Il legame che Paolo Caliari, detto il Veronese (Verona, 1528 – Venezia, 1588), strinse con Padova, a partire dal 1556 grazie alla committenza dei monaci benedettini, contribuì a rendere il maestro fonte d’ispirazione per molti degli artisti che vissero dopo di lui. Proprio per focalizzare il legame padovano, i Musei Civici agli Eremitani, dal 7 settembre prossimo, ospiteranno le opere del Veronese, riunite per l’occasione, ad eccezione della Pala di Santa Giustina, contenuta all’interno del complesso dell’abbazia di Santa Giustina.
Saranno presenti circa 50 dipinti e 40 stampe per la mostra “Veronese e Padova. L’artista, la committenza e la sua fortuna”, a cura di Davide Banzato, Giovanna Baldissin Molli ed Elisabetta Gastaldi. Affiancheranno le opere del Veronese un nucleo di stampe selezionate che portano la firma di Carracci, Lefèvre, Cochin, Wagner, Zanetti, per citare alcuni dei moltissimi incisori, italiani e stranieri, che tra Cinquecento e Ottocento ne trassero ispirazione.

Tra le caratteristiche distintive della sua tecnica, Davide Banzato, nel saggio in catalogo scrive: “La sua preferenza per i colori chiari e cangianti, il gusto di mettere in scena personaggi rappresentati in vesti sontuose, la consumata abilità nell’orchestrare in scene complesse eleganti allegorie dall’ardita impaginazione spaziale, lo imposero alla medesima committenza che si era già rivolta al Caliari del quale, almeno superficialmente, ripropose molte inflessioni legandole ad altri elementi desunti da una cultura figurativa di origine veneziana e da esperienze centro italiane.”

Una grande mostra promossa dal Comune di Padova, dall’Assessorato alla Cultura-Musei Civici e dalle Biblioteche di Padova, con Mibact-Soprintendenza per i Beni storici, artistici ed etnoantropologici per le province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso, dal Ministero dell’Interno Fondo Edifici di Culto, dalla Regione del Veneto, con la collaborazione della Fondazione Antonveneta e il sostegno di Fischer Italia, Cassa di Risparmio del Veneto, Gruppo ICAT e SKIRA capofila ATI. Il Curatore spiega “Nel corso dei decenni centrali del secolo XVI i pittori attivi a Padova, in particolare Domenico Campagnola e la sua cerchia, avevano elaborato nelle opere realizzate per la città e il territorio un linguaggio autonomo e dalle caratteristiche omogenee. Fino alla metà del settimo decennio erano stati destinatari quasi esclusivi delle commissioni religiose e civili disponibili; erano comunque rimasti considerevoli spazi per la chiamata di altri artisti, nomi di grande prestigio, da altri territori della Serenissima. Con l’avanzare dell’età dei protagonisti della scuola padovana queste chiamate si infittirono, soprattutto a partire dai primi anni sessanta i pittori provenienti da fuori andarono a proseguire e sostituire l’attività dei padovani spesso negli stessi luoghi che ne erano stati il teatro, anche sulla scia di una rete di committenza che faceva capo ad alcune famiglie della Dominante e, soprattutto, al potente ordine benedettino e alle sue grandi sedi nel territorio.

Uno dei centri di elaborazione artistica la cui presenza nel padovano si rivela più notevole è certo Verona. E’ una trama di rapporti che coinvolge già il vecchio Antonio Badile e si precisa con la successiva attività del suo geniale genero, Paolo Caliari detto il Veronese” che si affermò, ancora giovanissimo, come decoratore a Venezia, all’incirca nel 1553, anno in cui realizzò i primi lavori per la sala del Consiglio dei Dieci in Palazzo ducale, per la Chiesa di S. Sebastiano e successivamente per la Libreria Marciana di J. Sansonvino (1556).
Ad aprire il percorso espositivo è il Martirio di Santa Giustina (1556), una delle opere più significative del periodo giovanile e dell’adesione al manierismo, corrente che giunse nel Veneto tra il 1540 e il 1560, dove Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore, 1490 – Venezia, 1576) fu protagonista indiscusso della pittura. Sempre nello stesso anno è databile la realizzazione della Trasfigurazione per l’altare del Duomo di Montagnana, su commissione del Vescovo di Padova, Francesco Pisani. L’opera si pone agli inizi della maturità.

Proseguendo poi con altre commissioni, dall’abate Placido II da Marostica nel 1562, la Gloria d’Angeli e poco dopo Il Martirio dei SS Primo e Feliciano. Le due tele si trovano nel presbiterio della chiesa abbaziale, rispettivamente ai lati dell’altare maggiore.
Mentre agli inizi degli anni ’80 Paolo Veronese eseguì per i benedettini padovani una Crocifissione, unica opera realizzata su lavagna a lui attribuibile e probabilmente destinata ad un tipo di devozione di carattere privato. Presente in mostra anche l’Ultima Cena (1573), una testimonianza della celebre serie molto cara al Veronese, che comprende la Cena in Emmaus (1560 ca), le Nozze di Cana (1562), Cena di san Gregorio Magno (1572), per citarne alcune.

Infine sarà presente anche l‘Ascensione di Cristo (1575), proveniente dalla Chiesa di San Francesco a Padova. Il dipinto fu realizzato su commissione della famiglia Capodivacca, e fu protagonista del furto della parte inferiore dell’opera raffigurante gli undici apostoli, successivamente reintegrata da Pietro Damini nel 1625.
Dopo la sua morte, il Veronese lasciò una grande eredità e prese presto campo l’attività della bottega degli eredi, di copisti ed emuli, i quali trovarono fonte d’ispirazione nella sua tecnica. Come ha evidenziato Davide Banzato: “L’attività di copia, come di frequente avveniva nel Cinquecento, conobbe il suo avvio già all’interno della bottega, quale forma di conservazione e diffusione delle impostazioni del maestro. (…) I copisti naturalmente concentrarono il loro lavoro su alcuni dei capolavori più celebrati, come il ciclo di San Sebastiano, laddove il grandioso impianto della Crocifissione viene preso per dar luogo a copie in piccolo formato, talora un po’ rudimentali, a uso di devozione privata. (…) Fra quanti copiarono il Veronese durante il Seicento, si possono ricordare figure come Pierre Mignard, Sebastiano Bombelli, Simone Forcellini, Giovanni Antonio Fumiani e Valentin Lèfevre. L’attività di copia permetteva agli artisti di entrare in possesso di un repertorio da riprodurre, con le varianti del caso, per creazioni personali. È una pratica destinata a protrarsi, in chiave accademica, almeno fino all’Ottocento. (…) Il Caliari fu invece la personalità guida per quanti nel Veneto, dalla metà circa del settimo decennio del secolo XVII operarono per impostare un nuovo linguaggio che trovò fondamento sulle sue strutture coloristiche e formali”.

Il catalogo della mostra è edito da Skira. Per quanto riguarda la mostra, ad arricchire l’esposizione di Padova sarà un itinerario che comprenderà la visita della basilica di S. Giustina e della Sala della Carità a Padova, proseguendo con il convento di Praglia, Villa Roberti a Brugine e il Castello del Catajo, testimonianze della diffusione dell’arte del Veronese nella decorazione d’interni.
Didascalie immagini
- Paolo Caliari detto Paolo Veronese, Martirio di Santa Giustina,
Olio su tela, cm 104 X 138, Padova, Musei Civici, Museo d’Arte Medioevale e Moderna, inv. 466 - Paolo Caliari detto Paolo Veronese, Martirio dei Santi Primo e Feliciano,
Olio su tela, cm 350 X 190, Padova, Musei Civici, Museo d’Arte Medioevale e Moderna, inv. 662 - Paolo Caliari detto Paolo Veronese, Gloria d’Angeli,
Olio su tela, cm 350 X 190, Praglia, abbazia di Santa Maria Assunta - Paolo Caliari detto Paolo Veronese (con la collaborazione di Benedetto Caliari), Ultima Cena,
Olio su tela, cm 154 X 244, Padova, Musei Civici, Museo d’Arte Medioevale e Moderna, inv. 1972 - Paolo Caliari detto Paolo Veronese, Crocifissione con i due ladroni e le Marie,
Olio su pietra nera, cm 64 X 38, Padova, Musei Civici, Museo d’Arte Medioevale e Moderna, inv. 447 - Paolo Caliari detto Paolo Veronese e Pietro Damini, L’Ascensione di Cristo,
Olio su tela, cm 391 x 188, Padova, chiesa di San Francesco - Paolo Caliari detto Paolo Veronese, La Maddalena e l’angelo,
Olio su tela, cm 136 X 121, Padova, Musei Civici, Museo d’Arte Medioevale e Moderna, inv. 1456
In copertina:
Paolo Caliari detto Paolo Veronese, Martirio di Santa Giustina, particolare
Olio su tela, cm 104 X 138, Padova, Musei Civici, Museo d’Arte Medioevale e Moderna, inv. 466
Dove e quando
Evento: Veronese e Padova. L’artista, la committenza, la sua fortuna
- Date : 07 September, 2014 – 11 January, 2015