Se volessimo fare un azzardo, potremmo dire che la cappella Contarelli di san Luigi dei Francesi del Caravaggio è per Roma ciò che la cappella Brancacci è per Firenze. Tale parallelismo è possibile perché, effettivamente, la cappella del Masaccio ha rappresento, per un’intera generazione di artisti, una vera e propria scuola, contribuendo in modo determinante a creare la corrente artistica che poi fiorirà nel cosiddetto Rinascimento Italiano. Simile destino ha avuto la Cappella Contarelli del Caravaggio, la quale, nei primi anni del Seicento, ha rappresentato l’inizio dello sviluppo, nella pittura europea, di un nuovo linguaggio che prenderà il nome di Naturalismo Caravaggesco. Cerchiamo di ricostruire, ove è possibile, com’è nato questo capolavoro della pittura occidentale. Michelangelo Merisi da Caravaggio era giunto a Roma nel 1592, all’età ventuno anni. La città era, al tempo, la meta privilegiata di artisti di tutta Europa che vi giungevano in cerca di fama e di fortuna. I primi anni di permanenza per il giovane Merisi, secondo i biografi, non sono facili; solo dopo diversi espedienti riesce a entrare nella bottega del Cavalier D’Arpino che lo adopra principalmente per dipingere fiori e frutti

Caravaggio si mostra infatti, da subito, particolarmente abile nel raffigurare nature morte e ritratti, grazie alla resa della materia e alla rappresentazione naturalistica, portando così una novità nel panorama artistico romano, tanto da imporsi nei circoli colti della città. Suoi estimatori diventano personalità come il banchiere Vincenzo Giustiniani, il Cardinale Pietro Aldobrandini, il pittore Prospero Orsi e primo fra tutti il Cardinale Francesco Maria Del Monte. Dal 1595 Caravaggio è il protetto del Cardinale, ambasciatore dei Medici a Roma, che non solo colleziona i suoi dipinti, ma che lo ospita presso la sua residenza a Palazzo Madama. L’amicizia e la stima di un personaggio così autorevole rappresentano per il giovane lombardo una svolta, e le sue opere cominciano a imporsi in città, apportando una nuova linfa vitale in una Roma satura di echi tardo manieristi. La vera svolta però arriva, sempre grazie all’intercessione del suo protettore, con la commissione della prima opera pubblica: la decorazione della cappella Contarelli per la vicina chiesa di San Luigi dei Francesi. La cappella era stata acquisita nel 1565 dal Monsignore francese Matteo Contarelli.

Quando muore, venti anni più tardi, la cappella non era ancora stata decorata. Fu l’esecutore testamentario, Virgilio Crescenzi, a ricevere l’incarico di portare avanti i lavori. La decorazione prevedeva (dopo un primo affidamento a Gerolamo Muziano) una scultura per l’altare maggiore, dell’artista Fiammingo Jacopo Cobaert, e gli affreschi della volta e delle pareti da far eseguire al Cavalier D’Arpino che in realtà dipinge, dal 1591 al 1593, solo quelli della volta. Non sappiamo le ragioni della sospensione dei lavori; per la loro ripresa si dovrà attendere il 13 luglio 1599, quando, davanti ad un notaio, viene stipulato un contratto con il Caravaggio, in base al quale l’artista si impegnava a dipingere due grandi quadri per le pareti laterali. Il saldo dei lavori avviene il 4 luglio 1600, dopo la messa in posa delle due grandi tele. La scultura raffigurante San Matteo e l’Angelo, dell’artista fiammingo, viene nel frattempo rifiutata; in seguito, il 7 febbraio 1602, è affidato al Caravaggio anche il dipinto per l’altare. L’opera è consegnata il 23 maggio, giorno di Pentecoste, ma poiché viene rifiutata, il pittore ne esegue subito un’altra, che sarà saldata il 22 settembre dello stesso anno. I tre dipinti del Caravaggio con le storie di San Matteo, la Vocazione, il Martirio e il San Matteo e l’Angelo, s’impongono da subito come i quadri più rivoluzionari mai dipinti a Roma; nascono intorno ad essi discussioni e diatribe: la stessa prima versione del San Matteo e l’Angelo è rifiutata, perché ritenuta sacrilega.

Caravaggio con queste opere sembra raggiungere la maturità della sua poetica: uso estremo delle luci con forti contrasti chiaroscurali, rappresentazione di temi sacri non idealizzati, uso di modelli presi nella Roma popolare e rappresentati nella loro naturale condizione, narrazione storica con scene drammatiche di violenza e terrore. Il risultato è sorprendente anche per gli stessi fedeli, che erano abituati ad altre espressioni figurative; nei dipinti della cappella Contarelli, infatti, emerge in modo chiaro la sua arte, senza compromessi, senza il tentativo di semplificare e addolcire la virulenza del suo messaggio, e soprattutto del suo stile. Osservando la cappella, a sinistra, la scena della Vocazione si svolge in una taverna in penombra; Matteo ‘il gabelliere’ è sulla sinistra, seduto e chino su un tavolo nell’atto di contare del denaro, contornato da giovani e ambigui uomini d’affare; a destra, in piedi, Cristo, in compagnia di Pietro, lo chiama con un gesto che è un omaggio alla Creazione di Adamo della Sistina

La stanza è in penombra, solo un lieve raggio di luce arriva da dietro le spalle di Cristo, isolando parzialmente i volti e i corpi dall’oscurità. Tutti i personaggi sono abbigliati ‘alla moderna’ e sono rivolti verso Cristo, tranne Matteo e un anziano alle sue spalle; il gabelliere è concentrato nella sua attività, e sembra quasi voglia ignorare l’arrivo di Colui che stravolgerà la sua vita. L’atmosfera è di una calma apparente, ma il giovane di spalle in primo piano, a cavallo di uno sgabello, ha con se una lunga spada, pronto a brandirla, come spesso accadeva nella Roma contemporanea, dove lo stesso Caravaggio non era estraneo a scorribande, a risse e a sfide anche mortali. Intriso di poetica dell’urlo e del dolore, è invece il dipinto a destra dell’altare: qui è narrato il Martirio di San Matteo in un turbinio di corpi di uomini seminudi o abbigliati ‘alla moderna’ che fanno da contorno al boia che, al centro della scena, è in procinto di uccidere l’Evangelista. In fondo, quasi nascosto, si scorge un volto, probabile autoritratto dello stesso Caravaggio, che assiste alla scena, mentre in alto, da una nuvola, un Angelo porge al Santo martire un ramo di una palma, simbolo ecumenico di sofferenza e martirio.

Anche questa scena è tutta in penombra; qui i corpi, i volti e le espressioni emergono dall’oscurità e non sono chiaramente visibili, siamo lontani anni luce dalle rappresentazioni rinascimentali di cui Raffaello, proprio a Roma, era stato il più grande maestro. Al centro della cappella, troneggia la seconda versione del San Matteo e l’Angelo

Nel dipinto, l’anziano Evangelista, in piedi con un ginocchio appoggiato su uno sgabello, è rivolto verso l’Angelo che dall’alto suggerisce i passi per il Vangelo. 
Purtroppo la prima versione dell’opera, dopo il rifiuto dell’esecutore testamentario e diversi passaggi di proprietà, è finita a Berlino, e qui è stata distrutta durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Il dipinto, purtroppo visibile solo attraverso fotografie in bianco e nero, raffigurava l’Evangelista seduto, con i piedi nudi e accavallati, nell’atto di scrivere il Vangelo con l’aiuto di un Angelo
L’opera aveva suscitato scandalo per come era stato raffigurato san Matteo: scalzo, rozzo e semi analfabeta, e soprattutto perché l’Angelo si poneva con l’anziano Evangelista in un rapporto troppo carnale, nell’atto di istruirlo.
Ed è proprio questa straordinaria portata innovativa del linguaggio caravaggesco, che fa della cappella Contarelli uno dei grandi capolavori di tutti i tempi, che ognuno di noi dovrebbe visitare almeno una volta nella vita.
Didascalie immagini
- Michelangelo Merisi detto il Caravaggio Ragazzo col canestro di frutta (1593-94) Roma, Galleria Borghese
- Michelangelo Merisi detto il Caravaggio Vocazione di San Matteo (1599-1600) Roma, Cappella Contarelli in san Luigi dei Francesi
- Michelangelo Merisi detto il Caravaggio Vocazione di San Matteo (1599-1600) particolare Roma, Cappella Contarelli in san Luigi dei Francesi
- Creazione di Adamo (1511 ca) particolare Roma, Musei Vaticani
- Michelangelo Merisi detto il Caravaggio Martirio di San Matteo (1599-1600) Roma, Cappella Contarelli in san Luigi dei Francesi
- Michelangelo Merisi detto il Caravaggio San Matteo e l’Angelo(1602) Roma, Cappella Contarelli in san Luigi dei Francesi
- Michelangelo Merisi detto il Caravaggio San Matteo e l’Angelo(1602) Già a Berlino, Kaiser Friedrich Museum, distrutto
In copertina:
Michelangelo Merisi detto il Caravaggio Ragazzo col canestro di frutta (1593-94) Roma, Galleria Borghese
Orari e visite
La Cappella è gratuita ed aperta tutti i giorni, tranne il giovedì, dalle ore 10.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle ore 19.00.