L'autoritrattoSembra che i più antichi siano quelli egiziani, e che il primo in assoluto ad osare tanto sia stato Bak, scultore capo di Akhenaton, che avrebbe deciso di rappresentare se stesso in una stele, accanto alla moglie. Il primo autoritratto della storia, il primo esemplare di un genere che avrà nei secoli una straordinaria fortuna.  James Hall, critico e storico dell’arte inglese, ne traccia la storia in L’autoritratto. Una storia culturale, pubblicato da Giulio Einaudi Editore.
Il testo passa in rassegna secoli di storia dell’arte, partendo come detto dai primi esempi di autoritratti, passando per il medioevo e quella che l’autore definisce “l’ossessione degli specchi” e il Rinascimento, periodo principe in questo senso dal momento che l’artista, presa coscienza di sé e del suo valore, sempre più spesso inserisce il suo volto, più o meno visibile, nelle sue opere (come dimenticare l’esempio di Perugino che nel Collegio del Cambio di Perugia mette il suo volto, addirittura incorniciato, tra le personalità celebri del mondo antico, con una didascalia in latino che recita più o meno così: “Pietro Perugino, pittore insigne. Se l’arte della pittura era stata smarrita, egli la ritrovò. Se non era ancora stata inventata, egli la portò a queste vette”) come una firma. C’è poi, e non potrebbe essere altrimenti, uno degli autoritratti più noti della storia del Cinquecento, e osservato ogni giorno da migliaia di turisti, quello di Michelangelo nel Giudizio Universale della Cappella Sistina, dove Buonarroti si ritrae, com’è noto, nella pelle scorticata di san Bartolomeo. E ancora, Tiziano e Vermeer, Caravaggio e van Gogh, Ensor e Bonnard, fino ad arrivare all’arte contemporanea. Una galleria di volti, ironici o drammatici, misteriosi o compiaciuti, che è bello sfogliare come in un album di fotografie. O di selfie, sarebbe il caso di dire?

Didascalie immagini

In copertina:
L’autoritratto

Jamesa Hall 

L’autoritratto

Einaudi

pp. 288

Dove e quando