Una riflessione su questi due dati. Solo il dieci per cento delle specie vegetali presenti sulla Terra sono note e si stima che ogni giorno se ne estinguano centinaia di specie mai conosciute.
In tale ottica segnaliamo che apre oggi al pubblico il “Giardino della Biodiversità” – ampia e innovativa sezione dello storico Orto Botanico dell’Università di Padova – che, con serre avanguardistiche, conferma e amplia la vocazione dell’Orto alla conservazione delle biodiversità.

Patrimonio Unesco dal 1997, il più antico Orto del mondo (1545) ha visto passare dai suoi cancelli semi di piante all’epoca sconosciute in Italia e in Europa e da lì diffuse fino a diventare comuni: la patata, il sesamo, il girasole solo per fare qualche esempio.
Tutt’ora vegetano specie rare, altrove minacciate d’estinzione e altre già scomparse in natura, nel cuore di Padova – tra l’antico Orto e le Basiliche di Sant’Antonio e di Santa Giustina – le serre del Giardino della Biodiversità sono una ideale sezione del pianeta Terra ricca di straordinarie essenze.

Al di là della ricchezza e spettacolarità delle collezioni botaniche che vi si possono conoscere, al nuovo Giardino della Biodiversità spicca l’innovazione dell’impianto, per la totale autosufficienza di acque e energia, per le soluzioni tecnologiche qui sperimentate anche con il concorso della Nasa.
In riconoscimento di questo progetto e della lunga storia che l’Ateneo di Padova vanta nella diversa conoscenza delle biodiversità nel mondo vegetale, è nata anche una partnership con EXPO 2015 che ha offerto uno spazio espositivo all’ateneo e all’Orto botanico nel Padiglione Italia.

IL PERCORSO “LE PIANTE E L’UOMO” ***
Il Giardino della biodiversità condurrà i visitatori in un viaggio nell’evoluzione delle piante e insieme… dell’umanità. Per la prima volta a livello internazionale un progetto espositivo permanente nel contesto di un importante Orto botanico viene dedicato alla coevoluzione tra i vegetali e la specie umana, in un intreccio di botanica e antropologia.
Il percorso “Le piante e l’uomo” è un’esplorazione nella storia delle nostre relazioni con le piante, da quando abbiamo cominciato a sceglierle con cura per mangiare e per curarci fino alla rivoluzione agricola che a partire da 11.000 anni fa ci ha permesso di addomesticarle e di trasformarle per renderle più utili e produttive ai nostri fini. Grazie ai cereali, ai legumi e alle piante da frutto da quel momento la nostra vita, e anche quella del pianeta, non è stata più la stessa. Ma l’evoluzione è imprevedibile e ben presto si verifica l’inverso, cioè che sono le piante ad addomesticare noi, come racconta la seconda sezione del percorso. Il nostro benessere e la nostra stessa sopravvivenza dipendono infatti sempre più strettamente dalle piante, la cui biodiversità è indispensabile per la nostra alimentazione e per la nostra salute. Con le piante e il legno i popoli della Terra costruiscono abitazioni e imbarcazioni, armi e strumenti di ogni sorta. Con le piante scriviamo, ci profumiamo, ci abbelliamo, ci coloriamo, ci droghiamo. Dalla gomma alla carta, “delle piante non si butta via niente!” è il titolo della terza sezione.
Dopo questo viaggio nel passato, i visitatori scopriranno che le piante sono ben presenti anche nel nostro futuro, grazie a ricerche che le porteranno nello spazio, le imiteranno attraverso la robotica e le useranno per produrre bioplastiche riciclabili. Tutta questa avventura emozionante si snoderà nei corridoi che cingono gli ecosistemi terrestri e si intreccerà con i colori e gli odori della foresta tropicale e degli altri biomi ricostruiti in modo spettacolare nella grande serra.
Lo stile espositivo è quello dei progetti di museologia scientifica più avanzati a livello internazionale: un mix di linguaggi differenti (i reperti antropologici ed etnografici originali, i modelli, le ricostruzioni scenografiche, i video e le proiezioni, le animazioni, le grafiche 3D) per un pubblico che spazia dai bambini agli studenti agli adulti. Un’esperienza estetica e intellettuale al contempo. I testi sono molto sintetici e rimandano a un’altra mostra, virtuale e multimediale, che “esplode” mentre il visitatore passa da un exhibit all’altro: su tablet e palmari sarà infatti possibile estendere e approfondire gli argomenti trattati seguendo un ricco percorso espositivo 2.0 che sarà costantemente aggiornato. Un progetto quindi in continua trasformazione: il visitatore che tornerà nel Giardino della biodiversità dopo un anno potrà contare su nuove sorprese e su contenuti differenti.
Un’esperienza sensoriale e scientifica di questo tipo non può essere soltanto ricettiva, ma si nutre del coinvolgimento attivo dei visitatori: in apposite stazioni del percorso “Le piante e l’uomo” una serie di grandi exhibit interattivi, spettacolari per resa grafica e immersione, permetterà a classi di studenti con i loro insegnanti – ma anche a famiglie e a gruppi – di giocare con i contenuti dei percorsi, scoprendo quante ricette gastronomiche, giuste e sbagliate, si possono inventare con le piante, quanti viaggi planetari si possono ricostruire, quanti orti possibili e impossibili si possono progettare. Uno di questi exhibit si baserà sull’esplorazione di una grande cassettiera settecentesca di specie vegetali, per ciascuna delle quali è pronto a deflagrare sugli schermi un intero universo di applicazioni e di storie. Per scoprirlo basterà alzare un cassettino e ammirare la sua riproduzione da erbario. In questo exhibit, così come in altre occasioni della visita in cui si racconta delle piante medicinali o dei primi arrivi di piante esotiche in Italia, come il caffè, il Giardino della biodiversità rimanderà esplicitamente all’Orto antico di Padova, in un dialogo fecondo tra il presente della comunicazione della scienza e il passato glorioso di un’istituzione fondata nel XVI secolo e riconosciuta Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, che ancora oggi promuove ricerca scientifica di eccellenza in campo botanico.
Il curatore della sezione “Le piante e l’uomo” è il filosofo della scienza ed evoluzionista Telmo Pievani, da due anni in forze al Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova, che dopo l’esperienza presso l’American Museum of Natural History di New York ha curato in Italia grandi progetti espositivi, ha coordinato il Festival della Scienza di Genova, e ora fa parte del Comitato Scientifico del MUSE, il Museo delle Scienze di Trento progettato da Renzo Piano.
Così come la parte scientifica anche l’ideazione dell’allestimento del percorso è made in Università di Padova: il Servizio Relazioni pubbliche ne ha curato tutti gli aspetti dalla progettazione alla grafica a dimostrazione che un grande Ateneo, come quello di Padova, può contare sulle proprie risorse interne anche in progetti di questa importanza.
Didascalie immagini
- Giardino della Biodiversità, veduta esterna
- Giardino della Biodiversità – Serra tropicale
- Giardino della Biodiversità – Serre aride
In copertina:
Giardino della Biodiversità , veduta esterna
IL PROGETTO E LE INNOVAZIONI TECNICHE***
La quasi totalità delle strutture espositive che si possono visitare illustrano temi inerenti l’attività umana o le forme di vita faunistiche presenti nei vari continenti. La nuova struttura vuole spostare il punto di vista e focalizzare l’attenzione sulle forme di vita vegetali che rappresentano il 99,7% degli esseri viventi presenti sul pianeta terra e che sono alla base della nostra vita.
Il progetto e il tema dell’acqua
Per rappresentare la grande biodiversità delle specie vegetali il progetto si pone come una grande vetrina che illustra un’ideale sezione del globo dall’equatore degradando verso i poli. Dalle condizioni più favorevoli per la vita con abbondante umidità e elevate temperature che fanno crescere la foresta pluviale sino alle condizioni più estreme dove il freddo e la scarsa umidità rendono la vita quasi impossibile.
Per comunicare si ritiene che le emozioni siano uno strumento fondamentale: la grande vetrata della biodiversità viene nascosta con una fitta vegetazione (in fase di piantumazione) sino al punto di uscita del taglio nella collina che porta il visitatore ad avere, con effetto sorpresa, un’immagine complessiva associata alla visione del complesso monumentale di Santa Giustina.
Sia dal punto di vista visivo che didattico il tema dell’acqua è volutamente ricorrente all’interno del progetto. Il padiglione del visitor center ha una terrazza a sbalzo sul canale Alicorno, una delle antiche vie d’acqua di Padova, mentre una lama d’acqua separa l’orto antico dalla parte nuova, caratterizzata dalla presenza di cascate e laghetti che separano un bioma dall’altro.
Solar Active Building – L’innovazione al servizio dell’ecologia
L’edificio è stato pensato e progettato per ridurre il più possibile l’impatto ambientale, non solo in ambito urbanistico ed architettonico, ma soprattutto rispetto al consumo di risorse rinnovabili per il suo funzionamento. La forma, l’articolazione degli spazi e il funzionamento della parte impiantistica, all’interno della grande teca di vetro lunga circa 100 metri e alta 18, sono ottimizzati per sfruttare l’apporto dell’energia rinnovabile e gratuita proveniente dal sole.
L’edificio svolge un ruolo attivo con un’azione positiva di trasformazione dell’ambiente circostante attuata attraverso varie tecnologie che ne riducono l’impatto ambientale:
- Recupero delle acque meteoriche in una vasca di 450 mc posta sul tratto che segna il passaggio tra Orto antico e nuovo ampliamento.
- Integrazione idrica delle acque meteoriche da un pozzo artesiano a quota 284 m che porta acqua a una temperatura di 24 C° costanti che fa vivere le piante acquatiche tropicali tutto l’anno.
- Produzione di energia elettrica con pannelli fotovoltaici che alimentano in autonomia le serre in una logica di off grid.
- Rivestimento delle superfici opache interne ed esterne con un composto fotocatalitico che consente, attraverso l’azione dei raggi UV, di combinare l’O2 dell’aria con le sostanze nocive tipo C02 NO2 per trasformarle in COx ed NOx.
- Le superfici di copertura non trasparenti sono state piantumate con una nuova tecnica di crescita di piante arbustive che si sviluppa in circa 4 cm di spessore. Questo consente di trasformare le coperture in zone di crescita del verde con numerose ricadute positive sull’ambiente.
- Tutta la parte impiantistica è stata studiata per ridurre i consumi di energia e ottimizzare le risorse disponibili attraverso l’utilizzo di fonti rinnovabili provenienti dal sole. L’effetto serra, comunemente valutato come negativo, viene sfruttato per mantenere gli ambienti a temperature ed umidità costanti suddivisi per tipologia di fascia climatica. Ogni ambiente è controllato da sonde impostate sulle esigenze di vita delle piante che attraverso un sistema computerizzato comandano i vari sistemi di gestione climatica.
- Il risparmio energetico si attua con l’accumulo e/o dispersione del calore generato dai raggi solari. Durante la stagione estiva l’irraggiamento, opportunamente dosato con l’apertura /chiusura dei tendaggi, produce moti convettivi dell’aria che vengono sfruttati per creare un flusso di vento che, unitamente a immissioni di umidità, riducono la temperatura percepita in ambiti prestabiliti.
- La copertura è composta di cuscini di ETFE che raccolgono il calore del sole con uno spessore di 60 cm di aria e riduce le dispersioni per irraggiamento nelle fasi notturne.
- Per le vetrate è stato messo a punto un nuovo sistema di fissaggio delle lastre senza profili esterni, senza elementi passanti, conforme a normativa, in grado di sopportare carichi di vento oltre i 400 kg/mq, che consente di ottenere l’effetto visivo di un vetro perfettamente piano lungo 100 metri.
(*** courtesy Università degli Studi di Padova)
Dove e quando
- Data: 16 September, 2014