Dei tesori di cui è ricco il nostro paese, credo si debba visitare almeno una volta una cappella che, per originalità compositiva e peculiarità tematica, è una delle opere più interessanti in Italia. Questa è a sua volta situata all’interno di uno dei più bei monumenti sacri della penisola. Stiamo parlando della cappella di San Brizio, o cappella Nova del duomo di Orvieto, celebre per il ciclo di affreschi con Storie degli ultimi giorni, eseguiti, tra gli altri, da Beato Angelico, Benozzo Gozzoli e Luca Signorelli. La costruzione della cappella venne completata nel 1444. Nel 1447 l’Opera del Duomo scelse, per la decorazione, Beato Angelico, impegnato in quel momento a Roma per la Cappella Niccolina. A Orvieto l’Angelico lavorò quindici settimane, affrescando due delle enormi vele della campata sopra l’altare con Cristo Giudice tra angeli e Profeti.

Pare che il tema degli affreschi, il Giudizio Universale, venisse deciso con la consulenza dello stesso Angelico che, frate domenicano, era ben preparato in teologia. Tali lavori furono completati in tre mesi e mezzo, dopodiché, nel settembre del 1447, l’Angelico e i suoi collaboratori rientrarono a Roma, programmando di ritornare a Orvieto l’anno successivo. Ciò non avvenne e, due anni più tardi, nel 1449, anche Benozzo Gozzoli, collaboratore dell’Angelico ormai indipendente, non riuscì a farsi assegnare l’incarico di proseguire i lavori. Il programma decorativo rimase fermo per 50 anni; bisognerà infatti aspettare il 5 aprile del 1499, per vedere assegnare l’incarico a Luca Signorelli. E’ probabile che l’artista cortonese venisse scelto sia per convenienza economica – pare infatti che chiedesse meno di molti suoi colleghi – che per la fama di essere efficiente e veloce. Il 23 aprile 1500 le volte erano già concluse, e il Signorelli aveva già pronti i disegni per il resto della decorazione. Il tema della cappella era rimasto quello del Giudizio Universale. Per le scelte iconografiche vennero interpellati maestri in teologia, tra cui l’Arcidiacono del Duomo, Antonio Alberi, committente anche di una libreria che, su modello della Cappella Piccolomini del Duomo di Siena, fu costruita adiacente al Duomo, e dotata di importanti volumi di teologia, filosofia, storia e giurisprudenza.. Tra le fonti letterarie del ciclo di affreschi, oltre che l’Apocalisse di Giovanni, furono fondamentali la Leggenda Aurea e le Rivelazioni di santa Brigida. E’ probabile inoltre che il Signorelli abbia preso spunti da alcune stampe tedesche: più che da Dürer, da illustrazioni di Schedel, stampate agli inizi degli anni novanta del Quattrocento. Il risultato, concluso nel 1502, è uno dei cicli pittorici tra i più sorprendenti mai realizzati. La cappella ha due grandi campate, coperte da volte a crociera ed è chiusa da una cancellata in ferro battuto. La volta è divisa in otto vele, delimitate da fasce decorative con motivi vegetali. Sono dell’Angelico quella al di sopra dell’altare con Cristo giudice tra angeli e quella immediatamente a destra con Sedici profeti. Sono ritenuti autografi del maestro la figura di Cristo, un gruppo di angeli a sinistra e alcuni profeti seduti. Attribuiti a Benozzo Gozzoli sono invece le bordure decorative con testine. Tutte le altre vele sono del Signorelli, e raffigurano gli Apostoli, i Simboli della Passione, i Martiri, i Patriarchi, i Dottori della Chiesa, le Vergini. Le pareti sono dipinte con lunettoni nella parte superiore, inquadrati da arconi dipinti con cassettoni con rosette sporgenti. Il ciclo pittorico inizia a sinistra, con l’impressionante Predica dell’Anticristo.

Si tratta di un caso unico in Italia di rappresentazione della leggenda dell’Anticristo che, somigliante a Gesù, si trova su un piedistallo in primo piano, rappresentato in atto di predicare, mentre il Diavolo gli fa da suggeritore; una folla in ascolto lo circonda: a sinistra un uomo sta compiendo un efferato massacro, una giovane donna sta ricevendo il compenso della prostituzione da un anziano mercante, e altri uomini sono ritratti in atteggiamenti spavaldi.

I personaggi hanno vesti contemporanee e pare che si possano riconoscere importanti personaggi dell’epoca tra i quali Cesare Borgia (a sinistra, col cappello rosso, barba e capelli biondi), Pinturicchio, ed Enea Silvio Piccolomini (l’uomo calvo e corpulento). Secondo alcune interpretazioni l’Anticristo potrebbe rappresentare Girolamo Savonarola, non visto di buon occhio a Orvieto, città papalina per eccellenza, e neppure dal Signorelli. Sullo sfondo un enorme edificio classico rappresenta il tempio di Salomone di Gerusalemme, e quindi la Chiesa stessa. A sinistra si scorge l’epilogo della vicenda dell’Anticristo, con l’Arcangelo Michele che lo colpisce in cielo con la spada. All’estrema sinistra, infine, i due personaggi in abito nero dovrebbero essere, secondo la tradizione, l’autoritratto del Signorelli e, dietro di lui, il ritratto del Beato Angelico in abito domenicano. Sulla parete d’ingresso, si trova la scena del Finimondo, dominata al centro da un putto che sorregge lo stemma dell’Opera del Duomo e divisa in due gruppi narrativi. Nell’angolo inferiore a destra, la Sibilla Eritrea assieme al profeta Davide constatano l’avvento del Dies irae (giorno dell’ira), dietro di loro infatti un terremoto fa crollare un tempio; più in lontananza, un maremoto solleva le navi sulle onde, mentre nel cielo sia il sole che la luna sono oscurati. A sinistra, mentre guerre e omicidi si moltiplicano, arrivano i demoni alati, dalle cui mani e bocche si sprigiona una pioggia infuocata che investe una moltitudine di persone.

Una delle scene più famose dell’intero ciclo, per originalità compositiva, è la Resurrezione della carne, situata a destra dell’ingresso. La scena si presenta completamente priva di sfondo, con due angeli in un cielo color oro, ricoperto di pasticche in cera rivestite di foglia d’oro, che suonano le trombe; intorno a loro si scorgono nubi create da angioletti a monocromo, mentre, sotto di loro, si compie il miracolo della resurrezione dei morti. Straordinaria l’idea di farli uscire non dalle tombe, ma direttamente dalla terra bianca e liscia, mentre riprendono pelle e muscoli e si rincarnano in bellissimi giovani nel fiore del vigore fisico.

A destra, un curioso nudo, rappresentato di schiena, dialoga con degli scheletri, mentre a sinistra si scorgono alcuni giovani risorti che danzano. Altra scena fra le più emblematiche, è quella dei: la prima ad essere stata dipinta ed una delle più riuscite del ciclo pittorico.

Qui, tutto è un turbinio di corpi umani nudi e di demoni in lotta, con esplicite violenze fisiche e allusioni erotiche: tra queste, la scena del demone volante che porta sulle spalle una peccatrice, soddisfatto della preda, oppure la scena al centro, in cui una donna è sollevata contro la sua volontà da un demone blu con un corno in fronte, dove il demone ha il volto dello stesso Signorelli

La seconda lunetta a destra chiude il ciclo con la scena dei Beati in Paradiso. Se nelle parti demoniache il Signorelli raffigura i corpi deformati da espressioni di dolore e sofferenza, qui i personaggi esprimono una pacata serenità. In alto nove angeli tengono un concerto, mentre al centro, altri due angeli spargono rose e camelie sui beati che, con lo sguardo rivolto verso l’alto, sono pronti ad entrare nel regno dei cieli.

Al di sotto del ciclo affrescato, corre, lungo tutta la cappella, una ricchissima zoccolatura monocroma, ispirata ai sarcofagi romani, con lotte e cortei marini di tritoni, nereidi, delfini e amorini, probabile allusione alla dialettica tra spirito e carne umana in conflitto perenne fino al giudizio universale, e un basamento ispirato probabilmente allo studiolo di Federico da Montefeltro a Urbino. La complessa decorazione è a grottesche, molto in voga al tempo, con scene a monocromo e ritratti di personaggi illustri. Fra questi, inconfondibile è il ritratto di Dante Alighieri, mentre l’identificazione degli altri personaggi è ancora oggetto di discordanti attribuzioni.

Dopo il restauro del 1996, e ulteriori approfonditi studi, si è giunti ad identificare nei personaggi una serie di poeti che, nella loro opera, hanno descritto l’aldilà. Non ci soffermeremo nella descrizione dettagliata dei singoli poeti, ma ci limiteremo a ricordare che questo ciclo pittorico ha impressionato ed entusiasmato una generazione di artisti, tra i quali, come Giorgio Vasari fa notare, lo stesso Michelangelo, che gli renderà omaggio in alcune scene nel maestoso Giudizio Universale della Cappella Sistina, e probabilmente Raffaello, che si ipotizza fosse in possesso di alcuni cartoni del Signorelli, e abbia addirittura visitato il cantiere orvietano mentre erano ancora in corso i lavori.
Didascalie immagini
- Beato Angelico Cristo Giudice tra angeli e Profeti – particolare della Vela Affresco, 1447 Cappella di San Brizio, Orvieto.
- Luca Signorelli Predica dell’Anticristo Affresco 1500-1502 Cappella di San Brizio, Orvieto
- Luca Signorelli Predica dell’Anticristo ( particolare del Diavolo che suggerisce all’Anticristo) Affresco 1500- 1502 Cappella di San Brizio, Orvieto
- Luca Signorelli Finimondo (particolare dei demoni alati) Affresco 1500-1502
- Luca Signorelli Resurrezione della carne Affresco 1500-1502 Cappella di San Brizio, Orvieto
- Luca Signorelli Dannati all’Inferno Affresco 1500-1502 Cappella di San Brizio, Orvieto
- Luca Signorelli Dannati all’Inferno Particolare del Demone/ autoritratto del Signorelli Affresco 1500-1502 Cappella di San Brizio, Orvieto
- Luca Signorelli Beati in Paradiso Affresco 1500/1502 Cappella di San Brizio, Orvieto
- Luca Signorelli Dante Alighieri Affresco 1500/1502 Cappella di San Brizio, Orvieto
In copertina:
Un particolare di: Luca Signorelli Dannati all’Inferno Affresco 1500-1502 Cappella di San Brizio, Orvieto
Orari
Gli orari di apertura della cappella variano a seconda della stagione.
Per informazioniè consigliabile telefonare all’Opera del Duomo di Orvieto o consultare il sito