L’undici giugno, durante una conferenza stampa finalizzata alla presentazione dei cartelloni musicali estivi della Penisola, il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini ha annunciato un fondo straordinario da cinquecentomila euro – attivo dal 2015 – a favore del jazz italiano.
Questa somma – che, essendo stornata dai proventi del Lotto, non toccherà le risorse del Fondo Unico per lo Spettacolo (FUS) – è, secondo i più, un dovuto riconoscimento ad un’eccellenza italiana considerata finora una realtà di nicchia, nonostante i dati sembrino smentire questa immagine (secondo la SIAE nel 2012 a questo genere sono stati dedicati oltre 4000 concerti su un totale di 18.000).

Tutti esultanti per la decisione di Franceschini, gli organizzatori di festival e rassegne – insieme a Paolo Fresu, onnipresente ambasciatore del jazz italiano – hanno già avviato un’attività di censimento in preparazione al bando del 2015, parlando dell’iniziativa come di “un momento storico”.
All’indomani di questa notizia, chi scrive ha avuto modo di leggere vari tweet e post dedicati all’argomento; uno di questi meditava sulla necessità di istituire un fondo straordinario dedicato al jazz e non al rock progressivo che – a suo dire – si configura in Italia come un’esperienza unica, produttiva e originale.

Al di là della provocazione (è chiaro che questo mio amico virtuale non è uno sfegatato appassionato di jazz) credo che questa osservazione riapra un’annosa questione che inevitabilmente grava su questo genere musicale, e non solo nello Stivale: che cosa è il jazz e cosa lo identifica rispetto agli stili?
Un bando pubblico preposto all’attribuzione e alla ripartizione dei cinquecentomila euro del fondo straordinario dovrà infatti, in qualche modo, rispondere a questa domanda elencando una serie di caratteristiche e di criteri che permettano di discernere fra cosa è e cosa non è jazz o fra chi mette in campo il cartellone più “jazz” degli altri.

C’è da dire che non sarà certo difficile giungere ad una conclusione, giacché gli oltre 400 festival dedicati alla musica afroamericana in Italia presentano da anni una programmazione pressoché identica (che spesso contempla anche artisti come Mario Biondi e Noa che, nel loro estremo talento, non possono essere annoverati nel gotha del jazz) che lascia fuori tutto – o quasi tutto – quel ramo di musicisti e stili legati ad esperienze più contemporanee.
Il rischio vero, pertanto, è che questi cinquecentomila euro non siano un fondo straordinario per il jazz ma piuttosto per il mainstream italiano.

L’attenzione per i giovani sembra però manifesta nelle parole di Fresu e Franceschini – anche se bisogna ammettere che non sempre vale l’equazione giovane uguale “avanguardista” – a partire da un interessate progetto di Erasmus artistico che il ministro proporrà all’Unione Europea.
Non resta che sperare che questi soldi vengano distribuiti fra le realtà indipendenti, che fanno fatica a “fare cassetta” proprio a causa della loro programmazione più particolare e – forse – meno attraente per il grande pubblico, piuttosto che fra i grandi titani già abbastanza affollati e frequentati.
Didascalie immagini
- La fotogenia del denaro (fonte)
- Il sax iconica materializzazione per eccellenza del jazz (fonte)
- Suggestioni Jazz (fonte)
- Paolo Fresu (fonte)
In copertina:
Il sassofono iconica immagine del jazz (fonte)