Non ho usato il cronometro, ma ho quasi la certezza di aver letto il nuovo libro di Vittorio Sgarbi, Il punto di vista del cavallo (Bompiani) in tempi record. E i motivi sono più di uno: la scrittura è piacevole, scorre veloce e non si nota quel gusto – comune a molti che scrivono d’arte – per la complicazione delle frasi e dei concetti che spesso sembra essere conferma della sapienza dell’autore. E poi è breve, solo 160 pagine (oltretutto di piccolo formato, più o meno grande come uno smartphone, un vero e proprio tascabile) e infine, ma questa è la ragione più importante, perché parla di Caravaggio. Il punto di vista a cui si fa riferimento nel titolo è infatti quello del cavallo, protagonista, forse più lui del santo, della Conversione di san Paolo della basilica di Santa Maria del Popolo a Roma.
Il libro di Sgarbi ripercorre, riportando alla mente i suoi quadri più celebri, tutta la carriera di Michelangelo Merisi, dalla prima formazione presso Simone Peterzano (che sembra sia stato allievo di Tiziano; non va quindi sottovalutata la componente veneta di alcuni dipinti del giovane Caravaggio) al trasferimento a Roma, ai dipinti per collezionisti privati e committenti religiosi, ai tanti problemi con la giustizia (messi in fila tutti i guai giudiziari del pittore fanno davvero impressione) e alla nascita di capolavori assoluti, che erano tali allora perché sapevano raccontare il sacro in maniera radicalmente diversa dalla tradizione, e che sono tali ancora oggi perché quel modo di raccontare è in realtà molto affine al nostro. Basta confrontare ad esempio, fa notare l’autore, i volti di alcuni dei suoi modelli con fisionomie odierne (divertente e azzeccatissimo il parallelo tra l’Amor vincit omnia di Berlino con una foto di Pino Pelosi da giovane: entrambi ragazzi di vita, divisi solo da qualche centinaio d’anni) Il fanciullo morso da un ramarro con la foto di Robert Capa Miliziano morente, o con gli scatti di Cartier-Bresson, così attento a cogliere il “momento decisivo” con la sua macchina fotografica. Chissà se vivesse ai nostri giorni, chi sarebbe oggi Caravaggio? Ancora un pittore? O un fotografo come Capa? O un regista, come Pasolini? Certo è che non smetterebbe di stupire e far parlare di sé.
Didascalie immagini
- Cavalli caravaggeschi, particolari da Conversione di San Paolo in Santa Maria del Popolo a Roma e da Conversione di Saulo nella Collezione privata Odescalchi
Rielaborazione immagine Andrea Mancaniello per Arte e Arti Magazine
In copertina:
Vittorio Sgarbi, Il punto di vista del cavallo,
copertina del volume