‘Figure di ritmo e di luce nella Firenze del ‘900’, è la retrospettiva dell’opera di Giovanni Colacicchi al museo di Villa Bardini a Firenze, fino al 19 ottobre. Ottanta opere per rendere omaggio, a vent’anni dalla morte, a questo “poeta col pennello” che ebbe in sorte il poter attraversare quasi tutto un secolo muovendo i suoi primi passi artistici nella Firenze dell’ anteguerra, quella di Montale e Dallapiccola, di de Chirico e Calamandrei, la Firenze animata dei caffè letterari e delle riviste prestigiose. Nato ad Anagni nel 1900, Colacicchi fu una delle intelligenze artistiche eminenti, poeta musicofilo armato di pennello, interprete del moderno ritorno alla realtà e alla figura con cui in Europa si andò ricomponendo, dopo secoli, l’abbraccio umanistico tra parola, immagine e suono che aveva prodotto il miracolo del Rinascimento. Tra astrattismo, strutturalismo e concettualismo internazionalmente nel dopoguerra la sua estetica finì però per isolarlo e la grande retrospettiva che Villa Bardini gli dedica ha il sapore della riscoperta di un importante artista neofigurativo.
Giovanni colacicchi 1
La grande mostra allestita a Villa Bardini, ha come ideatore Mario Ruffini che ne è anche curatore insieme a Susanna Ragionieri, ed è sostenuta dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, dalla Regione Toscana con gli sponsor Unicoop Firenze e AON ed è promossa dal Comune di Firenze con la Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron e il Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut. Tra le opere in mostra uno dei capolavori di Colacicchi, per oltre mezzo secolo esposto nella hall dell’ex cinema Gambrinus di Firenze l’Allegoria della danza, della musica, della commedia, della filosofia e della poesia per un cinematografo. Un’opera in cui l’autore concentra la sua estetica: l’ammirazione per la bellezza del corpo umano, l’amore per la natura, per tutte le arti, per i rapporti ideali tra le forme suggeriti dalla sezione aurea, la divina, rinascimentale proporzione di Luca Pacioli e Piero della Francesca. L’opera è la summa di una pittura ricca di sole e sensualità mediterranee, melodiosa nella sua apparente semplicità, perfetta nella sua geometrica armonia.
Giovanni colacicchi 2
Ripercorrendo la sua biografia a sedici anni si trasferisce a Firenze per compiervi gli studi classici, ma ben presto si dedica interamente alla pittura sotto la guida di Francesco Franchetti. Nel 1926 è, con Alberto Carocci, fra i fondatori della rivista Solaria e nello stesso anno partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia e alla Prima Mostra del Novecento Italiano. Da allora figura in tutte le maggiori esposizioni nazionali e internazionali con sale personali alla Biennale del 1932 dove è presentato da Arturo Loria e del 1938. Nei suoi primi anni giovanili a Firenze si era dedica alla pittura arrivando rapidamente a virtuosismi magistrali ed esponendo presto opere di sapore metafisico, influenzate dai lavori di de Chirico. Si sposò presto, salvo  innamorarsi follemente della giovane allieva Flavia Arlotta, lei stessa pittrice colta e raffinata, che sarà compagna devota di tutta la vita, musa, moglie e madre dei suoi figli.
Giovanni colacicchi 3
E’ amico di poeti (Montale, De Libero), scrittori (Loria, Alessandro Bonsanti, Tommaso Landolfi, Carlo Bo, Vasco Pratolini, Primo Levi), musicisti (Mario Castelnuovo-Tedesco, Vittorio Gui, Luigi Dallapiccola), intellettuali e uomini di cultura (Bernard Berenson, Piero Calamandrei, Giorgio La Pira), è al centro della vita artistica fiorentina nel periodo fra le due guerre. Nel 1944 si iscrive al Partito d’Azione ed è membro del Comitato Toscano di Liberazione Nazionale presieduto da Carlo Ludovico Ragghianti. Negli anni Cinquanta è Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, e critico d’arte nella terza pagina della Nazione. Fra le opere di grandi dimensioni, eseguite già nella seconda metà degli anni Trenta si segnalano: la decorazione di una sala dell’Accademia Aeronautica di Firenze (1937), la grande composizione Il Giudice di Locri per la sala del Tribunale Civile del Palazzo di Giustizia di Milano (1939, recensita da Piero Calamandrei), l’Allegoria delle arti per il cinema Gambrinus di Firenze (1948), un fregio per la sala principale della Banca Commerciale di Firenze (1962). Nel 1963 esegue due pale d’altare, L’Annunciazione e la Pietà, per la Collegiata di Frosinone. Per la stessa città, nell’aula consiliare del Palazzo della Provincia, esegue fra il 1983 e il 1987 un ampio fregio dedicato alle vedute dei principali centri della Ciociaria.
Giovanni colacicchi 4
Fra le gallerie pubbliche che possiedono opere sue figurano la Galleria d’Arte Moderna di Roma, la Galleria Comunale di Roma, la Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti a Firenze, il Gabinetto Disegni e Stampe e la collezione di autoritratti della Galleria degli Uffizi, la Galleria d’Arte Moderna di Milano. Numerosissime le mostre personali nelle principali città italiane, fra le quali si ricordano quelle di Firenze (1933, Sala d’Arte della Nazione; 1939, Lyceum; 1961, Galleria Santacroce), Roma (1938, Galleria La Cometa, con la presentazione di Montale; 1966, Galleria La Barcaccia; 1980, Galleria La Gradiva), Milano (1954, Galleria Gussoni), Goteborg in Svezia (1955, con la presentazione di Berenson), Anagni (1974, Palazzo Comunale). Un importante riconoscimento gli viene dalle due antologiche allestite nel 1983 a Frosinone, nel Palazzo della Provincia, nel 1986 a Firenze, nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio. Muore a Firenze il 27 dicembre 1992, ancora immerso nel lavoro. Il suo lavoro di pittore scrittore e poeta e la sua biografia sono ben documentati e studiati nel catalogo della mostra edito da Polistampa.
Giovanni colacicchi 5
Intanto il successo è grande! Forse complici i ponti del 25 aprile e del 1 maggio, Villa Bardini sta registrando un mese record con questa grande retrospettiva, veleggiando verso 10 mila visitatori. Considerando i turni di chiusura del lunedì, si tratta in media molto alta, superiore a quella di tanti piccoli grandi musei cittadini.

 

Didascalie immagini

  1. Allegoria della Commedia e della Musica per un cinematografo, 1948, olio encausto a freddo su masonite, 180 x 358. Proprietà dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze
  2. Giovanni Colacicchi, Donna dagli occhi verdi, 1930, olio su tela, 50,5 x 40, Collezione privata.
  3. Giovanni Colacicchi, Nuda, 1967, olio su cartoncini telato, 39,6 X 49,6, Collezione privata.
  4. Giovanni Colacicchi, Zaleuco giudice di Locri (il giudice di Locri), 1939, olio su faesite, 121,5 x 125, Collezione privata.
  5. Giovanni Colacicchi con la moglie, la pittrice Flavia Arlotta.

In copertina:
Allegoria della Commedia e della Musica per un cinematografo, 1948, olio encausto a freddo su masonite, 180 x 358. Proprietà dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze
[particolare]

Dove e quando

Evento: Giovanni Colacicchi: ‘Figure di ritmo e di luce nella Firenze del ‘900’
  • Fino al: – 19 October, 2014
  • Sito web