Cari Amici.

Difficile non constatare come l’Italia si sia improvvisamente accorta del denaro pubblico impiegato in “progetti tecnici” calcistici capaci di spezzare l’alchimia del collante in un Popolo che si riconosce, ed è orgoglioso di esserlo, solo quando gioca la Nazionale azzurra di calcio. Non il tricolore, ma il “blu Savoia” in onore dei regnanti del neonato Stato il cui primo sovrano contribuì, e non poco, a palesare l’assenza di unità facendosi incoronare Vittorio Emanuele II. Storia lontana, come forse lo sta diventando l’amore incondizionato per la Nazionale.
Troppi sprechi, troppe promesse, addirittura trasferte brasiliane lontane dalle difficoltà di troppi ad arrivare a fine mese, troppo anche per il “bel paese là dove ‘l sì suona“.
Forse è giunto il momento di voltare pagina perfino nel calcio per l’incapacità di incarnare ancora la fede laica per il pallone in un sistema senza rinnovamento ormai piegato ai diritti televisivi e irrispettoso dei ‘bisogni’ di chi lo sostiene.
Ritenendo il costume di un Popolo manifestazione della propria cultura, non possiamo ignorare questa profonda crisi, ma ci auguriamo che su campi e spalti di periferia, dove si allenano i “pulcini” e i campioni di domani, si ritorni a insegnare regole, tecnica e a giocare, a lottare fino alla fine con impegno, credendo nelle proprie forze senza simulare, picchiare, mitizzare…

La Redazione

Firenze, 1° luglio 2014