Graditissimo ritorno del San Francisco Ballet in Italia alla 57a edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto. Assente dalle nostre scene da più di trent’anni la compagnia di balletto più antica degli Stati Uniti si è esibita per tre sere consecutive al Teatro Romano della città umbra, catturando il nostro interesse per i titoli proposti e l’eccellenza degli interpreti.
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Cosmopolita per vocazione geografica e per volontà del suo direttore l’islandese Helgi Tomasson, il San Francisco Ballet, con i suoi ballerini provenienti da tutti i continenti, rispecchia appieno il carattere di universalità tipico dell’arte della danza.
Fondato nel 1933 da Adolph Bolm, suo primo direttore, guidato poi per vari anni dai ‘Christensen Brothers’ – William, Harold e Lew – il San Francisco Ballet con più di ottant’anni di vita si appresta a festeggiare il prossimo anno il trentennale della direzione artistica di Helgi Tomasson, suo timoniere dal 1985.
Spessore e arguzia di scelte hanno portato Tomasson, da giovane militante in Danimarca e poi  principal del New York City Ballet nell’era Balanchine, a consolidare il livello internazionale di questa compagnia della West Coast. Una solidissima base tecnica e un repertorio che spazia dal classico a creazioni contemporanee sono il biglietto da visita del ensemble californiano.
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Il programma per Spoleto ha previsto quattro titoli, di cui tre inseriti in repertorio negli ultimi due anni, con varie prime italiane.
Ad aprire le danze 7 for Eight (2004) di Helgi Tomasson. Sette movimenti tratti da vari concerti di Bach per otto interpreti che, in duetti, terzetti, quartetti e ensemble, sviluppano una coreografia dall’eco balanchiniano, dove le atmosfere musicali si traducono in danza pura.
Tra gli interpreti di questo titolo degna di nota è la principal cinese Yuan Yuan Tan che con la sua flessuosità, eleganza e perfezione di linee ci ha letteralmente rapiti. Si comprende bene come questa prodigiosa ballerina, da quasi vent’anni in compagnia, sia per lo stesso Tomasson fonte d’ispirazione. Qui abbiamo potuto ammirarla in due pas de deux in coppia con l’estone Tiit Helimets. Speriamo di rivedere Yuan Yuan Tan presto in Italia, magari come ospite in una delle nostre compagnie.
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Hans van Manen è l’autore di Variations for Two Couples (2012), l’acquisizione più recente inserita in repertorio lo scorso gennaio. Dalle musiche di Britten al tango di Piazzolla, passando poi da Rautavaara a Tickmayer, Hans van Manen costruisce con evidente ‘gusto forsythiano prima maniera’ variazioni per due coppie, come suggerito dallo stesso titolo. Così gli interpreti, Sarah Van Patten con Carlos Quenedit e Sofiane Sylve con Luke Ingham, in maillot aderenti fanno dialogare l’abbraccio del tango con lifts, disequilibri e ondulazioni della testa. Creato due anni fa per il Dutch National Ballet questo titolo presenta bene una tempra contemporanea inclusiva, dove l’estetica delle linee, rette o sinuose, nutre tensioni espressive che rivelano la grande maestria dell’ultra ottantenne Hans van Manen.
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Con Voices of Spring di Frederick Ashton si cambia letteralmente atmosfera. Spazio allo humor inglese sul celebre valzer Frühlingsstimmen di Johann Strauss II per questo pas de deux, presentato per la prima volta come divertissement de Il Pipistrello al Royal Opera House di Londra nel 1977. Leggerezze primaverili e dal sapore floreale mista ad una certa voglia d’evasione vedono in scena la russa Maria Kochetkova e l’armeno Davit Karapetyan. Formatasi al Bolshoi e poi lanciatasi in Occidente, Kochetkova si è distinta per delicatezza e briosità, librandosi in pose ‘aeree’ e spargendo fiori, sorretta dal solido e aitante Karapetyan.
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A concludere la serata From Foreign Lands (2013) di Alexei Ratmansky. Prima compagnia americana a commissionare un titolo a Ratmansky, Le Carnaval des Animaux su musiche di Camille Saint-Saëns del 2003, il San Francisco Ballet, dopo essersi dotato nel 2009 di Russian Seasons (da noi visto alla Scala in apertura di stagione, n.d.r.), invita nuovamente ex-direttore del Bolshoi e artist in residence dell’ABT a dieci anni di distanza dal suo primo impegno creativo californiano.
Sull’omonima suite per orchestra del compositore tedesco di origine polacca Moritz Moszkowski, From Foreign Lands è un’indagine introspettiva sulle danze nazionali tanto in voga nell’Ottocento, presenze ricorrenti come divertissement in molti classici del balletto.
Russa, Italiana, Tedesca, Spagnola, Polacca e Ungherese la danza qui arriva “da terre lontane” – come i paesi europei per gli americani del Pacifico- per essere plasmata dalle abilità artigianali di Ratmansky.
Una doppia carola iniziale presenta in assoluto silenzio i dodici interpreti che nei successivi quartetti, con quartetto doppio per la Polacca, danno vita nei costumi firmati da Colleen Atwood a danze sublimi, per poi concludere in ensemble il molto allegro dell’Ungherese.
La sensibilità post-modern nell’utilizzo del materiale drammaturgico di cui è dotato Ratmansky continua a regalare perle, giungendo ad una sintesi tra sapienti abilità artigianali e desiderio di riflessione.

Continua la tournée del San Francisco Ballet in Europa. Da stasera e sino al 26 luglio al Théâtre du Châtelet di Parigi per il festival Les Etés de la Danse.

Didascalie immagini

  1. 7 for Eight (cor. H. Tomasson) (© AGF/ML Antonelli)
  2. Yuan Yuan Tan e Tiit Helimets in 7 for Eight (cor. H. Tomasson) (© AGF/ML Antonelli)
  3. Sarah Van Patten e Carlos Quenedit in Variations for Two Couples (cor. H.v. Manen) (© AGF/ML Antonelli)
  4. Maria Kochetkova e Davit Karapetyan in Voices of Spring (cor. F. Ashton) (© AGF/ML Antonelli)
  5. From Foreign Lands (cor. A. Ratmansky) (© AGF/ML Antonelli)

In copertina:
7 for Eight (cor. H. Tomasson)
[particolare]
(© AGF/ML Antonelli)

San Francisco Ballet

7 for Eight (2004)
coreografia Helgi Tomasson
musica Johann Sebastian Bach
costumi Sandra Woodall
luci David Finn

prima italiana

Variations for Two Couples (2012)
coreografia Hans van Manen
musica Benjamin Britten, Einojuhani Rautavaara, Stevan Kovacs Tickmayer, Astor Piazzolla
costumi Keso Dekker
luci Bert Dalhuysen

prima italiana

Voices of Spring
(1977- all’interno dell’opera Il Pipistrello)
coreografia Frederick Ashton
musica Johann Strauss II
costumi Julia Trevelyan Oman

From Foreign Lands (2013)
coreografia Alexei Ratmansky
musica Moritz Moszkowski
costumi Colleen Atwood
luci Mark Stanley

prima italiana

4, 5, 6 luglio 2014
Teatro Romano, Spoleto

Spoleto 57 – Festival dei 2Mondi

 

In Europa:

PARIGI, Théâtre du Châtelet
Les Etés de la Danse Festival
dal 19 al 26 luglio 2014

 

Dove e quando