Costruita su una serie di colli, con la mole del castello che incombe dall’alto di una rupe a strapiombo sul cuore medievale della città (la Old Town), Edimburgo presenta una struttura complessa e sfuggente, priva di un punto centrale univoco, costituita com’è da vari agglomerati – ciascuno con caratteristiche proprie – che espandendosi nel corso del tempo hanno finito con l’assemblarsi. Il centro antico, dal profilo movimentato e disorientante, si articola in un labirinto di scale e ripide viuzze che si intrecciano, in cui l’unico filo conduttore è rappresentato dal Royal Mile, il miglio reale, che unisce
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il castello con il palazzo di Holyrood House, residenza dei sovrani fino dalla fine del XV secolo; la via ripercorre tutta la storia della nazione: il castello, costruito su un luogo abitato fino dall’età del bronzo è il simbolo dell’identità nazionale scozzese e custodisce le “Regalia”, le insegne degli antichi re di Scozia – ritrovate nel 1845 da Sir Walter Scott dopo che per oltre un secolo se ne erano perdute le tracce; qui si trova anche la “Stone of Destiny”, la pietra del destino su cui vennero per secoli incoronati i re scozzesi, portata via nel 1296 da Edoardo I d’Inghilterra e restituita alla Scozia solo nel 1996, dopo essere rimasta per settecento anni nella londinese abbazia di Westminster. Alla fine del Royal Mile, proprio accanto a Holyrood House – tuttora residenza ufficiale della famiglia reale a Edimburgo – è stato costruito il nuovo Parlamento scozzese, uno stravagante edificio su progetto del catalano Enric Miralles: nel 1999 vi si è tenuta la prima seduta del Parlamento di Scozia, che dal 1707 era stato fuso con quello di Westminster e trasferito a Londra.
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Lungo il Royal Mile si allineano palazzi di varie epoche, ma la caratteristica particolare della strada è la fitta serie di lunghi e stretti vicoli che la attraversano, terminando quasi tutti in piccole piazzette solitarie e oscure, poco più che cortili, i cosiddetti “close”. In uno di questi, il Lady Stair’s Close, si trova lo Scottish Writers’ Museum, dedicato a tre grandi poeti e scrittori scozzesi del XVIII e XIX secolo: Robert Burns, Robert Louis Stevenson e Walter Scott.
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A poca distanza, si affaccia sul Royal Mile la bella casa quattrocentesca che fu di John Knox – considerato il fondatore della Chiesa Presbiteriana di Scozia – oggi sede dello Scottish Storytelling Centre. Si tratta di un centro di cultura dedicato all’arte del raccontare, in particolare a tutte le forme in cui le creazioni della fantasia prendono corpo, si esprimono e si diffondono attraverso la parola: dalle filastrocche alle fiabe e leggende, fino alla tradizione dei cantastorie e alle canzoni popolari.
Nell’intento di preservare un patrimonio culturale che rischia di andare disperso, a Edimburgo si tiene ogni anno alla fine di ottobre lo Scottish International Storytelling Festival, con la partecipazione di ospiti provenienti da Europa, Stati Uniti e area del Pacifico (http://www.tracscotland.org/festivals/scottish-international-storytelling-festival).
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Non stupisce quindi, che quando l’UNESCO decise di creare la rete delle “Città della Creatività”, la prima a essere designata come “Città della letteratura” sia stata proprio Edimburgo. Qui, le vicende degli autori e delle loro creature letterarie s’intrecciano, a volte in modo pressoché indistinguibile, e la città vecchia, per la sua stessa complessa e inafferrabile configurazione – con una topografia quasi onirica degna di un’opera di Escher – appare lo scenario ideale in cui far muovere personaggi a volte dotati di un’aura magica, a volte dai tratti ambigui e inquietanti. È il caso di William Brodie, il cui nome è stato tramandato in quello del close dove svolgeva la sua attività di ebanista. Artigiano abile e stimato di giorno, Brodie di notte si trasformava in un delinquente senza scrupoli, ladro e assassino; condannato a morte, fu impiccato, e dalla sua vicenda Robert Louis Stevenson trasse l’ispirazione per Lo strano caso del Dr. Jekyll e di Mr. Hyde.
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Era nato a Edimburgo anche Arthur Conan Doyle, che qui frequentò la Facoltà di Medicina, dove ebbe tra i suoi docenti il chirurgo Joseph Bell. Il Dottor Bell divenne celebre per la sua capacità di combinare i dettagli apparentemente più insignificanti e giungere mediante il ragionamento deduttivo a formulare diagnosi che si rivelavano sempre esatte; il suo carisma affascinava gli studenti e il giovane Arthur, quando intraprese la carriera di scrittore, creò il personaggio di Sherlock Holmes prendendo ispirazione proprio dalla figura di Joseph Bell.
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La facoltà di Medicina di Edimburgo, che agli inizi dell’Ottocento era considerata all’avanguardia negli studi di Anatomia, intreccia la propria storia con quella di due personaggi, William Burke e William Hare, la cui vicenda fornì a Robert Louis Stevenson la trama per il racconto Il ladro di cadaveri: i due loschi figuri, non riuscendo a soddisfare le richieste di corpi destinati alle lezioni di Anatomia con il furto notturno di cadaveri dal cimitero cittadino di Greyfriars, decisero di ampliare il loro giro di affari sopprimendo ignari sconosciuti e mendicanti, dopo averli fatti ubriacare. Tanto doveva essere frequente il furto di cadaveri che proprio nel cimitero di Greyfriars – luogo noto agli appassionati di occultismo per i fenomeni inspiegabili e inquietanti che vi si verificano – esiste ancora oggi una delle grandi e pesanti griglie in ferro che venivano collocate sopra le sepolture fresche, per impedire che venissero aperte e svuotate.
Inizio di primavera in Charlotte Square
In molti luoghi aleggia la figura di Sir Walter Scott, una sorta di nume tutelare di Edimburgo, al quale è stato dedicato il monumento più imponente della città, sovrastato da una guglia in stile neogotico alta sessanta metri. Il monumento si trova al centro dei giardini di Princes Street, affacciati sulla sottostante stazione ferroviaria, la Waverley Station; in onore di Walter Scott, alla stazione principale di Edimburgo è stato dato il nome da Edward Waverley, personaggio nato dalla fantasia dello scrittore, e protagonista di quello che si ritiene in assoluto il primo romanzo storico, Waverley: pubblicato nel 1814, è il capostipite di un genere che nell’Ottocento avrebbe avuto vasto seguito ed enorme successo in tutta Europa.
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Princes Street segna il limite della New Town, la zona residenziale edificata a partire da metà del Settecento, il cui progetto avrebbe influenzato la pianificazione urbanistica di numerose città europee fra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo. Strutturata secondo una pianta regolare con ampie vie ed eleganti piazze, costituisce un notevole esempio di architettura georgiana – lo stile neoclassico di ispirazione palladiana, che fiorì in Gran Bretagna a partire dal 1720 – in cui spicca Charlotte Square, che conserva ancora oggi l’aspetto originario. La New Town venne collegata all’antico centro medievale con un viadotto, il North Bridge, che unisce non soltanto le alture sulle quali due parti della città si sono sviluppate in tempi successivi, ma le due anime di Edimburgo, profondamente diverse e complementari tra loro: da un lato, la crescita spontanea e casuale, avvenuta nel corso dei secoli per giustapposizioni e sovrapposizioni, sfruttando al massimo gli spazi obbligati e ristretti di un nucleo medievale racchiuso da mura; dall’altro, una programmazione razionale secondo principi di simmetria e regolarità, già pienamente illuminista.
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L’entusiasmo per l’architettura dell’età classica toccò il suo culmine sulla collina di Calton Hill, nei pressi di Holyrood House: dopo la battaglia di Waterloo, che segnò la definitiva sconfitta di Napoleone, venne deciso di erigere su questa altura una replica del Partenone di Atene in memoria dei caduti nelle guerre napoleoniche, lo Scottish National Monument. I fondi stanziati finirono quando era stato completato solo un lato del colonnato, e oggi quello che è confidenzialmente chiamato “the Monument” si staglia solitario sulla spianata erbosa di Calton Hill, di fronte alla collina su cui sorge il castello.
 Monumento a Walter Scott
Poco più in basso, la saletta al primo piano dell’Elephant House, un caffè nei pressi dell’Università, offriva uno spazio accogliente alla creatività di J.K. Rowling, giovane madre single, trasferitasi a Edimburgo con la figlioletta di pochi mesi grazie a una borsa di studio; prendeva forma in questo ambiente intimo e raccolto, con le finestre che guardano verso l’imponente mole del castello, il primo romanzo di una serie che avrebbe riscosso un successo planetario: Harry Potter e la pietra filosofale – pubblicato finalmente nel 1997, dopo una lunga serie di rifiuti da parte di numerosi editori – è stato in gran parte ideato e scritto qui, e molti dei luoghi in cui sono ambientate le avventure del giovane maghetto sono trasfigurazioni letterarie di realtà con cui la Rowling ebbe modo di venire a contatto a Edimburgo e in Scozia. All’Elephant House una targa rivendica con orgoglio il ruolo del locale come luogo natale di Harry Potter, mentre vagando nel vicino cimitero di Greyfriars, si leggono sulle lapidi gli insoliti nomi di alcuni fra i personaggi che Harry Potter incontra nelle sue avventure, da Scrymgeour a Moodie, fino a William McGonagall, poeta e tragediografo del XIX secolo, che ha prestato il proprio cognome alla Direttrice del Casa del Grifondoro, nonché insegnante di “Trasfigurazione”, Minerva McGonagall (tradotto in McGranitt nella versione italiana).

Didascalie immagini

  1. Veduta del Castello dalla piazza del Grassmarket
  2. Ingresso di Holyrood House
  3. Il nuovo Parlamento di Scozia
  4. Uno scorcio del Royal Mile
  5. La casa di John Knox sul Royal Mile (sede dello Scottish Storytelling Centre)
  6. Chiesa di Greyfriars (1620)
  7. Inizio di primavera in Charlotte Square
  8. Case georgiane in Charlotte Square
  9. “The Monument” su Calton Hill
  10. Monumento a Walter Scott

In copertina:
Angolatura primaverile di Charlotte Square

FOTO
© Donata Brugioni