– di Fabio Giuliani –
“Ogni volta che si usano le parole “arte” o “artista” in relazione ai miei lavori fotografici, avverto una sensazione sgradevole dovuta senza dubbio al cattivo impiego che si fa di tali termini.
Mi considero una fotografa, e niente altro.”
Tina Modotti
A 90 anni dalla sua prima mostra, Torino rende omaggio a Tina Modotti (Udine,1896 – Città del Messico,1942), una delle fotografe più celebri al mondo e una delle personalità più eclettiche del secolo scorso.

L’esposizione, ospitata nella Corte Medievale di Palazzo Madama, nata dalla collaborazione tra la Fondazione Torino Musei, l’associazione culturale Cinemazero e la casa editrice Silvana Editoriale (che ha pubblicato un bel catalogo a cura di Dario Cimorelli con le immagini esposte e contributi critici di Pino Cacucci, Mariana Figarella, Gianni Pignat) copre tutto l’arco della vita di Tina, come fotografa, come musa e come attivista.
Ricostruisce sia la sua straordinaria parabola – che la vide prima attrice di teatro e di cinema in California e poi fotografa nel Messico post-rivoluzionario degli anni venti – sia la sua non comune vicenda umana.
Un percorso che evidenzia l’evoluzione della sua vicenda, dagli affetti familiari ai suoi amori; dai primi scatti, influenzati dal grande fotografo Edward Weston, alle ultime, poco note immagini scattate a Berlino, quando ormai la fotografa ammetteva l’impossibilità di continuare la sua carriera con strumenti tecnici troppo moderni, che non consentivano il suo particolare approccio, metodico e posato.

Si passa dagli still life del primo periodo per arrivare, un po’ alla volta, ai ritratti delle donne di Tehuantepec, passando attraverso le immagini più politiche e “rivoluzionarie”.
Una fotografia sempre calibrata e meditata, bianchi e neri pastosi ma estremamente vari nelle tonalità, frutto di lunghe riflessioni ed esperimenti in fasi e temi diversi: “Stadio” (Messico, 1925) e “Serbatoio n. 1” (Messico, 1926) testimoniano l’attento lavoro per catturare i volumi, enfatizzati da tagli prospettici arditi e rigorosamente geometrici, a cui fa da contraltare l’ammorbidirsi delle linee delle nature morte come “El Manito” (Messico, 1924) o la celeberrima “Calle” (Messico 1924 ca), dove il contrasto tra luce e ombra dona concretezza agli still life.

Nei ritratti della stagione messicana l’indagine si concentra sul soggetto umano, con tagli inusuali, volti a marcare la dimensione emotiva, parallela al suo impegno politico, umano e sociale a fianco dei protagonisti, ben rappresentato da fotografie come “Julio Antonio Mella sul letto di morte” (Messico, 1929) e “Bambina che prende il latte” (Messico, 1926) o dal famoso scatto della “Marcia di campesinos” (Messico, 1928).
Particolarmente significativa è poi la serie di suoi ritratti fatti dal compagno Edward Weston, come testimoniano “Tina che recita” (Messico, 1924) e “The White Iris” (s.l., 1921).
Una Modotti che cerca soluzioni alle diverse sfide fotografiche che si pone negli anni e che trovano conferma anche nelle lettere, esposte in mostra, allo stesso Weston, maestro ed amante con cui condivide un percorso artistico fruttuoso.

Alcune note biografiche. Assunta Adelaide Luigia Modotti (Tina) nasce nel Borgo Pracchiuso presso Udine, da una famiglia operaia aderente al socialismo di fine Ottocento. A dodici anni lavora come operaia in una filanda per contribuire al mantenimento della numerosa famiglia (sei fratelli).
Lo zio Pietro Modotti ha uno studio fotografico e qui Tina apprende i primi elementi di fotografia.
Nel giugno 1913 lasciò l’Italia per raggiungere il padre, emigrato a San Francisco, dove lavorò in una fabbrica tessile e si dedicò al teatro amatoriale, recitando anche D’Annunzio, Goldoni e Pirandello.
Nel 1918 si sposò con il pittore Roubaix “Robo” de l’Abrie Richey. I due si trasferirono a Los Angeles per inseguire la carriera nell’industria del cinema.
L’esordio della Modotti è nel 1920, con il film “The Tiger’s Coat”, per il quale venne acclamata anche per il suo “fascino esotico”.

Grazie al marito conobbe il fotografo Edward Weston e la sua assistente Margrethe Mather. Nel giro di un anno ne divenne la sua modella preferita e, nell’ottobre 1921, la sua amante.
Nel 1923, passò nella capitale messicana con Weston. Entrambi entrarono rapidamente in contatto con i circoli bohèmien della città, ed usarono questi nuovi legami per creare ed espandere il loro mercato dei ritratti. Inoltre Tina incontrò diversi esponenti radicali comunisti, tra cui i tre funzionari del
Partito Comunista Messicano con cui ebbe delle relazioni sentimentali: Xavier Guerrero, Julio Antonio Mella e Vittorio Vidali.
Il 1927 è l’anno dell’iscrizione al PCM e l’inizio della fase più intensa del suo attivismo politico. In quel periodo le sue fotografie vennero pubblicate su numerosi giornali di sinistra, tra cui l’organo ufficiale del Partito, “El Machete”.
Nel dicembre del 1929 una sua mostra venne pubblicizzata come “La prima mostra fotografica rivoluzionaria in Messico”: fu l’apice della sua carriera di fotografa.
Una parte della poesia a lei dedicata da Pablo Neruda dopo la sua morte può essere trovata sulla lapide della sua tomba, collocata nel grande Pantheòn de Dolores a Città del Messico, che include anche un suo ritratto in bassorilievo fatto dall’incisore Leopoldo Méndez: “Tina Modotti hermana, / no duermes no, no duermes / tal vez tu corazon / oye crecer la rosa / de ayer la ultima rosa / de ayer la nueva rosa / descansa dulcemente hermana.”
[Tina Modotti, sorella non dormi, no, non dormi: forse il tuo cuore sente crescere la rosa di ieri, l’ultima rosa di ieri, la nuova rosa. Riposa dolcemente sorella.]
Didascalie immagini
- Tina Modotti a San Francisco, circa 1920
- Tina Modotti a Hollywood, Los Angeles, 1920-21
- Tina Modotti, El Manito, Messico, 1924
- Tina Modotti, Fili del telegrafo, circa 1924
- Tina Modotti, Falce, martello e sombrero, Messico, 1927
- Tina Modotti, Donna di Tehuantapec (copertina catalogo)
In copertina:
Tina Modotti a Hollywood, Los Angeles, 1920-21
[particolare]
Orari:
da martedì a sabato 10-18
(ultimo ingresso ore 17),
domenica 10-19
(ultimo ingresso ore 18)
Dove e quando
- Fino al: – 04 October, 2014
- Sito web