Uscendo da questa mostra, anche i più restii dovranno ammettere che sì, la matematica è pura arte. Non sarebbe stato altrimenti possibile per Escher realizzare quadri che sono incanti di prospettive, contrasti quasi magici di forme e colore, giochi ottici basati sulle leggi della Gestalt, quella corrente nata nella Germania del XX secolo per lo studio della psicologia e della percezione visiva. Siamo al Chiostro del Bramante, che apre l’autunno delle mostre romane con un’esposizione dedicata a Maurits Cornelis Escher, incisore e grafico olandese che con le sue opere inconfondibili è entrato nell’immaginario collettivo moderno, tanto che alcuni suoi disegni hanno anche ispirato biglietti d’auguri, poster, giochi d’abilità e le copertine di fumetti, dischi e libri.

La mostra, curata da Marco Bussagli, analizza soprattutto l’esperienza italiana dell’artista olandese (“Da ragazzo vivevo in una casa del XVII secolo ad Amsterdam. In una delle grandi stanze cʼerano dipinti “trompe lʼoeil” sopra le porte. Queste opere avevano un effetto così plastico che si sarebbe potuto credere fossero rilievi marmorei. Un inganno, un’illusione che ogni volta stupiva.”) e sottolinea quanto importante sia stato il soggiorno nel Belpaese, l’osservazione di paesaggi così diversi da quelli della terra d’origine, e l’arrivo a Roma, dove vive dal 1927 al 1935 in un villino di Monteverde nel quale ha lasciato un pavimento che riproduce un po’ il suo marchio di fabbrica, con quelle linee e geometrie al limite dell’impossibile.

Siamo ormai a ridosso dell’altro viaggio che sarà fondamentale per Escher, quello verso Cordova e l’Alhambra (siamo nel 1936), dove la cultura moresca darà ulteriore nutrimento alla sua fantasia e ai processi creativi alla base delle sue opere.

Una mostra che, nel suo percorso, si fa anche interattiva, invitando i visitatori (soprattutto quelli più piccoli, o i più curiosi) a sperimentare le bizzarrie delle illusioni ottiche, e ad entrare fisicamente nelle geometrie dell’artista – provate, con cautela, per non battere la testa da qualche parte, la sala degli specchi – e a condividerle sul web. Forse, se Escher avesse avuto uno smartphone, avrebbe fatto lo stesso…o no?
Didascalie immagini
- Maurits Cornelis Escher, Mano con sfera riflettente, 1935
litografia 31×21,3 cm
(M.C. Escher Foundation All M.C. Escher works © 2014 The M.C. Escher Company. All rights reserved www.mcescher.com) - Maurits Cornelis Escher Acqua, biglietto di auguri per il 1956, (1952)
xilografia in colori verde e blu,stampata da due blocchi, con stampa tipografica in grigio 155 x 135 mm
(Collezione Federico Giudiceandrea All M.C. Escher works © 2014 The M.C. Escher Company. All rights reserved www.mcescher.com) - Maurits Cornelis Escher Cielo e acqua I 1938
Xilografia 435 x 439 mm
(Collezione Federico Giudiceandrea All M.C. Escher works © 2014 The M.C. Escher Company. All rights reserved www.mcescher.com)
In copertina:
Un particolare di: Maurits Cornelis Escher Cielo e acqua I 1938
Xilografia 435 x 439 mm
(Collezione Federico Giudiceandrea All M.C. Escher works © 2014 The M.C. Escher Company. All rights reserved www.mcescher.com)