Il tratto distintivo di Van Gogh è proprio la scrupolosità della pennellata applicata con sordo pathos. Il colore plebeo delle cose, eppure così giusto, così amorevolmente giusto che non c’è pietra preziosa che possa eguagliarne la rarità. […] tratto discontinuo, con punti, tratteggi, creste di inchiostro bruno, tratti arrotolati su sé stessi, macchie di acquerello, per dominare la forma, l’aria, lo spazio, esprimere senza rinchiuderlo un istante di vita.  (Antonin Artaud)

1 vincent van gogh autoritratto
Uno degli spazi parigini più eclettici e suggestivi, un ex stazione ferroviaria celebre per i numerosi capolavori dell’Impressionismo esposti al suo interno, un edificio storico ristrutturato dall’architetto italiano Gae Aulenti, alla quale si deve la scelta della pietra calcarea chiara che dona grande luminosità alle sale, sfruttando al meglio la luce proveniente dalla volta in vetro e in metallo.
2 man-ray antonin-artaudÈ il Musée d’Orsay che ancora una volta accoglie in maniera ineccepibile una tra le esposizioni più interessanti e curiose degli ultimi mesi. Protagonista indiscusso è il grande artista olandese Vincent van Gogh (1853-1890) e lo spunto ideale per l’allestimento della mostra è un saggio di Antonin Artaud (1890-1976) a lui dedicato e intitolato Van Gogh. Le suicidé de la société. Ma mentre il primo non ha bisogno di troppe o accurate presentazioni, una piccola sosta sembra invece necessaria per inquadrare più dettagliatamente la seconda personalità e per capire come questa si leghi a quel grande pittore sempre in bilico tra arte e follia. Scrittore, attore e regista francese, Antonin Artaud fu sostenitore e promotore del cosiddetto “teatro integrale”, una tipologia di azione teatrale in grado di comprendere e mettere sullo stesso piano tutte le forme di linguaggio, fondendo gesto, movimento, luce e parola. Fu nel 1946 che Pierre Loeb, fondatore dell’omonima galleria parigina, chiese ad Artaud di curare la stesura di uno scritto su Van Gogh, ritenendo che un intellettuale del suo calibro, afflitto da disturbi psichici così gravi da provocargli nove anni di internamento in un ospedale psichiatrico, fosse la persona più adatta per parlare di un pittore ritenuto un malato mentale. Artaud, tuttavia, non si dimostrò affatto entusiasta del progetto e arrivò perfino a contestare il quadro clinico della pazzia che affliggeva l’artista olandese, accusando l’intera società di aver spinto lo stesso Van Gogh al suicidio a causa della totale indifferenza dimostratagli. Il saggio di Artaud, uno dei suoi ultimi scritti, fu pubblicato per la prima volta nel dicembre 1947, vinse il premio Saint-Beuve e oggi si presenta come un eccellente punto di riferimento al quale, non a caso, l’esposizione si rifa prendendone in prestito anche il titolo.
3 van-gogh stanza ad arles
Partendo pertanto dall’analisi e dalle affermazioni dello scrittore francese, il percorso museale, dal carattere assolutamente inedito, si snoda attraverso alcune opere di Van Gogh, conosciute da Artaud e riunite in base alle scelte di quest’ultimo.

Per gettare luce sul dramma esistenziale che affliggeva il tanto tormentato Vincent si può partire dal metaforico ritratto dell’amico Gauguin, realizzato ad Arles il 23 ottobre 1888. Secondo quanto riferisce Gauguin, nel corso di una crisi notturna di ottenebramento mentale verificatasi un mese dopo il suo arrivo nella cittadina francese, Van Gogh lo minacciò con una rasoio per poi tagliarsi il lobo dell’orecchio sinistro, che regalò a una prostituta. Due personalità artistiche molto diverse, per non dire diametralmente opposte, un confine netto segnalato da quell’ombra viola che invade la poltrona de La sedia di Gauguin e che rappresentava, secondo Artaud, la linea di separazione tra i due pittori.
4 van-gogh notte stellata sul rodano arles
Ma non è tutto. Un altro ritratto è significativo per districare la matassa del tormentato. Si tratta della raffigurazione del dottor Gachet, che Van Gogh considerò un amico negli ultimi mesi di vita, ma che Artaud ritiene il principale responsabile del suicidio del pittore. Il cosiddetto “stregone”, spinto dalla terribile necessità di appagare il suo odio e la sua gelosia, avrebbe infatti indotto l’artista a dipingere fino allo sfinimento. Van Gogh, tuttavia, vedeva nel viso del medico qualcosa di “dolce e triste” talmente interessante da dipingerne il ritratto in due occasioni: una moderna immagine della malinconia, in cui il carattere del modello è espresso più dal colore che dalla somiglianza con l’originale.
Il soggiorno ad Arles non fu dunque povero di stimoli e di preoccupazioni. Fin dal suo arrivo, infatti, Van Gogh si lasciò travolgere dal bisogno irrinunciabile di rappresentare gli “effetti della notte”, come testimoniano le parole convulse che rivolse al fratello Théo e ad altri artisti. Dopo varie sperimentazioni il progetto iniziò a prendere forma e trovò compimento nella celebre Notte stellata sul Rodano, in cui il pittore dipinse una veduta riproducendo in modo esemplare i colori percepiti nell’oscurità. La tonalità dominante è il blu in varie sfumature: di Prussia, oltremare o cobalto. Le luci della città brillano di un arancio intenso e si riflettono nell’acqua. Le stelle risplendono come pietre preziose. Inoltre, la presenza di una coppia di innamorati nella parte bassa della tela accentua l’atmosfera di grande serenità che scaturisce dall’opera. A distanza di qualche mese Van Gogh dipinse un’altra versione, forse più conosciuta ma anche più turbata, dello stesso soggetto: si tratta di Notte stellata (conservato al MoMA di New York), in cui si esprime tutta la virulenza della sua personalità disturbata. 
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Le cose andavano sempre peggio e l’8 maggio 1889 Van Gogh lasciò definitivamente Arles per essere ricoverato nella casa di cura per malati mentali di Saint Paul de Mausole nei pressi di Saint-Rémy-de-Provence. Le precarie condizioni di salute dell’artista non gli consentivano più di allontanarsi troppo per dipingere i paesaggi e la campagna circostante, per cui furono il monastero romano che ospitava la clinica e i suoi giardini, i principali soggetti dei dipinti in quegli anni. Realizzò così delle vedute della casa di cura in cui è facilmente identificabile una forte tensione tra le linee ben definite degli edifici e l’aspetto più movimentato della vegetazione del parco.
Un quadro dalla tematica molto diversa, ma comunque indicativo dell’inquietudine interiore del pittore è un altro ritratto, questa volta femminile. Il soggetto è Augustine Roulin, moglie del postino amico di Van Gogh. Esistono ben cinque versioni di questo dipinto che illustra una vera e propria icona della maternità, rappresentata però senza bambino: la placida figura tiene in mano la cordicella di una culla posta fuori campo e ha alle spalle i fiori della carta da parati della stanza che sembrano volteggiare come animati da una strana essenza vitale autonoma e perturbante, quasi a suggerire l’idea della malasorte che aleggia sul bambino.
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Nel corso dell’estate del 1890, Van Gogh dipinse un gran numero di quadri, raffiguranti i campi di grano tipici della pianura di Auvers-sur-Oise: immense distese vegetali sotto cieli tormentati che suscitavano nel suo animo un grande senso di tristezza e di profonda solitudine. Tra le pitture di paesaggio una delle sue più riuscite realizzazioni è sicuramente Strada di campagna in Provenza di notte, uno scenario notturno che raffigura la campagna nel pressi di Saint-Rémy e in cui i soggetti, illuminati da una sottile falce di luna oscurata dall’ombra della terra e da una stella che risplende come il sole, vibrano come sotto l’effetto di forze cosmiche, rese con quelle tipiche pennellate frammentate e vorticose che costituiscono il suo tratto distintivo più marcato.
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Ma il pittore olandese non è il solo artista protagonista dell’esposizione al Musée d’Orsay. Lo stesso Antonin Artaud, infatti, aveva iniziato a praticare il disegno già nel 1919, anno in cui gli era stato prescritto per la prima volta il laudano per alleviare i dolori e placare le angosce. E a partire dal 1922 si era anche dedicato alla realizzazione di scenografie e costumi per le sue attività teatrali.
Furono senza dubbio i suoi forti legami coi surrealisti a favorire il passaggio spontaneo dalla mente alla mano tramite la matita, con la quale Artaud traccia complesse grafie sulla carta. I disegni di grande formato tracciati a colori durante il soggiorno nell’ospedale psichiatrico di Rodez e gli autoritratti realizzati a Parigi fin dal 1946 costituiscono la più importante testimonianza del processo di auto-generazione avviato dallo scrittore per ritrovare l’unità fondamentale del corpo e dello spirito, esplosa per l’impatto dirompente della malattia e degli elettrochoc subiti. Ed è proprio lo stile discontinuo di questi disegni a rivelare la potenza di questa insurrezione ricreatrice. Respiri proiettati fuori dal corpo, coreografie di forme erranti, apparizioni, linee meccaniche si concentrano nei suoi fogli, alcuni dei quali hanno l’aspetto di danze macabre, altri rievocano i libri di magia degli alchimisti; tutti, però, sprigionano la potenza di un rituale magico in mancanza di una narrazione lineare.
Esemplificativa in questo senso è una delle sue opere più famose, Il teatro della crudeltà, che rimanda a un’espressione e a una forma di teatro coniata dallo stesso Artaud nei primi del Novecento. Con “crudeltà” non si intendeva sadismo o causare dolore, ma lo stimolo al sacrificio di qualunque elemento non concordante al fine della rappresentazione. Artaud riteneva che il testo fosse arrivato a esercitare una sorta di tirannia sullo spettacolo e in difesa di quest’ultimo egli spingeva in direzione di una performance totale in cui fossero impiegati tutti i mezzi d’azione atti a scuotere e a sconvolgere lo spettatore, in modo da ottenerne la partecipazione incondizionata. E questo disegno ne è la prova più tangibile: una realizzazione dove linee, segni e scrittura sono diventati inseparabili, dando luogo a una miscela di elementi il cui significato supera l’immagine.  
8 antonin artaud il teatro della crudelta
Una diversa prospettiva per osservare e apprezzare la pittura dell’artista olandese forse più conosciuto al mondo, un’occasione unica per immergersi nei vortici colorati delle sue opere straordinarie, uno sguardo approfondito a due drammi del passato che hanno saputo sciogliersi e trovare respiro proprio attraverso questi capolavori pittorici, che oggi abbiamo la fortuna di ammirare e davanti ai quali l’occhio umano è libero di perdersi in fantastiche peregrinazioni.

Didascalie immagini

  1. Vincent Van Gogh (1853-1890) Autoritratto, Saint-Rémy-de-Provence, settembre 1889
    Olio su tela, 65 x 54,2 cm, Parigi, Musée d’Orsay, donazione di Paul et Marguerite Gachet
    (© Musée d’Orsay, dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt)
  2. Man Ray (1890-1976) Antonin Artaud, 1926
    Prova alla gelatina d’argento laminata su carta, 3,1 x 7,5 cm, Parigi, Centre Pompidou, Musée national d’Art Moderne / Centre de création industrielle
    (© Centre Pompidou, MNAM-CCI, Dist. RMN-Grand Palais / Jacques Faujour © Man Ray Trust / ADAGP, Paris 2014)
  3. Vincent Van Gogh (1853-1890) La stanza di Van Gogh ad Arles, Saint-Rémy-de-Provence, settembre 1889
    Olio su tela, 57,3 x 73,5 cm, Parigi, Musée d’Orsay
    (© Musée d’Orsay, dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt)
  4. Vincent Van Gogh (1853-1890) Notte stellata sul Rodano, Arles, settembre 1888
    Olio su tela, 73 x 92 cm, Parigi, Musée d’Orsay, donazione di M. e Mme Kahn-Scriber in ricordo di M. e Mme Fernand Moch
    (© RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski)
  5. Vincent Van Gogh (1853-1890) L’Ospedale Saint-Paul a Saint-Rémy-de-Provence, ottobre 1889
    Olio su tela, 63,4 x 49 cm, Parigi, Musée d’Orsay, donazione di Max et Rosy Kaganovitch
    (© Musée d’Orsay, dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt)
  6. Vincent Van Gogh (1853-1890) Anemoni e rose, Auvers-sur-Oise, giugno 1890
    Olio su tela, 51,7 x 52 cm, Parigi, Musée d’Orsay, donazione di Paul Gachet fils
    (© Musée d’Orsay, dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt)
  7. Vincent Van Gogh (1853-1890) La chiesa di Auvers-sur-Oise, veduta della parte absidale, giugno 1890
    Olio su tela, 93 x 74,5 cm, Parigi, musée d’Orsay, acquisito grazie al concorso di Paul Gachet, figlio del dottor Paul Gachet, et alla partecipazione di una donazione canadese anonima
    (© Musée d’Orsay, dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt)
  8. Antonin Artaud (1896-1948) Il teatro della crudeltà, intorno a marzo 1946
    Mina, grafite e gessi colorati su carta, 62,5 x 47,5 cm, Parigi, Centre Pompidou, Musée national d’Art Moderne / Centre de création industrielle, legs de Mme Paule Thévenin, 1994
    (© Centre Pompidou, MNAM-CCI, Dist. RMN-Grand Palais / Jacques Faujour © ADAGP, Paris 2014)

In copertina:
Vincent Van Gogh (1853-1890) Notte stellata sul Rodano, Arles, settembre 1888
Olio su tela, 73 x 92 cm, Parigi, Musée d’Orsay, donazione di M. e Mme Kahn-Scriber in ricordo di M. e Mme Fernand Moch [particolare]
(© RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski)

Dove e quando

Evento: Van Gogh / Artaud. Le suicidé de la société