Pur avendo oramai una discreta conoscenza dell’arte antica, greca nello specifico, gli archeologi e gli storici lamentano almeno un paio di grosse lacune: quella della grande pittura parietale (che secondo
degli autori antichi sarebbe stata l’espressione artistica più importante dell’epoca, oggi solo in parte analizzabile seguendo l’influenza che ebbe sulla pittura vascolare) e della scultura in bronzo. Abituati come siamo a sterminate collezioni di antichi marmi greci e romani, non ci soffermiamo spesso a pensare al fatto che, in epoca classica, molto più numerosi erano i pezzi in bronzo, persi, nella maggiori parte dei casi, tra epoca tardo antica e Rinascimento quando, piuttosto che considerare il valore della statua in sé, faceva più gola il materiale in cui era realizzata, e spesso prendeva la strada, ahinoi, della fornace. È naturale allora che, ogni qual volta si riesca a mettere le mani su di un originale, l’emozione sia davvero grande. Immaginate allora l’effetto che deve aver fatto la scoperta dei due cosiddetti Bronzi di Riace, riaffiorati dal mar Ionio nel 1972. A ripercorrere la storia di due pezzi mitici ci pensa Alberto Angela, partendo dall’origine delle due sculture, e dall’identificazione dei due uomini e del loro probabile autore (che sarebbe nientemeno che Fidia, uno dei più grandi scultori che la storia greca ricordi) passando poi alla tecnica costruttiva, tra le più raffinate di sempre, per poi cercare di ricostruire il modo in cui siano, chissà poi quando, arrivate sul fondo del mare: sono i bronzi gli unici superstiti di un naufragio che affondò la nave? O sono stati gettati via, perché troppo pesanti, nel corso di una pericolosa tempesta? Un libro di storia e archeologia da leggere quasi come un romanzo.
Didascalie immagini
In copertina:
Alberto Angela, I bronzi di Riace, copertina del volume