Da tempo immemorabile, i pescatori solcano silenziosamente le acque del lago Tana con le loro imbarcazioni di papiro, le tanqwas: il materiale, la forma e i metodi costruttivi sono gli stessi che utilizzavano gli antichi Egizi, e gli scafi affusolati scivolano leggeri sulla superficie senza quasi immergersi. Il lago Tana è il cuore dell’altipiano d’Etiopia e i suoi immissari, che concorrono a formare l’immensa distesa d’acqua, danno origine al Nilo Azzurro, che renderà fertili col suo corso le regioni settentrionali dell’Etiopia e poi il Sudan; qui, nella capitale Khartoum, incontrerà il Nilo bianco: le acque dei due fiumi scorrono parallele per un tratto, per poi mescolarsi e sfumare in un’unica tonalità, così particolare e caratteristica da avere dato il nome a uno specifico colore – il “verde Nilo”, appunto.
Sul lago Tana al tramonto
Poco più a valle del lago Tana, presso la grande cascata di Tisisat (“acqua fumante” in lingua amhara), a metà del XVII secolo l’imperatore Fasilides fece costruire sul Nilo Azzurro il primo ponte in pietra d’Etiopia, conosciuto come “Ponte portoghese”: in realtà, non si sa se il ponte fosse costruito da operai locali sotto la diretta supervisione di un architetto portoghese, oppure da maestranze venute dalle colonie portoghesi dell’India.

Così come  restano sconosciuti gli architetti che per conto di Fasilides dettero vita intorno al 1630 alla nuova capitale Gondar, non lontana dal lago Tana ma in una zona più salubre rispetto alla capitale precedente, Gorgora, costruita sulle rive del lago: del suo breve periodo di gloria, Gorgora conserva uno dei più begli esempi di chiese etiopi del XVI secolo, Debra Sina, che riunisce tutte le caratteristiche architettoniche dei numerosi edifici di culto sorti lungo le rive e su una serie di isolette nel lago Tana, dove si insediarono numerose comunità di monaci.
La cascata di Tisisat (“acqua fumante” in lingua amhara)
La chiesa di Debra Sina rappresenta l’archetipo dell’architettura religiosa nella regione; ha forma circolare come le abitazioni locali, e si articola in tre zone concentriche: la più interna, il Maqdas, in muratura a pianta rettangolare, contiene le Tavole della Legge ed è riservata ai sacerdoti; intorno alla cella si trova un corridoio circolare, il Qeddest, destinato agli studiosi di Teologia, ai quali è affidato il compito di distribuire l’eucaristia e cantare durante le cerimonie religiose; nel Qeddest, si apre una serie di piccole finestre che affacciano sul portico esterno, in legno, al quale sono ammessi coloro che si sono purificati e possono ricevere l’eucaristia, oltre ai bambini e agli anziani. Tutte le superfici sono decorate con pitture, seguendo uno schema iconografico preciso: dagli arcangeli armati di lancia che presidiano i tre accessi al Maqdas, alle scene della vita di Gesù e di Maria sulle pareti esterne della cella, fino alle vite di santi locali, personaggi dai grandi occhi attoniti, protagonisti impassibili di prodigi straordinari o di efferati supplizi, tutti dipinti con vivaci colori e dovizia di particolari.
Ponte Portoghese di Tisohà Dildil
Nella limpida luce dei suoi 2100 metri di altezza, la città fortificata di Gondar costituisce un esempio straordinario di architettura medievale portoghese trapiantata in terre lontane: circondati da una cinta muraria di oltre un chilometro, i palazzi di Fasilides e dei suoi successori, la biblioteca, la cancelleria e il palazzo della regina Mentwab, tutti edificati nel corso del XVII secolo e in gran parte ben conservati, testimoniano un’epoca in cui la città era ricca e molto popolata, grazie alla sua posizione all’incrocio di importanti vie carovaniere che univano l’interno dell’Africa al corso del Nilo, mentre a oriente giungevano al Mar Rosso, porta dell’Arabia. La dinastia di Fasilides, che vantava la discendenza dal re Salomone, regnò per due secoli, mantenendo la capitale a Gondar fino al 1885.
Gorgora: il Qeddest della chiesa di Debra Sina (Monte Sinai)
Il palazzo di Fasilides, a due piani, ha al centro una torre principale a pianta quadrata e sugli angoli quattro torri circolari più piccole, che culminano in cupolette, fornendo all’insieme un aspetto del tutto peculiare, quello della rivisitazione esotica di un’architettura di origine europea, passata attraverso culture diverse, con elaborazioni e sovrapposizioni, che ne fanno un insieme unico. Alla stessa epoca risale anche uno straordinario edificio (il cosiddetto Bagno di Fasilides), costituito da un piccolo castello collocato al centro di un’ampia vasca; questa rimane vuota per tutto l’anno, e viene riempita solo in occasione delle cerimonie del Timkat, la festa religiosa più importante per la Chiesa etiope, con la quale il 19 gennaio si celebra il battesimo di Cristo nel Giordano.
Gondar: Palazzo del re Fasilides
La chiesa della Trinità a Gondar (Debre Birhan SelassieDebre Birhan significa “Montagna di Luce”) fu edificata alla fine del Seicento, e ricostruita nelle forme attuali agli inizi del XIX secolo; all’epoca della primitiva costruzione risale la cinta muraria fortificata da torrioni. Tutte le superfici all’interno sono decorate con pitture dai vivaci colori: sulla parete destra spicca la rappresentazione dell’inferno, in fondo al quale troneggia un diavolone incatenato, circondato da lingue di fuoco, che fornisce un convincente monito ai fedeli esposti alle tentazioni; curiosa la raffigurazione del Profeta Maometto, che siede su un cammello trainato da un diavolo, mentre la Trinità viene rappresentata da tre anziani barbuti con l’aureola, ciascuno dei quali tiene in mano un uovo, simbolo trinitario (in quanto costituito da tre elementi – guscio, tuorlo e albume – che formano un tutto unico); ma la particolarità che rende unica la Debre Birhan Selassie è la decorazione del soffitto, su cui sono dipinti oltre cento cherubini, ciascuno con una diversa espressione; hanno gli stessi volti dei numerosissimi bambini che spuntano all’improvviso ad ogni sosta lungo le strade d’Etiopia: luoghi apparentemente deserti, si popolano come per incanto di una folla di bambini e ragazzi di tutte le età, materializzati dal nulla.
Gondar: La vasca per la cerimonia del Timkat (il cosiddetto Bagno di Fasilides)
La parte moderna di Gondar conserva numerose testimonianze di architettura razionalista degli anni Trenta, realizzate durante l’occupazione italiana. Le linee nitide ed essenziali degli edifici si animano in una fantasmagoria di colori vivaci e contrastanti, che producono un effetto inusitato e piacevole, simile a quello del cosiddetto Déco tropicale che fiorì negli anni Trenta in Florida e nei Caraibi.
Gondar: I cherubini sul soffitto della chiesa di Debre Birhan Selassie
Posta a 2700 metri di altezza e sperduta in mezzo ai monti, con le sue dodici chiese “scolpite” nella roccia, già nel XVI secolo Lalibela destò l’incredulo stupore di padre Francisco Alvarez, cappellano dell’ambasciata portoghese presso l’imperatore d’Etiopia e primo europeo a giungere in questi luoghi nel 1522. Consapevole dell’unicità di quanto aveva veduto, Alvarez iniziava il suo racconto di viaggio dichiarandosi convinto a priori di non poter essere creduto; e si dovette arrivare al XIX secolo perché altri viaggiatori europei si spingessero fino a Lalibela e ne fornissero una descrizione, confermando la testimonianza del primo visitatore.
Gondar: La piazza con gli edifici dell’epoca coloniale italiana
Le chiese di Lalibela presentano due tipologie diverse: sette sono state scavate partendo dal livello del suolo e procedendo in verticale, in modo da creare una trincea attorno al monolito nel quale veniva poi scavata – anzi scolpita – la chiesa; cinque si addentrano nel fianco della montagna di tufo rosso, una pietra tenera, facile da lavorare e al tempo stesso di grande impatto visivo per il suo intenso colore. La costruzione del complesso voluto dal re Gebrel Mesqel Lalibela – appellativo che significa “le api riconoscono la sua sovranità” – fu iniziata alla fine del XII secolo dopo la caduta di Gerusalemme, nell’intento di ricrearne la struttura: ogni chiesa avrebbe rappresentato uno dei luoghi santi, e la suddivisione in due gruppi richiamava la distinzione fra Gerusalemme terrestre e Gerusalemme celeste; tra le due simboliche città venne scavato un canale, a simboleggiare il fiume Giordano. Secondo la leggenda, qui i cavalieri Templari trasportarono l’Arca dell’Alleanza che custodiva le Tavole della Legge con i dieci comandamenti consegnate a Mosè; per la Chiesa etiope, l’Arca esiste tuttora e si trova ad Aksum, custodita in un piccolo tempio, al quale ha accesso un solo religioso. Le Tavole della Legge costituiscono per la Chiesa etiope il punto di riferimento fondamentale e il Maqdas di ogni edificio di culto custodisce una riproduzione delle Tavole che viene portata in solenne processione per la festa del Timkat.
Lalibela: Chiesa di Bet Amanuel
La Medhane Alem (Salvatore del mondo) di Lalibela è la più grande chiesa monolitica al mondo, mentre l’esempio più raffinato dello stile aksumita che impronta le chiese di Lalibela è costituito dalla Bet Amanuel, forse originariamente cappella privata della famiglia reale, con le pareti scolpite a fasce e le finestrelle a croce, motivi ispirati alle decorazioni che ornavano le antiche stele di Aksum.

In posizione isolata la Bet Giorgis (chiesa di San Giorgio), a croce greca, risulta praticamente invisibile finché non ci si affaccia sulla vasta trincea che la contiene, perché il tetto è a livello del suolo, mentre il corpo della chiesa sprofonda per oltre 13 metri. Secondo la leggenda, fu San Giorgio stesso, patrono dell’Etiopia, a sovrintendere ai lavori. Certo, quando si esce dal tunnel oscuro che costituisce l’unica via di accesso alla trincea in cui è situata la chiesa, il monolito imponente ed elegante al tempo stesso nella regolarità delle sue proporzioni, con le facciate scandite da fasce orizzontali e da piccole finestre ad arco acuto, appare la creazione di uno spirito visionario che trascende la fisicità stessa della materia inerte.
Lalibela: La chiesa di Bet Giorgis vista dall’alto / Il monolite scavato nella roccia
Di grande suggestione a Lalibela sono le cerimonie per la festa del Timkat, con le processioni dei sacerdoti dai ricchi abiti di broccato, protetti da parasole realizzati negli stessi materiali preziosi e bordati da lunghe frange dorate. Le Tavole della Legge vengono portate sulle rive del fiume Giordano, e poste in una tenda attorno alla quale una moltitudine di pellegrini vestiti di bianco veglia tutta la notte, tra canti, preghiere e danze sfrenate; all’alba del giorno successivo, l’Abuna (Patriarca) celebra le funzioni religiose al suono dei sistri e del kebrero, il tamburo destinato all’uso liturgico.
Lalibela: Processione del Timkat / Sacerdoti davanti alla tenda che custodisce le Tavole della Legge durante la festività del Timkat
Al nord, quasi al confine con l’Eritrea, la città di Aksum conserva i resti di un antico splendore: a partire dal IV secolo a.C., la civiltà aksumita si andò sviluppando, fino a che Aksum divenne la capitale di un regno ricchissimo, che prosperò per quasi un millennio. Testimoni di un passato di grande potenza e prosperità, le tombe dei sovrani aksumiti sono sormontate da altissime stele in pietra. Si tratta di una cinquantina di monoliti in granito, a pianta generalmente rettangolare, molti dei quali culminano con una sorta di elmo; sulle facce delle stele sono scolpiti elementi architettonici, ripetuti in modo regolare: porte, finestrelle cieche, maniglie e addirittura serrature, si succedono intervallate da fasce scolpite.
Aksum: Parco delle stele / Particolare della decorazione della “stele di Roma”
Nel “Parco delle stele” di Aksum svetta con i suoi quasi 25 metri la cosiddetta “stele di Roma”, conosciuta in Italia come “obelisco di Axum”; nel 1937 la stele venne portata a Roma e collocata davanti all’allora Ministero delle Colonie (oggi sede della FAO), e dopo numerose vicissitudini e lunghe trattative diplomatiche fu restituita all’Etiopia nel 2005. Tornò al suo posto accanto alle altre nel 2008, con una solenne cerimonia che sanciva l’amicizia tra i due popoli.

 

Didascalie immagini

  1. Sul lago Tana al tramonto
  2. La cascata di Tisisat (“acqua fumante” in lingua amhara)
  3. Ponte Portoghese di Tisohà Dildil
  4. Gorgora: il Qeddest della chiesa di Debra Sina (Monte Sinai)
  5. Gondar: Palazzo del re Fasilides
  6. Gondar: La vasca per la cerimonia del Timkat (il cosiddetto Bagno di Fasilides)
  7. Gondar: I cherubini sul soffitto della chiesa di Debre Birhan Selassie
  8. Gondar: La piazza con gli edifici dell’epoca coloniale italiana
  9. Lalibela: Chiesa di Bet Amanuel
  10. Lalibela: La chiesa di Bet Giorgis vista dall’alto / Il monolite scavato nella roccia
  11. Lalibela: Processione del Timkat / Sacerdoti davanti alla tenda che custodisce le Tavole della Legge durante la festività del Timkat
  12. Aksum: Parco delle stele / Particolare della decorazione della “stele di Roma”
    foto
    (© Donata Brugioni)

In copertina:
Gondar: I cherubini sul soffitto della chiesa di Debre Birhan Selassie
[particolare].
(© Donata Brugioni)