre conservate al Louvre, “un San Giovanni Battista Giovane”, una “Madonna posta in grembo a Sant’Anna”, come ci descrive lo stesso segretario, e poi lei, che non ha certo bisogno di altre presentazioni, la Gioconda. Forcellino ci conduce abilmente nel mondo dell’inizio del Cinquecento, indagando tre dei suoi dipinti più ricchi di significati, svelandoci particolari inediti del rapporta tra il genio di Vinci ed i suoi committenti, ma anche il rapporto tra l’artista-scienziato-inventore (e chi più ne ha più ne metta) e i pittori suoi contemporanei. Perché, per quanto a fondo lo si possa conoscere, Leonardo svela sempre qualcosa di nuovo, a seconda del punto di vista che si sceglie.


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Dettagli

Antonio Forcellino

Gli ultimi giorni di Leonardo

Rizzoli

pp. 280