Un grande direttore d’orchestra italiano ed una sofisticata collezione d’arte:  sono i due poli della mostra in corso agli Uffizi, omaggio ad una personalità importante sia per la musica che in campo artistico. La figura di Francesco Molinari Pradelli, infatti, non può essere circoscritta al solo mondo musicale, del quale è stato un grande protagonista. Va annoverato fra i più grandi intenditori e studiosi d’arte del Novecento , che ha affiancato ad un’attività professionale di successo un interesse per la storia dell’arte coltivata a tutto campo, appassionatamente e con indiscusso metodo.
1 francesco molinari pradelli
La sua iniziale passione è per l’arte dell’Ottocento, che si tramuta, non ne sappiamo la causa, in una passione per l’arte barocca e, soprattutto, per le nature morte di quel periodo. Il suo interesse per questo genere ne fece un vero precursore riguardo gli studi che erano iniziati alla fine degli anni ’50, divenendone davvero un pioniere, come lo definì Mina Gregori. La sua raccolta fu infatti uno stimolo costante e continuo per lo studio del genere, grazie anche alla sua costante generosità che lo portava ad aprire la sua collezione e a disporre prestiti, con il desiderio di promuovere la conoscenza dell’arte. La prima importante mostra sulla natura morta, aperta a Napoli e poi Zurigo e Rotterdam nel 1964, vedrà infatti presenti ben 13 dipinti della collezione del Maestro.
2 carlo magini natura morta con verdura pane testa di vitello e oggetti da cucina
Le sue acquisizioni hanno sempre avuto la capacità di precorrere i tempi, anticipare le mostre che sarebbero poi state organizzate; mostre che poi solleticavano il suo interesse muovendolo a cercare nel mercato internazionale gli oggetti adeguati. Siamo nel 1960 quando ha già acquisito due nature morte di Jacopo Chimenti detto l’Empoli, esempi pregiatissimi datati 1625 e veri capisaldi della limitata produzione di questo genere del maestro toscano . Un anno dopo acquista a Parigi uno dei capolavori di Carlo Magini, la natura morta con verdura, pane, testa di vitello e oggetti da cucina, nitida composizione analitica di un artista in pieno periodo illuminista, che verrà esposta nel 1964 alla mostra parmense su Cristoforo Munari e la natura morta italiana curata da Augusta Ghidiglia Quintavalle.
3 cristoforo munari natura morta con alzatina con cristalli
L’impulso di questa mostra porterà Francesco Molinari Pradelli , a cinque anni di distanza, a scoprire due dipinti di Munari, fino ad allora sconosciuti. La curatrice riceverà da lui le fotografie delle opere e, complimentandosi con il Maestro e confermando l’attribuzione, confesserà di essere dispiaciuta per non averle potute avere per la recente mostra! 
Le sue frequentazioni internazionali grazie alla sua carriera musicale, lo hanno collegato ai grandi antiquari dell’epoca, agli studiosi importanti, ma tutto questo è stato secondario, perché in lui vi era il fiuto del conoscitore e l’occhio attento di colui che sapeva riconoscere, anche sotto strati scuri della patina del tempo, la mano di un Ruoppolo o di un dipinto di Mario Nuzzi.
4 giovanni agostino cassani zuffa tra galli
Non troviamo, infatti, nella sua collezione, i nomi altisonanti che possono oggi  far fare la fila per una esposizione, ma ha invece composto un esauriente rappresentazione della pittura barocca italiana, maggiormente dell’area veneta, emiliana e napoletana. Un autentico autodidatta nel mondo della storia dell’arte, con una rete di conoscenze fra gli storici più accreditati, che non mancava di consultare, ma, per lo più, sempre ad acquisto effettuato. L’acquisizione di un dipinto metteva in moto una serie di dinamiche che coinvolgevano varie persone: all’inizio raccoglieva notizie dal gallerista o dall’ultimo proprietario cercando di ricostruire la storia dell’opera, poi lui stesso si dedicava allo studio approfondito di questa con frequentazioni d’archivio e biblioteche, poi l’affidamento dell’opera, se necessario, alle mani di un restauratore di fiducia. A questo punto faceva la campagna fotografica necessaria che portava il dipinto ad essere conosciuto da esperti del settore per generare il dibattito critico: i docenti dell’università di Bologna, gli storici dell’arte della Soprintendenza, gli specialisti del settore e coloro che si occupavano delle eventuali mostre, tutti venivano a conoscenza delle sue ricerche e venivano coinvolti in questa sorta di consacrazione del capolavoro ritrovato che sarebbe avvenuta alla presentazione del pubblico in occasione di qualche esposizione.
5 giuseppe ruoppolo agrumi e secchia con carciofo
Questo percorso è stato paragonato ad una partitura musicale eseguita magistralmente dall’orchestra sotto la mano del direttore che porta, dopo ripetute prove, alla conoscenza di un vasto pubblico l’opera, con metodo e una ragionata sequenza critica e con l’apprezzamento delle istituzioni.  Quando il maestro rientrava dalle sue tournée internazionali, il clima all’istituto di Storia dell’arte a Bologna  era di pura trepidazione, in attesa di vedere cosa avrebbe portato:  presentava l’opera attraverso le fotografie per una attribuzione agli aspiranti conoscitori che si districavano fra lacunose conoscenze per individuare epoca, scuola  e magari il nome di un artista. Anche in famiglia si assisteva ad un vero “spettacolo” di presentazione, come racconta suo figlio Alessandro. Come se fosse un nuovo ospite, dopo averlo spacchettato, il dipinto veniva posto su una sedia in mezzo al salotto e presentato in silenzio: “ Quegli attimi erano importanti, gioiosi e seri, profondi come un esame vero, perché non si poteva dire soltanto che piaceva, che era bello; da quel momento iniziava una specie di interrogatorio … chiedeva del secolo di appartenenza, della tecnica pittorica, quale regione, quale scuola, quale soggetto ed infine quale pittore. Dovevamo arrivarci, ci stuzzicava, suggeriva, accennava con rapidi movimenti della mano e delle dita ai particolari più significativi da lui individuati.”
6 giuseppe nuvolone allegoria della poesia
In tre decenni la sua collezione ha raggiunto il ragguardevole numero di duecento opere. Le nature morte saranno sempre al centro dei suoi interessi, ma alla fine degli anni Sessanta comincia ad interessarsi alla pittura di figura; già nel 1965 aveva comprato  a Vienna l’Allegoria della Poesia  attribuito a Francesco Nuvolone, che sarà ammirata da Roberto Longhi illustrandolo in un articolo sulla sua rivista “Paragone”: resta traccia di questo interesse in una lettera dello studioso dell’agosto 1965, esposta in mostra a Firenze, dove il dipinto viene chiamato “incantevole Nuvolone azzurro”, oggi attribuito in verità al più giovane Giuseppe Nuvolone. E’invece il 1976 l’anno di acquisizione di un ritratto che unisce la pittura di figura alla natura morta: l’autoritratto di Bartolomeo Nazari, artista lombardo della prima metà del Settecento  .  Esempio di trompe- l’oeil, la tela che lo ritrae è, senza cornice, poggiata sul tavolo da lavoro, dove sono allineati gli strumenti da lavoro dell’artista ed una piccola statuetta in gesso che riproduce in scala ridotta la figura del celebre Laocoonte. La spatola e sporca di colore, così come lo sono i pennelli  infilati nel buco della tavolozza, mentre il tavolo ha una profonda spaccatura diagonale.  “Pittura, scultura e disegno si coniugano in uno spazio collezionistico attraverso oggetti in posa.” Anche Francesco Molinari Pradelli si dilettava di pittura, tenendo sempre a portata di mano una tavolozza e sin da piccolo aveva imparato a creare con l’argilla usando stampi di gesso di noti creatori bolognesi di figurine con i quali creava statuine per il presepe che poi dipingeva.  Il momento della creazione per un artista del suo calibro era sicuramente un momento fondamentale; ecco perché l’altra passione che arricchisce la sua collezione è quella per i bozzetti. “Il bozzetto costituisce un momento essenziale della creazione dell’opera d’arte” ci dice il maestro nel 1984. E’ questo il periodo nel quale indirizza l’attenzione verso studi e bozzetti, fresche invenzioni che donano alla sua collezione tratti di dinamica vivacità, tracce del percorso che ogni artista ha realizzato per raggiungere la sua realizzazione.
7 luca forte natura morta di frutta e fiori
La collezione di Francesco Molinari Pradelli non nasce per investimento economico o per sottolineare il suo stato sociale. La sua è stata una pura e travolgente passione così come passione era il suo lavoro, la musica. Insieme ad un orecchio musicale  infallibile aveva un occhio d’esperto d’arte e un fiuto eccezionale che ha messo al servizio di tutti, poiché la sua collezione è stata composta per essere veicolo di conoscenza, e non privato luogo per  un godimento solitario.  Questo suo desiderio di diffondere l’amore e la conoscenza dell’arte barocca ha trovato piena soddisfazione prima nel 1984 a Bologna e poi nel 1995 a Mantova, in Palazzo Tè, alla presenza dello stesso Maestro, con due esposizioni che hanno definitivamente consacrato la sua collezione come imprescindibile per gli studiosi del Seicento e del Settecento. Una collezione che è oggi esposta in buona parte al museo degli Uffizi ma che vive all’interno della bella villa di Marano, Bologna, dove ancora è possibile sentire palpitare la passione e la sensibilità di questa grande personalità, degno erede dei collezionisti antichi del nostro Rinascimento, come le sue stesse parole ci insegnano: “ Mi auguro che il collezionismo continui a prosperare come espressione di creatività individuale e come garanzia, attraverso la libertà dell’arte, della libertà di una società civile.”