Veri capolavori di quel movimento d’avanguardia inglese che ha preso il via da Londra nel 1848 e che tutti conoscono come Preraffaelliti; un nome programmatico, che dice esattamente a cosa gli artisti si sono ispirati. Per conoscerli ed ammirarli basta fare un salto a Torino, dove settanta opera della Tate Britain sono arrivate dopo un tour mondiali; rientreranno a Londra per poter poi essere esposte nell’ala del museo dedicata alla Confraternita dei Preraffaelliti. Realizzata a cura di Alison Smith, capo curatore della sezione di arte inglese del XIX secolo presso la Tate Britain, insieme a Caroline Corbeau-Parsons, la mostra italiana vede la partecipazione di Luca Beatrice, critico d’arte e curatore fra i più geniali del nostro panorama. Il suo saggio nel catalogo così come il video in mostra ci racconta l’influenza che la Confraternita ha avuto sulla moderna cultura occidentale, soprattutto a partire dagli anni Ottanta quando lo stile Neogotico e dark diventerà un riferimento costante in molti campi artistici, dalla moda alla musica e al cinema.

La qualità delle opere, l’impianto scientifico con il quale sono presentate al visitatore, in modo non banale ma molto godibile, sono doti ineguagliabili per una mostra, che inoltre acquista ulteriore valore dal fatto di essere allestita a Torino. Proprio la Soprintendente per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte Edith Gabrielli sottolinea questo singolare rapporto: “Il motivo è dato dal rapporto singolare e direi unico che si viene a stabilire con la nostra città, con la memoria collettiva, remota e profonda di Torino. A Torino i quadri e l’intera rassegna risuonano in modo diverso che altrove. Qui, in particolare, esiste una nuova sintonia. Tanto da fare dell’incontro tra i Preraffaelliti e Torino un momento forse irripetibile.”

Torino, la città più moderna dell’Ottocento della penisola, che sicuramente ha molti punti di contatto con la Londra vittoriana, presenta molte sintonie con l’ambiente che ha generato il movimento preraffaellita, la loro disperata risposta alla rivoluzione industriale e al degrado che portò con sé.
Ispirati all’arte italiana del XIV e XV secolo, un gruppo di giovani artisti si riunirono a cominciare dal 1848 per dare vita ad un movimento di reazione contro l’arte accademica che, secondo il loro giudizio, era ormai sterile, artificiale e innaturale. Cercando di esprimere un maggiore e più profondo senso morale e un maggior naturalismo pittorico, decisero di comunicare tramite il loro nome l’ammirazione per l’arte precedente all’Alto Rinascimento, diretta e meno complicata, prendendo ad esempio gli artisti toscani.

Il dipinto Isabella di Millais del 1848-49 fu ispirato ai pannelli laterali di una pala d’altare di Lorenzo Monaco dell’inizio del 1400, che fu esposta a Londra nel luglio del 1848 presso la National Gallery dove l’artista poté ammirarla. “ Volti nitidamente scolpiti e accostati l’uno dietro l’altro che rappresentano persone comuni e non modelli professionisti, nelle macchie di colore acceso e decorativo, nel collage di forme individuali che crea un’ unità.” Anche i loro temi sono rivolti alla letteratura medievale, ai protagonisti di questi periodi, ma anche a Shakespeare e alla Bibbia, puntando sempre sul forte impatto emotivo. I protagonisti iniziatori di questo movimento, che durò solo cinque anni ma che ebbe risonanza fortissima nella pittura anglosassone come nelle arti decorative e nel disegno di interni, furono tre giovani ragazzi della Royal Academy di Londra, tutti sotto i venticinque anni: Dante Gabriel Rossetti, poeta e pittore, William Holman Hunt e John Everett Millais. Con loro troviamo Ford Madox Brown e William Dyce come mentori dei giovani innovatori, che chiamarono a seguirli anche il pittore e critico Stephens, lo scultore Woolner, Collinson e il pittore e il critico William Michael Rossetti, fratello di uno dei fondatori. All’inizio alcuni di loro esposero le opere anonimamente, ponendo solo l’acronimo PRB come segno d’appartenenza alla confraternita.

Quando poi le loro identità furono scoperte, giudizi feroci furono scritte da grandi personalità dell’epoca, fra i quali Charles Dickens, che criticò il modo irriverente ed eccessivamente realistico di trattare i temi religiosi insieme al disprezzo per l’ideale accademico di bellezza. Ma dalla loro parte si schierò John Ruskin, il critico più influente del momento, che divenne loro fautore e mecenate. Dal 1854 in poi ognuno seguì le proprie strade, associandosi ad altri artisti e seguendo le proprie inclinazioni. La rivista The Germ (il Germe) che pubblicarono per un breve periodo, indica chiaramente dal titolo il desiderio di piantare semi riformatori non solo pittorici ma di natura sociale attraverso il design e l’arte. Fu davvero così, perché la generazione di artisti anglosassoni degli anni Sessanta dell’Ottocento e il movimento delle Arts and Crafts nascono proprio grazie a loro e alla loro influenza. Il superamento dei tradizionali mezzi espressivi per volgersi verso design, produzione di tessuti e paramenti, mobili, ceramiche, vetri colorati, ideazione ed illustrazione di libri, sarà la vera innovazione.

Pur se dichiararono il loro amore per il passato dell’arte, per la bellezza e spiritualità del Medioevo, sostennero sempre che “ l’arte doveva instaurare un legame diretto e critico con la società contemporanea.” Non a caso, furono attratti dalla novità della fotografia, dai dagherrotipi e dall’arcaismo di queste immagini impresse su lastre metalliche, proprio come il loro stile nitido, realistico, alla ricerca di immagini rappresentate con fedeltà assoluta. Ne è un chiaro esempio il Cristo in casa dei suoi genitori, sempre di Millais, dove si possono leggere i vividi dettagli della bottega del falegname con nettezza assoluta. Nelle tecniche antiche trovarono il modo per esprimere la propria identità nel presente; questa riscoperta di alcuni segreti del passato, che in verità unirono ad espedienti tipici dell’arte a loro contemporanea, fu alimentata dalla traduzione in inglese del Libro dell’arte di Cennino Cennini, del 1844, a cura di Mary Philadelphia Merrifield, che quattro anni dopo pubblicò il suo Original Treatises …on the Arts of Paintings. In questo testo lei raccomandava “per purezza e stabilità i pigmenti prodotti dallo studioso e fabbricante di colori George Field, dichiarandoli l’approssimazione più vicina a quelli usati dai primi pittori italiani; questo punto ebbe molto effetto sui Preraffaelliti, che impiegarono regolarmente i pigmenti di Field.” L’impatto sul pubblico dei loro colori stridenti, puri e definiti fu da subito eccezionale.

La mostra, allestita nello spazio mostre del Polo Reale in palazzo Chiablese, si dipana attraverso sette sezioni che riflettono tutti i temi affrontati dal movimento: la Storia, la Religione, il Paesaggio, la Vita moderna, la Poesia, la Bellezza e il Simbolismo. Sono presenti opere divenute vere icone dell’arte, superando i confini del movimento stesso, come l’Ophelia di Millais o l’Amata (la Sposa) di Dante Gabriel Rossetti, dove la figura della donna è vera, sensuale e centrale nelle loro ispirazioni. Proprio una donna sarà fra gli artisti del movimento; Elizabeth Siddal, musa e poi moglie di Rossetti, che fu incoraggiata da Ruskin nell’intraprendere uno suo personale cammino artistico originale pur se influenzato, come molti altri seguaci, dal Rossetti. In mostra sono presenti anche sue opere. Proprio Rossetti sarà colui che lascerà una grande impronta sul movimento artistico europeo a seguire, ovvero il Simbolismo, soprattutto nel la sublimazione della figura femminile in un contesto drammatico, divenendo centro di ogni espressione al di sopra di qualunque altro messaggio morale o letterario predominante.
Preraffaelliti- l’utopia della bellezza, sarà a Torino fino al 13 luglio. Le opere e i concetti espressi non deludono, anzi, coinvolgono e invitano a voler conoscere ancor più di questo movimento artistico, vera summa pittorica dell’età vittoriana. Una delle più belle esposizioni realizzate nel nostro paese, ricca e completa come poche volte possiamo ammirare. E dove, a dispetto del titolo, in verità, la bellezza non è un’utopia.
Didascalie immagini
- John Everett Millais (1829-1896) Ofelia 1851-52
Olio su tela, cm 76,2 x 111,8 Donato nel 1894 da Sir Henry Tate
(©Tate, London 2014) - Dante Gabriel Rossetti (1828-1882) Dantis Amor 1860
Olio su mogano, cm 74,9 x 81,3 Donato nel 1920 da F. Treharne James
(©Tate, London 2014) - Ford Madox Brown (1821-1893) “Prendete Vostro figlio, Signore” iniziato nel 1851-52, ampliato e rielaborato nel 1856-57
Olio su tela, cm 72 x 38 Donato dalla signorina Emily Sargent e dalla signora Ormond in memoria del fratello John Singer Sargent, 1929
(©Tate, London 2014) - 8. Dante Gabriel Rossetti (1828-1882) L’amata (La sposa) 1865-66,
Olio su tela, cm 82,5 x 76,2 Tate. Acquistato nel 1916 attraverso l’Art Fund il sostegno di Sir Arthur Du Cross e di Sir Otto Beit
(©Tate, London 2014) - Edward Burne-Jones, 1833-1898 Sidonia von Bork 1560 1860,
Acquerello e guazzo su carta, cm 34,1 x 17,8 Lascito di W. Graham Robertson, 1948
(©Tate, London 2014) - Dante Gabriel Rossetti (1828-82) Visione di Dante: Rachele e Lia 1855,
Acquerello su carta, cm 35,2 x 31,4 Lascito di Beresford Rimington Heaton, 1940
(©Tate, London 2014)
In copertina:
John Everett Millais (1829-1896) Ofelia 1851-52 Olio su tela, cm 76,2 x 111,8 Donato nel 1894 da Sir Henry Tate
[particolare]
(©Tate, London 2014)