Dopo tanta e tanta attesa, il 12 aprile Palazzo Pretorio ha riaperto le sue porte con la collezione civica di Prato.
Duplice è la gioia per chi oggi può ammirarne gli spazi del museo. Da un lato il restauro architettonico delle sale, durato quasi 20 anni e molto sofferto, ha riportato all’antico splendore gli stemmi dipinti, le statue, gli ornamenti lapidei e gli affreschi delle pareti, con un’illuminazione studiata e un allestimento originale. Dall’altro i capolavori pratesi di pittura e scultura, memoria storico-artistica e motivo di vanto per la città, tornano finalmente ad essere riuniti nella sede di Palazzo Pretorio, dopo un “esilio” durato troppo a lungo: la collezione civica, arricchita delle recenti donazioni, si offre di nuovo al visitatore per alimentare l’orgoglio e il senso identitario verso questa città. Grande è l’emozione per un’intera generazione di giovani pratesi che vede riunita per la prima volta la collezione in un’unica sede espositiva.

Il rinnovato assetto recupera sapientemente gli stili succedutisi nei secoli, ripristinandone la bellezza originale, ma al tempo stesso con una funzionalità che guarda al futuro: videoinstallazioni e postazioni multimediali touch screen permettono di approfondire le conoscenze sulla storia della collezione e della città, con un ricercato connubio di antico-moderno che vuol fare di Palazzo Pretorio un centro propulsore di cultura, che dal centro storico si irradia in tutto il territorio.
Il nuovo allestimento, firmato dagli architetti Adolfo Natalini, Piero Guicciardini e Marco Magni, vincitori del concorso bandito dal Comune nel 2011, presta grande attenzione alle funzioni espositive e alle opere, ma non tralascia nemmeno i servizi sussidiari alla visita e la flessibilità nell’uso degli spazi.
L’ingresso al pian terreno, che si affaccia su Piazza del Comune, immette in un ambiente dedicato all’accoglienza e ai servizi di sussidio alla visita. Dalla biglietteria si accede ad un primo spazio in cui si familiarizza col Palazzo e con la sua storia. Sotto grandi volte a crociera, le due grandi sale adiacenti sono pronte ad accogliere le mostre temporanee.
Si accede quindi al primo piano, dove sono illustrate le tappe fondamentali della storia di Prato.
Agli sbarchi degli ascensori sono collocati quattro ritratti, fortemente legati alla raccolta civica, scelti per rappresentare il periodo a cui è dedicato ciascun piano. Si comincia col grande mercante pratese Francesco di Marco Datini al primo, mentre al secondo ad accoglierci è Francesco de’ Medici, morto in circostanze misteriose nella Villa di Poggio a Caiano; al mezzanino a far gli onori di casa é Pietro Leopoldo di Lorena, “padre” della collezione civica del Museo, ed infine il re Umberto I di Savoia riceve il visitatore al quarto piano.

Ma andiamo per ordine e torniamo al primo piano. Dopo un’introduzione alla storia della raccolta civica, una proiezione virtuale ricostruisce le vicissitudini della Sacra Cintola e introduce il visitatore alla scoperta delle ricchezze della città (gli affreschi della Cappella della Cintola nel Duomo di Prato, opera di Agnolo Gaddi), coinvolgendolo in un suggestivo racconto per immagini. Vuole la storia – intreccio di vicende storiche e credenze religiose – che al momento dell’Assunzione la Madonna abbia consegnato il prezioso cingolo a San Tommaso d’Aquino, e il mercante pratese Michele nel 1141 lo abbia portato dalla Terra Santa a Prato, donandola alla pieve di Santo Stefano, oggi cattedrale della città.
Ben presto la reliquia divenne oggetto di una straordinaria venerazione: fu mostrata a papi, principi personaggi illustri e non ultimi ai cittadini, con un rituale perpetrato nei secoli fino ad arrivare a noi. Ancora oggi infatti la Sacra Cintola viene esibita in pubblico: cinque le sue ostensioni annuali dal pulpito di Donatello, la più attesa delle quali si svolge l’8 settembre, giorno della natività di Maria e festa della città.
Con un percorso cronologico si entra quindi nel vivo della collezione. L’antico Salone del Tribunale, un tempo deputato all’amministrazione della giustizia, accoglie i capolavori dal Tardogotico al Rinascimento. Il restauro architettonico recupera il soffitto a travi lignee dipinte, gli stemmi affrescati dei Podestà (i magistrati non originari della città) e le testimonianze scultoree di età rinascimentale alle pareti, e arricchisce gli ambienti dei grandi Polittici su fondo oro, tra cui la spettacolare macchina d’altare di Giovanni da Milano, le tavole di Bernardo Daddi, Agnolo Gaddi e altri autori del tardo Trecento, fino ad arrivare ai grandi capolavori di Lorenzo Monaco, Paolo Uccello, Filippo Lippi e l’Officina pratese, una pagina cruciale del Rinascimento, riscoperta solo recentemente.
Opere e allestimento si valorizzano quindi vicendevolmente, in una gioia per gli occhi e per lo spirito.

Segue una sala dedicata a Filippino Lippi, pratese di nascita, esposto accanto ad altri maestri del Tardo Quattrocento e Cinquecento (Botticini, Raffaellino del Garbo, Luca Signorelli) e una dedicata a Donatello e alla scultura del Quattrocento.
Alcune opere chiave si stagliano su pannelli a sé stanti e sono inquadrate da porzioni di stoffa preziosa. Il tessuto costituisce infatti un simbolo indentitario per Prato e le tinte scelte richiamano le tonalità individuate, di volta in volta, nell’opera esposta, dando vita ad un allestimento sì originale, ma nel pieno rispetto della tradizione pratese.
Una seconda videoproiezione visibile nel mezzanino tra il primo e il secondo piano ricostruisce la storia di Palazzo Pretorio, con immagini storiche e attuali, che avvicinano volti vicini e lontani nel tempo.

Il secondo piano è dedicato ad una selezione di grandi pale dal Cinquecento al Settecento, molte delle quali provengono dalle chiese e dai monasteri della città, di cui è fitto il territorio pratese, a cui si aggiunge la donazione Riblet, che consta di tre bellissime tavole di Santi di Tito e Alessandro Allori, entrate a far parte della collezione civica del museo nel 2012 grazie al lascito testamentario di Angela Riblet. Le altre sale sono dedicate alla pittura del Cinquecento e Seicento con opere, fra gli altri, di Giovan Battista Nalsini, Battistello Caracciolo, Cecco Bravo e Mattia Preti.
Nel mezzanino tra il secondo e il terzo piano sono esposte alcune opere della Collezione Martini, che il comune acquisì dalla Misericordia nel 1895. I dipinti selezionati, eseguiti tra la fine del XVII e la prima metà del XVIII secolo, ricreano l’effetto di una quadreria da “cabinet” settecentesco.

Il terzo piano è dedicato all’arte dell’Ottocento e Novecento. Una prima sala accoglie i cartoni preparatori del pittore pratese Alessandro Franchi, accanto ad una selezione di disegni del pratese Lorenzo Bartolini, considerato il principale scultore italiano dell’Ottocento.
Come un colpo di teatro, l’ultima sala chiude degnamente il percorso di visita. Dopo i disegni, ritroviamo qui i le opere scultoree di Lorenzo Bartolini. Accanto ai modelli di ritratti in marmo e gesso, troviamo quelli di alcune delle sue opere più importanti, come la celebre Fiducia in Dio e la Filatrice, omaggio alla vocazione tessile di Prato.
A quelle di Lorenzo Bartolini si aggiungono le sculture di Jacques Lipchitz: per l’esposizione ne sono state scelte quattro, dal nucleo di 21 modelli in gesso e 43 disegni che la Fondazione che ne porta il nome nel 2011 ha donato alla città.
Sono qui esposti anche alcuni dipinti di pittori dell’Ottocento, tra cui Von Sturler e i pratesi Luigi Mussini e Antonio Marini, mentre a rappresentare il Novecento spiccano le opere di Ardengo Soffici e i pittori della Scuola di Prato.
Spettacolo ulteriore insieme ai capolavori, dalle finestre del terzo piano – inaccessibile dal 1983 – si può godere la vista sulla città, che restituisce uno splendido panorama celato per più di 30 anni.

La riapertura di Palazzo Pretorio come Museo Civico è per Prato motivo d’orgoglio e occasione di festa che coinvolge l’intero centro storico: ogni sabato di maggio le strade della città si animano di forme, suoni e colori grazie a una serie di iniziative collaterali.
Condividiamo le parole dell’assessore alla cultura Anna Beltrame: “Palazzo Pretorio torna così ad essere lo scrigno dei tesori della città, uno spazio vivo, capace di comunicare a tutti l’emozione della bellezza e la curiosità della scoperta, uno strumento prezioso per far conoscere la vera ricchezza di Prato”.
Didascalie immagini
- Bernardo Daddi, Predella con le Storie della Sacra Cintola, particolare con le Storie di San Michele, 1337-1338,
tempera e oro su tavola, 27,5 x 222 cm, - Mappa del Museo di Palazzo Pretorio
- Filippo Lippi e bottega, Annunciazione alla presenza di San Gerolamo, 1465-1470, (©SaraBello2014)
- Francesco Morandini detto Il Poppi, Tobiolo e l’Angelo, 1572-1573,
olio su tavola, 215 x 130 cm - Battistello Caracciolo, Cristo e la Maddalena (Noli me tangere), 1618,
olio su tela
(©SaraBello2014) - Lorenzo Bartolini, La Filatrice nell’attuale allestimento del terzo piano, 1847ca,
gesso
(©SaraBello2014)
In copertina:
Un particolare da Bernardo Daddi, Predella con le Storie della Sacra Cintola, 1337-1338,
tempera e oro su tavola, 27,5 x 222 cm
Dove e quando
- Indirizzo: Piazza del Comune, Prato
- Sito web