Dalla metà di settembre, alla Fondazione Magnani Rocca, una mostra di grande scultura del Novecento su Giacomo Manzù (Bergamo, 22 dicembre 1908 – Roma, 17 gennaio 1991) e Marino Marini (Pistoia, 27 febbraio 1901 – Viareggio, 6 agosto 1980) che, negli anni Cinquanta e Sessanta, offrirono un’interpretazione della scultura figurativa classica in chiave stilistica del tutto personale e dagli esiti affascinanti e sorprendenti.

La dimostrazione di come essa fosse ben lontana dall’obsolescenza e dalla chiusura alla storia, bensì perfettamente in grado di esprimere il dramma e il senso dell’uomo dopo le dissoluzioni del conflitto planetario. Le loro opere entrano così a far parte dei maggiori musei di tutto il mondo e i due artisti conquistano l’attenzione del collezionismo e del pubblico.

La mostra riunisce opere altamente significative dei due scultori, si apre con il Grande ritratto di signora di Manzù (1946) e il Cavaliere di Marino (1945) che introducono gli aspetti più importanti delle ricerche compiute, dal riferimento a Medardo Rosso per Manzù, alla questione della serialità posta dalle sculture di Marino.
Proseguendo nel percorso, bronzi, rilievi, dipinti e lavori grafici, in una successione che tiene conto dei temi maggiormente praticati da entrambi nei decenni presi in esame.

Speciale attenzione al tema della danza che li accomuna, ma anche ai celeberrimi Cardinali di Manzù e i Giocolieri di Marino, e ai ritratti, non solo per marcare l’interesse che entrambi nutrirono per il genere artistico, ma anche per fornire una chiave di lettura della loro personalità attraverso i nomi degli artisti, dei galleristi, dei collezionisti e delle personalità che ne sostennero e accompagnarono l’attività lungo il quinto e il sesto decennio del Secolo scorso.

Curata da Laura D’Angelo e Stefano Roffi, la mostra indaga, proponendosi di individuare, gli elementi che favorirono il grande successo di Manzù e di Marino. Le opere selezionate, tra il 1950 e il 1970, testimoniano la loro fiduciosa apertura verso le molteplici lingue della modernità e la capacità dimostrata da entrambi nell’incontrare il gusto di un colto e sofisticato mercato internazionale. Inoltre, la collaborazione da parte della Fondazione Marino Marini di Pistoia, del Museo Marino Marini di Firenze, della Fondazione Giacomo Manzù e del Museo Manzù di Ardea, di altri musei e di importanti collezioni private, ha consentito lo spostamento di opere viste raramente al di fuori dei singoli contesti museali o di dimore riservate, permettendo un confronto diretto – visivo e critico – che rappresenta la decisiva novità dell’esposizione.

Infine il catalogo, eito da Silvana, riunisce contributi di Barbara Cinelli, Marcella Cossu, Laura D’Angelo, Flavio Fergonzi, Giulia Manzù, Teresa Meucci, Stefano Roffi, Maria Teresa Tosi e approfondisce questioni di contesto a cui si aggiungono riflessioni sul genere del ritratto, sul significato della serialità in scultura, sulle fonti visive della scultura di Marino e di Manzù, sui modi in cui sono state fotografate le loro sculture e sulla ideologia scultorea che ne è sottesa.
Didascalie immagini
- iacomo Manzù, Cardinale seduto, 1957,
usione in bronzo - Marino Marini, Cavallo e Cavaliere 1950
- Giacomo Manzù, Bambina sulla sedia, 1955,
fusione in bronzo - Marino Marini, Danzatrice, 1952-53,
scultura in bronzo - Giacomo Manzù, Ritratto di Barnard, 1969,
fusione in bronzo
In copertina:
iacomo Manzù, Cardinale seduto, 1957,
usione in bronzo
Dove e quando
- Date : 13 September, 2014 – 08 December, 2014
- Sito web