Ognuno di noi avrà sperimentato, almeno una volta nella vita, le gioie ed i dolori (distribuiti in maniera non sempre bilanciata, ma questo dipende dalle abilità del singolo) della vita da giardiniere: comprare
dei semi, piantarli dolcemente e annaffiarli con cura secondo le indicazioni di chi ce li ha venduti, aspettare trepidando che qualcosa spunti ed improvvisamente, una mattina, vedere in piccolo filo verde che fa finalmente capolino dalla terra. È quasi come scartare un regalo di Natale. Ma, come il Natale capita solo una volta l’anno, anche veder crescere e prosperare il nostro giardino, o anche solo un tubero in un vaso, è per la maggior parte di noi una rarità: sul balcone di casa ho ad esempio una pianta di pomodoro che si ostina a crescere e crescere, con tante foglie ma nemmeno l’ombra di un frutto, e un rosmarino secco per metà…
A consolare tutti noi, pollici poco verdi, arriva Stefania Bertola con il suo Il giardino di guerriglia, appena pubblicato da Electa. Il libro, deliziosamente punteggiato dalle illustrazioni di Giulia Tomai, è un diario semiserio di quello che avviene nel giardino dell’autrice dall’estate alla primavera, tra misteri insondabili (“Sì, sì, a foglie sono bravissimi, ma fiorire è un altro discorso, ho degli iris che ci credo per fede che sono iris perché non hanno mai messo un fiore che è uno”), scontri senza esclusione di colpi con Madre Natura, scarse – ma intense – soddisfazioni, desideri mal riposti (“Durante il mese di gennaio vi consigliamo di guardare il giardino dalla finestra, restando in casa” dovrebbe recitare per la Bertola, il manuale del perfetto giardiniere), memorie artistiche che legano i fiori reali a quelli descritti dai Preraffaelliti, ai libri ed alle canzoni e osservazioni che sono poetiche nella loro semplicità. Chi non vorrebbe entrare in un vivaio leggendo ad esempio “Il batticuore da prima camelia lo raccomando a chi non conosce l’amore”?
Didascalie immagini
In copertina:
Il giardino di guerriglia,
copertina del volume