Cammino contro correnteChi evita l’errore, elude la vita”.
Comincia così, con una citazione di Carl Gustav Jung, il libro Cammino contro corrente, di Ilaria Borletti Buitoni, appena uscito per i tipi di Mondadori Electa.
Cosciente, come scrive nelle prime pagine, del fatto che molti l’associano solo ad una grande massa di capelli, l’autrice ci porta invece al centro della sua storia personale e di quella della sua famiglia, partendo da lontano, addirittura dal Settecento, passando dalla Rinascente di Milano, costruita dal nonno Senatore (il quale, com’è noto, chiese a D’Annunzio un consiglio sul nome di quel primo grande magazzino) e continuando con l’inizio del Novecento, quando i Borletti erano sinonimo dell’ascesa della borghesia milanese, e gli anni di piombo, con la paura costante dei rapimenti, fino ad oggi.
E poi ancora l’Africa e l’Inghilterra, il lavoro con il FAI, il Fondo Ambiente Italiano e l’impegno in politica, l’incarico al MIBAcT e la disillusione nel vedere che le cose, viste da dentro, sono forse ancor più sconfortanti che osservate da fuori.
Un libro che parla di amicizia e di politica, di scelte difficili e di rivalità, e che cerca di capire come affrontare l’annoso problema della gestione e della valorizzazione dei beni culturali, del triste destino di un ministero che langue come l’ultima ruota del carro del governo; di qualsiasi governo, purtroppo. 

Didascalie immagini

In copertina:
Cammino contro corrente
di Ilaria Borletti Buitoni, copertina del volume